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Giovanna D'Arco: una visionaria d'azione
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una
visionaria d'azione
Di Rosanna Fiocchetto
Giovanna d'Arco e Haiviette
Celebri amanti vissute in Gallia nell'età del ferro.
"Sembra, vedete, che abbia avuto una amante / di
nome Haiviette / con la quale Giovanna ha vissuto, amato,
dormito / e combattuto nelle battaglie" (Robin Morgan,
Monster, Grande paese, Primo continente, età
della gloria).
Monique Wittig e Sande Zeig, "Brouillon pour un dictionnaire
des amantes", Grasset, Parigi 1976, pp. 140-41.>>
Gli storici greci descrissero le Amazzoni come "disordinate
e selvagge". Giustificarono così il loro sterminio
da parte degli "eroi" patriarcali, come Teseo
ed Ercole, confermando questi ultimi come i fondatori
di un'ordinata civilizzazione. Ma, una volta sconfitte
le indisciplinate guerriere e addomesticate le donne,
qualcosa del loro spirito irriducibile poteva essere riciclato
per manipolarlo. Mentre la Grande Madre matriarcale venne
trasformata nella subalterna Vergine Maria (una specie
di incubatrice del Figlio), la figura dell'Amazzone fu
arruolata sotto il controllo del "benefico"
potere maschile. Marina Warner (in "Monuments &
Maidens", 1985), sostiene che "la fanciulla
armata è vitalmente presente come un'anomalia nel
nostro simbolismo culturale". Da Athena a Giovanna
d'Arco e a Wonder Woman, "la forza sovversiva della
fanciulla armata è stata utilizzata per operare
il magico dal lato del bene contro il male", sfruttando
la sua energia di combattimento e la sua capacità
di fascinazione. La doppia ascia lunare viene sostituita
dal simbolismo fallico della spada. E, a Giovanna, l'arco
rimane solo nel nome.
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Jeannette, come la chiamavano nel suo villaggio francese di Domrémy,
nella regione della Lorena attraversata dalla Mosa, nasce il 6
gennaio 1412 da una madre di cinque figli devota pellegrina, Isabelle
Romée, e da un padre contadino-proprietario, Jacques.
Viene al mondo nel pieno della "guerra dei Cent'anni"
(1337-1453), durante l'occupazione inglese del nord della Francia.
E' la prima campagna di conquista di una potenza che in seguito
svilupperà il suo colonialismo rivolgendolo contro altri
paesi vicini, come l'Irlanda, o più lontani. Mentre il
Delfino Carlo di Valois è confinato a Chinon, a sud della
Loira, il duca di Borgogna occupa i territori centrali sostenendo
le pretese inglesi con la teoria della "doppia monarchia".
La società civile è in preda al caos e alle lotte
fra le opposte fazioni nobiliari, ma quella religiosa non lo è
di meno: divisa tra papi e antipapi, scismatici e agnostici, cerca
di imporre l'ortodossia in modo sanguinario e feroce. Da tempo
circola una profezia, diffusa dalla visionaria avignonese Maria
Robine: una donna, proveniente dalla Lorena, salverà la
Francia dalla disfatta.
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Giovanna assume questo ruolo di salvatrice. Le sue azioni
sono accuratamente testimoniate dagli interrogatori e
dalle deposizioni contenute nei verbali dei processi,
recuperati e pubblicati a metà dell'Ottocento (la
più recente edizione italiana, curata da Teresa
Cremisi, è "Il processo di condanna di Giovanna
d'Arco," SE). Pochi personaggi medievali sono ben
documentati come lei.
Tuttavia sappiamo pochissimo del suo corpo, del suo aspetto
fisico: solo che era "alta, bella e ben formata",
come la descrive il suo intendente Jean d'Aulon. Altri
particolari provengono dall'atto di accusa dell'Inquisitore:
"Ti sei messa una tunica corta, un giustacuore, dei
calzari alti; come se non bastasse, porti i capelli tagliati
alti sulle orecchie e non è rimasto nulla sulla
tua persona che riveli il sesso al quale appartieni, eccetto
quello che la natura stessa ti ha conferito". |
Statua di Jeanne d'Arc a Domrémy,
il suo paese natale
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Ha tredici anni quando comincia a sentire le sue "Voci".
La prima volta accade nel bosco, vicino a una sorgente dalle acque
guaritrici e presso l'Albero delle Fate, centro del culto di Diana
a Domrémy: un culto che era sopravvissuto clandestinamente
durante tutto il Medioevo e oltre. Giovanna
in tribunale ha (ovviamente) sempre negato di aderire
a
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sette antagoniste
alla Chiesa. Ma la sua esplicita e orgogliosa rivendicazione
di un rapporto diretto con la divinità la fa apparire
vicina al beghinaggio, una comunità spirituale
femminile indipendente che si riteneva libera dall'obbedire
alle gerarchie religiose e che era stata appena messa
fuori legge.
