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Rendere visibile l'invisibile

CREANDO UN NOSTRO SPAZIO SACRO di Aishah Shahidah Simmons
"Inizio con il riconoscere che siamo ad una guerra e questa guerra non è semplicemente su un' acceso dibattito tra il campo capitalista e il campo socialista dove si dispone dell'egemonia economica, politica e sociale del mondo. Non è solo la battaglia dove si stabilisce chi ha il diritto di utilizzare le risorse per il beneficio di qualqun'altro. Questa guerra deve essere combattuta per la verità: Qual' è la verità sulla natura umana, sul potenziale umano? La responsabilità verso me stessa, i miei vicini, la mia famiglia e gli altri esseri umani è cercare di dire la verità. Non è facile ... Siamo stati raramente incoraggiati e pronti ad apprezzare il fatto che la verità produca e rilasci piacere. Viviamo in una parte del mondo, dove viene confrontata la critica con l'aggressione, la responsabilità sociale con l'idealismo ingenuo e il conseguimento della conoscenza e della saggezza con il fanatismo" [ 1 ]
Toni Cade Bambara

Provengo da un'antica tradizione di donne che probabilmente non avrebbero mai usato la parola "Femminista" o "Womanist" [ 2 ] per descrivere se stesse, ad ogni modo, queste donne; Rhonda Bell Temple-Robinson-Hudson-Douglas (la mia grandiosa nonna materna) e Rebecca White-Simmons-Champan (la mia nonna paterna); e le mie zie: Jessie Neal Hudson e Mattie Simmons-Brown, a loro modo e attraverso le loro vite, hanno combattuto contro il razzismo e il sessismo.
Hanno lavorato duro all'interno delle loro famiglie e della loro comunità ecclesiastica Battista, supportando e riunendosi con altre donne. Quando all'interno della loro comunità inziarono ad essere denunciati dei casi di violenza sessuale e di aggressione, loro credevano che dire "NO!" non fosse abbastanza e che la donna avesse il diritto di difendersi con ogni mezzo necessario.
Difronte alle barriere razziste, sessiste e classiste che esistevano al loro tempo, queste donne vissero con orgoglio, dignità e rispetto verso se stesse, perseverando in ogni obiettivo si prefissavano di raggiungere.
Le mie nonne e le mie zie hanno cresciuto mia madre; Gwendolyn Delores Robinson/Zoharah Simmons e mio padre; Michael W. Simmons a rispettare se stessi e a ribellarsi sempre contro le ingiustizie, anche se fossero stati i soli a farlo.
L'educazione dei miei genitori mi ha aiutata a diventare l'attivista che sono oggi.
Tutta la mia vita ho ascoltato e partecipato alla lotta.
Sono letteralmente cresciuta accompagnando entrambi i miei genitori ai meetings per la liberazione dei neri e agli incontri per i Diritti delle Donne e alle lotte delle organizzazioni socialiste e comuniste contro le politiche statunitensi per gli immigrati del terzo mondo...
Ho partecipato alle marce, alle dimostrazioni e ai sit-in di Filadelfia, Washington, DC, New York e tante altre città Statunitensi.
Quando sono stata aggredita e stuprata, entrambi i miei genitori mi hanno detto: "Aishah, una donna ha il diritto di dire "NO!".
Come una bambina, mia madre condivise la sua storia personale di molestia, commessa contro di lei, quando era una studentessa allo Spelman College ed era coinvolta nel Comitato Studentesco Non Violento; SNCC- negli anni sessanta. Quando mia madre riportò quello che accadde durante un'incontro del Comitato SNCC, la risposta fù; "Noi non abbiamo tempo per questo, dopotutto perchè diavolo non ci sei stata?" Così lei mi spiegò, dell'ironia di doversi difendere da una molestia sessuale da parte di un suo compagno, mentre nello stesso tempo, doveva lavorare con lui contro l' ingiustizia razziale negli Stati Uniti.
Quando mia madre diventò la direttrice del SNCC come Director of the Laurel Mississipi Summer Project, instituì una legge contro le molestie sessuali nei confronti delle volontarie del progetto.
Dato il sistema da lei imposto, mia madre sviluppò la reputazione di essere un' Amazzone, da allora ci si riferiva al Laurel Missisipi Summer Project come il "Progetto dell' Amazone".
Durante la sua vita, mia madre come tutte le altre Donne Nere in America, ha camminato e continua a camminare su una sottile linea di doppia oppressione: razziale e di genere.
Mio padre mi ha sempre insegnato che ho il potere e il controllo sul mio corpo e che ho il diritto di dire "NO!" e/ o cambiare idea in ogni momento lo desidero, anche durante il rapporto sessuale. Mio padre ha insegnato a mio fratello; Tyree Cinque Simmons che se una donna dice "NO!" anche dopo che lei ha detto "SI!", mio fratello ha l'obbligo di fermarsi e di non attuare nessun tipo di coercizione sulla donna ad avere un rapporto sessuale con lei.
Durante il caso Mike Tyson nel 1992, mio padre ha ripetuto a me a mio fratello Tyree, che gli uomini non sono animali che non riescono a controllare i loro impulsi sessuali. Io e mio fratello abbiamo ascoltato nostro padre in molte occassioni parlare pubblicamente contro le molestie e lo stupro nei confronti delle donne. La posizione di nostro padre è sempre stata quella di dire; proprio come la gente bianca deve prendersi la responsabilità di confrontarsi con il razzismo, allo stesso modo gli uomini devono confrontarsi con la misoginia, la violenza domestica, lo stupro, le molestie sessuali e tutte le altre forme di violenza contro le donne.