A chi appartenevano le Voci? La prima a farsi "sentire"
è quella di San Michele, l'arcangelo giudeo-cristiano
che aveva ereditato le mitiche prerogative di Ermes. E'
un messaggero che scompare dopo aver "presentato"
a Giovanna le sue due consigliere: Santa Caterina di Alessandria
e Santa Margherita di Antiochia. Due "vergini martiri"
che non esisterono mai realmente come cristiane, ma che
erano forme canonizzate di antiche dee matriarcali asiatiche.
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Caterina (protettrice delle donne non sposate in Francia) continuava
ad essere adorata come divinità dai Catari, gli gnostici
che furono sterminati dalla Chiesa nel XV e XVI secolo, e che
accettavano l'omosessualità e il lesbismo.
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Entrambe
le sante, nella leggenda cristiana, si erano sottratte
al matrimonio, avevano abbandonato le famiglie e si erano
travestite da uomo (il "passing" è molto
frequente tra le prime sante cristiane, da Marina a Eufrosina,
Tecla, Perpetua, Liberata, Ilaria, etc.).
Infine, l'attributo di tutte le Voci di Giovanna, nell'iconografia
religiosa, è una spada. |
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Ispirata dalle sue consigliere, Giovanna fa voto di non sposarsi
e di dedicare la sua vita alla missione di liberare la propria
terra dall'occupazione anglo-burgunda. A quindici anni resiste
a un matrimonio combinato dal padre e affronta un processo (il
primo di una lunga serie) che le viene intentato dal pretendente
respinto. Le Voci, insistenti, le ripetono che deve partire e
indicano una precisa strategia: chiedere l'aiuto di Robert de
Baudricourt, comandante della locale fortezza reale, per raggiungere
il Delfino Carlo nella sua residenza di Chinon e condurlo a Reims
per l'incoronazione, dopo aver liberato Orléans. Un progetto
che Giovanna riesce a realizzare nel 1429 con stupefacente determinazione,
trascinando con sè soldati e condottieri esterrefatti e
galvanizzati dal suo coraggio. Lungo la strada per Chinon riceve
la sua arma, con un ritrovamento miracoloso che rievoca l'epopea
della magica Excalibur di Artù: "Mandai a cercare
una spada che sapevo trovarsi nella chiesa di Sainte-Catherine
di Fierbois, dietro l'altare... La spada era sotto terra, tutta
arrugginita, e vi erano incise cinque croci. Sono state le mie
Voci a dirmi che si trovava là". Le Voci le dettano
anche la sua insegna, uno stendardo bianco ricamato di gigli.
Dopo le prime folgoranti vittorie, Giovanna è decisa a
concludere il suo compito. Ma il nuovo re preferisce accettare
una tregua: ritira l'appoggio militare alla Pulzella cui deve
la corona, e le impedisce di proseguire l'assedio di Parigi. Diventata
ormai una guerrigliera irregolare, Giovanna (che lucidamente aveva
confidato ai suoi compaesani: "non temo nulla, se non il
tradimento") viene catturata dai Borgognoni il 23 maggio
1430, mentre cerca di attaccare Compiègne. Per sei mesi
viene trasferita da una prigione all'altra. Compie un estremo
e fallito tentativo di fuga dal castello di Beaurevoir quando
apprende di essere stata venduta per diecimila scudi d'oro dal
Duca di Borgogna agli inglesi. Questi, per sopprimerla legalmente,
la consegnano all'Inquisizione.
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Durante l'intero periodo del processo, che si svolge nel
castello di Rouen, viene tenuta continuamente incatenata,
anche di notte. Il tribunale ecclesiastico è composto
da 131 maschi e presieduto dal vescovo Pierre Cauchon:
iniziato il 21 febbraio 1431, il procedimento ha il suo
epilogo la mattina del 30 maggio, con il rogo. Giovanna
ha diciannove anni. All'epoca della sua riabilitazione
postuma, chiesta da sua madre Isabelle alla fine della
guerra con gli inglesi e decretata nel 1456 da Carlo VII
(ormai sovrano indiscusso della Francia), avrebbe avuto
poco più di quarant'anni, e certo avrebbe potuto
contare molto prima sulla scarcerazione. Ma Giovanna doveva
morire, perché era la personificazione più
leggendaria e amata di una ribellione che poteva essere
stroncata solo con il terrorismo distruttivo del fuoco,
e che andava ben al di là degli intrighi politici.
L'accusa di indossare un "abito dissoluto, difforme
ed immorale, contro decenza e contro natura" è
infatti uno dei principali capi d'imputazione del processo,
ripetuto ossessivamente dagli inquisitori: diventa il
simbolo dell'insubordinazione alla Chiesa e al potere
maschile. Un potere di cui Giovanna manifesta chiaramente
di tenere poco conto: "Non accetto nessuna proibizione...
E protesto per le catene e i ceppi che mi avete messo...
Certo, è vero che volevo scappare e anche adesso
lo voglio. I prigionieri hanno |
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ben diritto di scappare". Minaccia Cauchon: "Voi dite
di essere il mio giudice. Io non so se voi lo siate, ma state
bene attento a non giudicare male, perché in tal caso vi
mettereste in un serio pericolo". Nega ai suoi persecutori
l'autorità di criminalizzare il suo abbigliamento e il
suo stile di vita: "Questo abito non cambia la mia anima;
indossarlo non è contro la Chiesa!... Preferisco di gran
lunga vestirmi da uomo... Quanto ai lavori donneschi, mi pare
che non manchino le donne che vi si dedicano". Il suo rifiuto
della delega ad ogni livello (l'ottavo articolo di accusa è:
"sono sospette le tue idee sul libero arbitrio umano")
è totale e coerente: "Nessuno è responsabile
delle mie parole e delle mie azioni: né il re né
nessun altro; se ci sono stati degli errori, io sola ne sono responsabile".
Il rogo di Giovanna doveva fungere da clamoroso esempio dissuasivo
proprio perché, ai suoi tempi, le donne assumevano sempre
di più la funzione profetica e spesso anche quella guerriera,
cominciando a costituire un grosso problema per l'ordine patriarcale.
Già prima di Giovanna, visionarie come Ildegarda di Bingen,
Elisabetta di Schonau, Margery Kempe, Brigida di Svezia, Caterina
da Siena, Maria di Avignone, Nicolette Boilet avevano unito estasi
e impegno sociale. E diverse sue contemporanee,
come l'avventuriera Catherine de la Rochelle (con
la quale Giovanna passò due notti nello stesso letto,
nella speranza - disse al processo - di sentire anche la Voce
della sua "dama bianca"), si erano messe alla guida
di eserciti mercenari. Le cronache parlano anche di Pieronne la
Bretone, che combatté a fianco di
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un'altra
donna per il Delfino e che venne bruciata a Parigi per
la sua fedeltà a Giovanna mentre lei era in prigione.
Secondo numerosi documenti, in Francia per tutto il Cinquecento
le donne che si vestivano da uomo venivano bruciate vive.
E vent'anni dopo l'assassinio di Giovanna si avviano i
primi processi per stregoneria (uno di essi proprio in
Lorena nel 1458), che aumenteranno nel XVI secolo e si
moltiplicheranno soprattutto nel secolo seguente.
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La Pulzella rimase un'eroina popolare, l'emblema dell'indipendenza
anticolonialista, finché nel 1920 non fu canonizzata
da papa Benedetto XV (sostanzialmente per comporre lo scontro
fra stato e chiesa francese durante la Terza Repubblica) e trasformata
in guerriera cristiana. In "Al di là di dio padre"
(Editori Riuniti, Roma 1990, p.181), Mary Daly osserva: "L'infamia
finale fu che dopo averla uccisa la Chiesa ne fece una santa".
E afferma che, al di là di questa strumentalizzazione,
la sua "vera santità" è il "potere
dell'essere che da lei traspare e che ha reso la sua vita un
evento-simbolo, esprimendo la strega che brucia all'interno
del nostro vero sé".
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Giovanna
riassume le figure della Dama e del Cavaliere in un momento
in cui il movimento cavalleresco era degenerato in una
schiera di macellai. La sua appartenenza alla "sfera
dell'azione" (Warner) e il suo battagliero dinamismo
si fondono con il sogno pacifista: "Prima chiedevo
ai nemici se volevano fare la pace; se non volevano ero
pronta a combattere...Quando si andava all'assalto, tenevo
in mano il mio stendardo, per essere certa di non dover
uccidere nessuno. Non ho mai ucciso nessuno, io".