"Possiamo imparare a lavorare e a parlare quando siamo impaurite, nella stessa maniera con cui abbiamo imparato a parlare e lavorare quando eravamo stanche. Ma noi abbiamo imparato a rispettare la paura, più del nostro bisogno di parlare e se aspetteremo in silenzio
il lusso finale di non avere più paura, il peso del nostro silenzio ci stroncherà"
Audre Lorde, Sister Outsider, Freedom, CA: The Crossing Press, 1986, p. 44
Gli scritti della femminista, lesbica, guerriera, madre, poeta Audre Lorde mi hanno salvato la vita nel 1990.
Le sue parole scritte mi hanno insegnato che il silenzio non è oro. Le parole della Lorde hanno toccato il mio potere e la mia forza più profonda, fino a spingermi a dire; "Io, Aishah Shahidah Simmons, una femminista e lesbica nera, sopravissuta emotivamente, spiritualmente e fisicamente allo stupro, uno stupro che mi ha causato una gravidanza e da cui ho avuto fortunatamente un'aborto legale, non permetterò al dolore di uccidermi giorno dopo giorno come un virus mortale".
Non sono sola.
Sfortunatamente, la fuori ci sono ancora troppe donne che soffrono in silenzio, credendo di essere sole, hanno paura di rompere il silenzio impaurite dalle varie forme di ritorsioni sociali e culturali.
Credo nel potere della parola scritta e parlata così come del potere delle immagini sullo schermo.
Una delle ragioni per cui sono un'attivista femminista lesbica nera è perchè voglio continuare a rompere il silenzio che le donne nere hanno tenuto segreto per troppo tempo: incesto, stupro, abuso sessuale e violenza domestica.
Durante il caso Mike Tyson nel 1992, ho guardato e ascoltato i così detti "Leaders Neri" - gli stessi che nel 1989 difesero Tawana Brawley, [quando riportò di essere stata sodomizzata da quattro uomini bianchi] - accusare Desiree Washington di tradire la comunità nera. [ 3 ]
E' stato allora che ho iniziato a pensare al progetto di realizzare "NO!"
"NO!" sarà un documentario sperimentale di 90 minuti sul silenzio collettivo della comunità nera quando le donne e ragazze nere vengono stuprate da uomini e ragazzi neri. "NO!" sarà uno spazio sacro in cui le donne e gli uomini neri, oltraggiati da queste violenze, sfidano la comunità nera a guardarsi dentro e affrontare questo problema, attraverso le loro testimonianze e l'arte. "NO!" inizierà il processo di guarigione che le ferite dello stupro e delle aggressioni sessuali hanno lasciato nella comunità nera. Attraverso vignette narattive, testimonianze, interviste, immagini d'archivio, musica, danza, poesia "NO!" mostrerà come stuprare, o aggredire sessualmente, fisicamente, e/o verbalmente le donne e le ragazze nere sia un problema di razza, di genere, di classe e di orientamento sessuale.
Come si può facilmente immaginare, questo progetto è tremendamente faticoso. Non avreì mai potuto realizzarlo da sola. Tamara L. Xavier, la co-produttrice ed io, abbiamo iniziato a lavorare a "NO!" dall' Ottobre del 1994, anno della nostra prima pre-produzione.
Abbiamo scritto e stampato volantini e brochures e li abbiamo spediti ad organizzazioni, università, colleges e centri anti-violenza del paese a cui abbiamo chiesto di supportare questo progetto con fondi che ci aiuteranno a realizzare questo documentario.