E in lei coesistono personalità multiple: l'eterea,
la violenta, la religiosa,l'eretica, la femminista, l'idealista,
l'Amazzone. |
La statua di Jeanne d'Arc a
Saint-Maurice-Vosgez, Alsazia. |
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La costruzione del mito
Subito dopo la presa di Orléans, il mito di Giovanna venne
alimentato entusiasticamente dalla scrittrice Christine de Pizan
(1356-1430), autrice di uno dei primi trattati femministi ("La
città delle donne", 1404), che nel 1429 le dedicò
un poema in 61 strofe. Da allora in poi la figura di Giovanna
ha ispirato costantemente poeti, drammaturghi (Fronton-du-Duc,
Zamora, Southey, Schiller, Shaw, Pèguy, Claudel, Maeterlinck,
Barbier, Anouilh, Brecht) e musicisti (Verdi, Tchaikovsky, Listz,
Gounod, Honegger). Il suo personaggio divenne il cavallo di battaglia
di attrici famose, come Sarah Bernardt (1890) o di

La passion de Jeanne d'Arc
di Carl T. Dreyer, 1928
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Giovanna d'Arco al rogo
di Roberto Rossellini, 1954
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Le procès de Jeanne d'Arc
di Robert Bresson, 1962
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danzatrici come Martha Graham (1955). Artisti oscuri o celebri
(come Ingres e Rubens) hanno accumulato una sua imponente iconografia,
parzialmente raccolta nel 1979 dalla mostra "Images de Jeanne
d'Arc". Oltre alle decine di migliaia di saggi storici scritti
su di lei, fra cui spiccano gli studi di Jules Michelet, Thomas
de Quincey, Régine Pernoud, Georges Duby, hanno avuto particolare
successo le appassionate biografie di Dumas, Lamartine, Mark Twain,
Anatole France, Vita Sackville-West (1936) e Marina Warner ("Joan
of Arc - The Image of Female Heroism", 1981). Inoltre, dal
1933 in poi, psicoanalisti e medici si sono occupati di analizzare
e di interpretare la "sintomatologia delle Voci".
Dalla fine del secolo scorso, il più sostanzioso contributo
alla costruzione del mito è venuto dal cinema, fin dalla
sua nascita ("Jeanne d'Arc" di Georges Méliès,
1898, in 12 quadri). Nell'epoca del muto, Cecil B. De Mille ("Joan
the woman", 1917, con Geraldine Farrar), Marc de Gastyne
("La meravigliosa vita di Giovanna d'Arco", 1926, con
Simone Genevois) e Carl Theodor Dreyer ("La passion de Jeanne
d'Arc", 1928, con Renée Falconetti) hanno elaborato
rappresentazioni diverse, anche ideologicamente. Nella fase del
sonoro, il confronto tra attrice e personaggio è stato
analizzato da Henry Koster ("Between Us Girls", 1942,
con Diana Barrymore) e da I. Pichel ("The Miracle of the
Bells", 1948, con Alida Valli). Nello stesso periodo, Hollywood
ha lanciato con un'imponente operazione pubblicitaria "Joan
of Arc" (1948) di Victor
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Jeanne d'Arc di Luc Besson,
1999
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Fleming con Ingrid Bergman: l'unica attrice che ha interpretato
due volte questo ruolo "bissandolo" a teatro e con un
altro film completamente diverso, "Giovanna d'Arco al rogo"
(1954) di Roberto Rossellini. Negli anni Cinquanta, oltre al film
di Rossellini, sono stati girati "Jeanne" (1954) di
Jean Delannoy, con Michèle Morgan; "Santa Giovanna"
(1956) di Otto Preminger, con Jean Seberg; "Jane B. par Agnes
V." di Agnes Varda. Nei decenni successivi, spiccano "Le
procès de Jeanne d'Arc" (1962) di Robert Bresson,
con Florence Delay; "Il debutto" di Gleb Panfilov (1970);
"St Joan" (1977) di Steven Rumbelow, con Monica Buferd;
"Jean la Pucelle: le battaglie e le prigioni" (1994)
di Jacques Rivette, con Sandrine Bonnaire; "Giovanna d'Arco"
(1999) di Luc Besson, con Milla Jovovic. Una versione trans, "Linda/Les
e Annie Spinkle", è stata dedicata nel 1993 "a
colei che ha mostrato la via". Un prodotto del cinema lesbico
sperimentale è il cortometraggio "Dear Joan"
(1999) di Stephanie Gray. Greta Garbo cercò di interpretare
Giovanna durante tutta la sua carriera, senza riuscirci. Dopo
aver abbandonato il cinema nel 1941, accettò di tornare
a lavorare qualche anno dopo per impersonare "il ruolo della
sua vita" (tratto dalla commedia di Shaw), pur essendo ormai
quarantenne. Ma il progetto naufragò ancora: un'occasione
mancata per l'incontro di due miti.
Testo di Rosanna Fiocchetto
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