Realizzare "NO!" è stato uno dei progetti più difficili a cui io abbia mai lavorato, trovare i fondi per rendere reale l' idea di questo documentario è un percorso estenuante. Io e Tamara, abbiamo ricevuto così tante lettere da parte di associazioni e singoli che si rifiutavano di finanziare il nostro progetto. Molte fondazioni bianche, credono che stiamo limitando la nostra audience focalizzando il progetto sulla comunità Afro-Americana. Mentre, io sò che lo stupro interraziale esiste e avviene in ogni parte del mondo e in ogni comunità. Io voglio esaminare in modo specifico l'impatto che lo stupro e l'aggressione sessuale hanno nella comunità nera.
All'interno della communità nera mi sono state poste domande del tipo: "Dal momento che sei lesbica, qual'è il tuo scopo con questo documentario?" La mia risposta è stata ed è:"Pensate che le donne nere sono il 7% della popolazione statunitense e il 27% vittime di aggressione e stupro". [ 4 ]
Voglio porre fine a tutto questo, non lo volete anche voi?"
Nel 1996 una fondazione progressista ha avuto l'audacia di spiegarci le loro ragioni sessiste e misogine per non darci i 35.000$ - per finanziare il nostro progetto. I commenti inviatici, per lettera sono stati: "Un punto di vista deciso e un buon concetto ma ad ogni modo, l'esempio rappresentato nel documentario sul caso di Mike Tyson e l'indifferenza da parte della comunità nera può essere risolto, in parte, dal nostro punto di vista, che una donna non và nella stanza di un uomo a tarda notte; questo non può essere ignorato..."
Non potevo credere che una fondazione progressista nera, avrebbe usato la morale come scusa legittima per non finanziare un documentario che avrebbe trattato dello stupro delle donne e ragazze nella nostra comunità.
Ero così oltraggiata dalla politica sessista e misoginia che questa fondazione aveva utilizzato per non finanziare il nostro documentario, che scrissi una lettera di protesta a questa ed altre fondazioni negli Stati Uniti e in Inghilterra.
Ci sono stati molte volte, come questo appena descritto, dove mi sono detta: "Al diavolo con tutto questo, non c'è la faccio più!"
Subito dopo, mi calmavo, respiravo profondamente e ricordavo a me stessa che ogni rifiuto da parte di una persona o da un' istituzione razzista, sessista e omofobica rinforzava il bisogno che ci fosse un documentario come "NO!". Questo tipo di resistenza rinvigorisce la mia rabbia irascibile di realizzare questo documentario.
Anche difronte ad una forte resistenza, lentamente, Io e Tamara, siamo riuscite a creare una rete di contatti internazionale, per lo più, con altre donne nere: filmmakers, studentesse, attiviste e questa rete ci ha aiutate a rendere questo documentario reale.
Così attraverso questa rete informale, riceviamo un'immenso supporto spirituale, creativo, emotivo e finanziario da donne Americane ed Europee. Stiamo inoltre, ricevendo rischieste da parte di compagne che vorebbero contribuire raccontando la propria storia d'incesto, stupro e abuso. Contrariamente al mito popolare, i loro perpetratori sono i loro nonni, padri, fratelli, zii, cugini, mariti, ragazzi, amici, compagni ... UOMINI ... Uomini a cui queste donne credevano e da cui pensavano non sarebbero mai state tradite ... Pensavano che un semplice "NO!" li avrebbe fermati, se le avessero viste "soffrire", si sarebbero fermati se le avessero viste "piangere" si sarebbero fermati se le avessero viste "sanguinare".

"Quali sono i miei obblighi politici? Sono una donna nera ... in un mondo che definisce l'essere umano, come bianco e maschio ... Ogni cosa che io faccio, inclusa la soppravivenza è politica"
Audre Lorde "What I do When I Write ". Women's Review of Books 6, October 1989, p.27.

Storicamente a noi donne nere è stato e continua ad essere chiesto, di scegliere tra la nostra razza e il nostro genere e quando noi siamo lesbiche o bisessuali, sulla nostra sessualità. Chiederci di scegliere tra le nostre multiple peculiarità, quando sono custodite in un' unica identità è razzista, sessista e omofobo. Ho imparato quanto tutto questo ci danneggia, particolarmente sul tema della violenza sessuale. L'america ha "sessualmente stereotipato le donne nere come immorali, insaziabili, perverse e iniziatrici ai contatti sessuali " Le donne nere hanno un'orrenda eredità di stupro e di abusi sessuali negli Stati Uniti.
La mia collega ed amica Wanda R. Moore, ha dichiarato: "La ragione per cui le donne nere sono state aggredite e stuprate senza che sia stata chiesta giustizia è perchè non siamo bianche e perchè la nostra condizione non è considerata importante abbastanza da proteggerla e preservarla"
Nel film acclamato dalla critica Statunitense di Julie Dash "Daughters of the Dust", il personaggio di Yella Mary dice a Eula "The rape of a colored woman is as common as a fish in the sea - Lo stupro di una donna di colore è comune come un pesce nel mare".
Il forte impatto di razzismo e sessismo nelle nostre vite rende ancora difficile per noi, donne nere raccontare le nostre storie e le nostre terribili esperienze sono raramente conosciute all'interno delle nostre comunità e mai riconosciute in maniera più vasta dalla società.
La comunità nera ha conservato la memoria collettiva della sanguinosa storia di questo paese, di uomini neri dai corpi mutilati appesi agli alberi per aver anche solo una volta guardato una donna bianca. La conservazione di questo ricordo ha causato un silenzio collettivo da parte delle donne nere nell' esporre pubblicamente gli abusi subiti da parte di uomini neri. Questo silenzio c'è stato e continua ad esserci a dispetto del fatto che nessun uomo, nero o bianco è stato mai linciato per aver guardato, aggredito o stuprato una donna nera. Questo silenzio c' è stato e continua ad esserci a dispetto del fatto che le donne nere, non solo sono state linciate e soggette al razzismo ad altre forme di violenza, ma sono state anche le stesse che erano in prima linea per l'abolizione del linciaggio. (5)
Quando la gente nera, come comunità non-monolitica, la smetterà di difendere i ragazzi e gli uomini neri che perpetuano la violenza contro le ragazze e le donne nere ? Quando le donne perdono il loro diritto di dire "NO!" ? E' quando noi accettiamo di andare ad un' appuntamento o quando invitiamo lui a casa nostra o nelle nostre camere da letto ? Dov' è la mobilitazione di massa della comunità Afro-Americana, quando una donna nera sperimenta su se stessa una violenza [di qualsiasi forma] da parte di un' uomo nero ? Dove sono le marce "Stop the Violence" ? e i sit-in della comunità nera per porre fine alla violenza sessuale ?
Ogni volta che le donne nere sono abusate da uomini neri e noi decidiamo di rendere l'accaduto pubblico, il razzismo viene usato in difesa degli uomini come se le donne non fossero nere, come se le donne nere non vivessero il razzismo così come vivono il sessismo e quando noi siamo lesbiche, la nostra sessualità viene usata contro di noi per difendere i perpetratori che volevano semplicemente "curarci dal nostro male". Mi chiedo continuamente; quando i membri della comunità nera la smetteranno di offendere e denigrare le donne nere che hanno il coraggio di denunciare la violenza subita dagli uomini della loro stessa comunità ? Quando le atrocità commesse dagli uomini neri sulle donne nere saranno viste come un' atto di vergogna contro l' intera comunità nera ? Quando la scusa del razzismo non sarà più accettata come scusante per difendere gli abusi che le donne nere continuano a subire dagli uomini neri ?
Clarence Thomas, OJ Simpson, Mike Tyson, Tupac Shakur ... perchè questi i soli nomi che vengono detti quando c'è una discussione sulle aggressioni e la violenza sessuale ? Perchè questi sono gli unici nomi che sento quando la maggioranza delle femministe bianche discutono sul porre fine alle violenze contro le donne ? Come possiamo porre veramente fine alla violenza contro le donne se le femministe bianche continuano a fare un gioco razzista indicando sempre e solo gli uomini neri come i soli perpetratori ? Non bisogna dimenticare il Presidente Clinton, William Kennedy Smith, il Senatore Bob Packwood, Christian Slater, Tom Capano e così via.
Nell' Autunno del 1995 una giovane donna bianca della classe media Americana fu violentata ed uccisa nel quartiere dove vivo. Il quartiere è in centro e prevalentemente bianco della classe media. Ci fu grande scalpore per tutta la città di Filadelfia sull' omicidio di questa donna. La sua storia fu pubblicata nella prima pag. dei maggiori quotidiani della città. Il maggiore, che è un' uomo bianco, ricevette privatamente il padre della vittima. Il maggiore e il presidente del consiglio, che è un' uomo nero, e l'amministratrice del distretto che è una donna bianca, andarono al funerale. A seguito del funerale, sulla prima pag. della sezione cittadina del quotidiano domenicale veniva posta la domanda:"Perchè l'omicida della vittima è ancora libero" ?
Lo stesso giorno, nella parte opposta della città, due tredicenni Ispaniche furono stuprate in un quartiere della classe operaia Ispanica. Quando la comunità Ispanica chiese un'incontro cittadino, nessun polizziotto, nessun maggiore o presidente del consiglio andarono all'incontro.
C' è ancora uno stupratore/omicida libero nel quartiere dove sono cresciuta e dove i miei genitori ancora vivono. Questo quartiere è prevalentemente abitato dalla comunità Africana Americana della classe operaia. In un periodo di 18 mesi almeno 15 donne nere sono state stuprate e uccise. A questi atroci crimini deve essere ancora riservata la prima o anche la seconda pag. dei maggiori quotidiani della città. Non c'è stato nessun' incontro privato tra i familiari di queste vittime e il maggiore. Nessun maggiore, presidente del consiglio e amministratore di distretto erano presenti ad uno dei funerali di queste vittime.
Varianti degli scenari appena descritti, succedono in ogni grande metropoli Statunitense, dove convivono le più disparate popolazioni. La città dove vivo non è l'unica a valutare la vita delle donne bianche al di sopra delle vite delle donne Nere, Ispaniche, Asiatiche, Arabe e Native Americane e delle Isole Pacifiche.
Per esempio, lo stupro a Central Park della donna bianca investitrice di banca, violentata mentre faceva jogging nella città di New York, ricevette l' attenzione Nazionale dei Media. Il multimilionario Donal Trump, scrisse anche un' articolo sul New York Times chiedendo la pena di morte.
Nello stesso periodo, una donna nera della classe operaia subì uno stupro di gruppo su un ponte nella stessa città di New York e fù lasciata lì a morire. L'attacco depravato che questa donna subì non ricevette l'attenzione nazionale dei media.
Dove sono le voci delle femministe bianche a protestare e chiedere la fine di queste politiche uni-razziali perchè sono totalmente razziste e offensive alle donne di colore ? Dove sono le analisi delle femministe bianche sull ' intersecazione di genere e razza e l'impatto che questi hanno sulle vite delle donne di colore ?
Ancora una volta, chiedo a me stessa, nelle parola di Abbey Lincoln: "Chi penserà alla donna nera" ?
La storia e la mia esperienza di vita mi hanno costantemente insegnato che le donne nere devono parlare in difesa di loro stesse. Noi, donne nere dobbiamo continuare a costruire un nostro spazio sacro per lottare il razzismo e tutte le forme di violenza dentro e fuori casa.
Abbiamo bisogno di questo spazio sacro per discutere questi temi dalle nostre prospettive estremamente diverse, senza preoccuparci di quale sarà il responso da parte degli uomini neri e delle donne bianche.
Troppo spesso nel nome dell' unione razziale e di genere, i membri di queste comunità ci hanno chiesto d scegliere tra le nostre identità per i loro interessi.
Noi dobbiamo continuare a rifiutare di scegliere tra la nostra razza, il nostro genere e il nostro orientamento sessuale, con la consapevolezza che nessun gruppo o comunità che reclama di avere a cuore i nostri migliori interessi, non ci chiederebbe mai di scegliere.
Qualche volta la verità fà male, ma quando è pronunciata a voce alta, può anche guarire.
I corpi delle donne nere sono un' intersecazione di razza, classe e orientamento sessuale, nessuno può dirmi che questo non ha un profondo impatto sulla nostra salute. "NO!" non è solo sulle ferite che lo stupro e l' abuso hanno lasciato e continuano a lasciare nelle vite delle donne nere ma è anche sulla pienezza e sul benessere delle vite delle donne nere.
Una volta volta completato, "NO!" sarà una parte di questo spazio sacro. "NO!" sarà un testamento della forza, del coraggio e della resistenza delle donne nere.
Come Toni Morrison ha eloquentemente scritto:
"PENSO A NOI, DONNE NERE, CONTINUAMENTE. A QUANTE DI NOI STATE SCONFITTE E A QUANTE HANNO VINTO. PENSO ALLE COMPAGNE CHE NON SONO PIU' CON NOI, CHI RABBIA O CONTENTANDOSI CI LASCIANO CONCLUDERE QUALCOSA CHE NON SAREBBE MAI DOVUTA INIZIARE: UNA GUERRA DI RAZZA E GENERE IN CUI OGNUNO PERDERA' SE NOI PERDIAMO E IN CUI OGNUNO VINCERA' SE NOI VINCIAMO".

TONI MORRISON "A Knowing So Deep", Essence Magazine, May 1985, p. 230

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[ 1 ] Claudia Tate, Black Women Writers At Work, New York, NY. : The Continuum Publishing
Corporation, 1993, p. 17

(2) Womanist :
1. From Womanish (Opp. of "girlish", i.e., frivolous, irresponsible, not serious.)
From the black folk espression of mothers to female children "you acting womanish", i.e.
like a woman. Usually referring to outrageous, audacious, courgeous or willful behavior.
Wanting to know more and in greater depth than is considered "good" for one. Interested in
grown up. Being grown up. Interchangeable, with another black folk expression "You trying to
being grown". Responsible. In charge. Serious.
2. Also; A Woman who loves other women, sexually and or nonsexually. Appreciate and prefers
women's culture, women's emotional flexibility (values tears as natural counterbalance of laughter),
and women's strength. Sometime loves individual men, sexually or not sexually. Committed to survival
and wholeness of entire people, male and female.
Traditionally universalist, as in : "Mama , why we are brown, pink and yellow, and our cousins are white,
beige, and black? And: "Well, you know the colored race is just like a flower garden, with every color flower
". Traditionally capable, as in "Mama, I'm walking to Canada and I'm taking you and a bunch of toher slaves with me".
Reply: "It wouldn't be the first time".
3. Loves music. Loves dance. Loves the moon. Loves the Spirit. Loves love and food and roudness. Love struggle.
Loves the Folk. Loves herself. Regardless.
4. Womanist is to feminist as purple to lavender.
Alice Walker [1983]


[ 3 ] Su questa vicenda e su quella della donna bianca violentata e uccisa a Central Park mentre
faceva joking, Sapphire, scrittrice Afro-Americana ha scritto la poesia : " Poesia per Jennifer,
Marla, Towana e me" p. 71 pubblicata nella raccolta di poesie "Sogni Americani" - stampa
alternativa - 1999

[ 4 ] US Department of Justice, Violence Against Women: A National Crime Victimization Survey Report (1994)

[ 5 ] Elsa Barkley Brown, "Imagining Lynching African American Women, Communities
of Struggle and Collective Memory", in African American Women Speak Out on Anita
Hill-Clarence Thomas, Geneva Smitherman, ed. Detroit, Mi : Wayne State University Press, 1995, p. 100_



 

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