Dopo
la conclusione della seconda guerra mondiale, in ogni paese
occidentale, le donne vengono "rimesse al loro posto"
per favorire la reintegrazione maschile sul mercato del
lavoro: e "il loro posto" è la casa, la
famiglia. Per incoraggiare questa operazione viene imposta
attraverso i media, in particolare attraverso il cinema
e la pubblicità, una "mistica della femminilità"
(1) che fissa rigidamente l'immagine e i confini della "vera
donna". Ribadire il "tradizionale" ruolo
femminile, il "naturale destino biologico" delle
donne, è il compito principale dell'ideologia patriarcale
del secondo dopoguerra.
| Queste quattro
immagini sono tratte dal libro:"I sapori della
seduzione" Il ricettario dell’amore tra donne
nell’Italia degli anni ’50 di G. Romano |
Intanto loro - padri, mariti,
fratelli - negli anni Cinquanta ricostruiscono il nuovo
assetto del potere: la Germania si divide in due e si delineano
i blocchi politico-economici dell'Unione Sovietica e degli
Stati Uniti, antagonisti impegnati in una spietata "guerra
fredda"; al tramonto del vecchio colonialismo si affianca
l'inizio del neocolonialismo, basato sull'imperialismo economico;
vengono istituiti vari organismi che controllano la produzione
di materie prime e le fonti di energia.
E' un decennio di "turn over" dei potenti: nel
1952 Elisabetta II diventa regina d'Inghilterra; nel '53
Eisenhower assume la presidenza americana; nell'Urss la
morte di Stalin apre una lotta sanguinosa per la sua successione
politica, conclusa nel '58 con la "destalinizzazione"
e l'elezione di Kruscev; nel 1954 Mao Tse-tung assume la
guida della Repubblica Popolare Cinese; nel 1956 Nasser
diventa capo dello stato in Egitto; nel '58 il generale
De Gaulle proclama la Quinta Repubblica in Francia e ne
diviene presidente; Pio XII muore nello stesso anno lasciando
la guida del Vaticano a Giovanni XXIII (Angelo Roncalli);
nel 1959 a Cuba cade il dittatore Batista e sale al potere
Fidel Castro.
I potenti cambiano, ma le guerre restano. Le illusioni di
pace durano poco: la guerra di Corea (1950-53) e gli altri
conflitti nel sud-est asiatico, la contrastata liberazione
dell'Algeria (1955-1962), il "blocco orientale"
sovietico del Patto di Varsavia, le rivolte in Polonia e
in Ungheria, la "crisi di Suez" tra stati arabi
e Israele (1956), la "corsa agli armamenti" smentiscono
il mito di quel "progresso" rivendicato dalla
messa in opera del primo computer (1951) e dal lancio del
primo satellite artificiale della terra, lo Sputnik I (1957),
con il quale l'Unione Sovietica apre ufficialmente la competizione
spaziale con gli Stati Uniti.
Fotografia
del Bel Paese
In Italia le rovine
belliche sono ancora visibili: sotto le bombe sono andati
distrutti sei milioni di vani, più di 7000 ponti,
un quarto della rete ferroviaria. Le bombe e le mine inesplose
continuano a mietere vittime, soprattutto tra i bambini
che, a scuola, sono sottoposti ad una ossessiva campagna
di informazione sugli "ordigni", mentre si raccolgono
fondi per i "mutilatini di don Gnocchi". Nel 1951
il primo censimento del dopoguerra rileva 47.516.000 abitanti:
il 42,2% della popolazione attiva è impegnata nell'agricoltura,
il 32,1% nell'industria, il 25,7% nel terziario. Nel 1952,
63.000 tra prigionieri e dispersi in Russia non sono ancora
tornati. Tornano invece i "coloni" africani e
i profughi istriani. Nel '54 il "Territorio libero
di Trieste", controllato dagli alleati, passa all'Italia.
I massacratori fascisti, tra amnistie e condoni, restano
impuniti; molti si nascondono in Sud America insieme ai
gerarchi nazisti. Anche il cadavere di Mussolini è
scomparso ma salta fuori nel 1957, per essere sepolto a
Predappio, che diventa subito un luogo "cult"
per i nostalgici. Si insabbiano le indagini su un'altra
scomparsa, quella del tesoro di Stato, il cosiddetto "oro
di Dongo". Il fascismo si ricostituisce "legalmente"
nel partito del Movimento Sociale Italiano (MSI), e inquadra
i suoi giovani militanti nell'organizzazione studentesca
del FUAN, che imperversa nelle università e che nel
'55 assalta la libreria di sinistra "Rinascita"
di Roma a colpi di bombe a mano.
Durante
la fase della ricostruzione, si succedono i governi
democristiani di centro-destra di De Gasperi, Pella,
Fanfani, Scelba, Segni, Zoli (presidenti della Repubblica,
Einaudi e Gronchi).
Per assicurarsi il potere, la Democrazia Cristiana
spinge il parlamento ad approvare la "legge truffa"
elettorale del 1953 con il cosiddetto "premio
di maggioranza". E, nel 1954, il parlamento discute
e vota in pochi giorni la riforma del codice di procedura
penale, esclusivamente per far uscire dal carcere
preventivo una quarantina di politici accusati di
corruzione e di peculato. |
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Il nuovo medium di massa, la televisione,
comincia le prime trasmissioni nel 1954: è in bianco
e nero e a programma unico, dominato dalla censura democristiana.
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Il fisco, malgrado la riforma Vanoni, è sempre
di più un meccanismo persecutorio, che crea
continuamente nuove forme di tassazione. La polizia,
riorganizzata da Mario Scelba con la moltiplicazione
in cinque diverse polizie e con l'invenzione della
"Celere", spara sui braccianti e sugli operai.
Anche la mafia sviluppa indisturbata la sua organizzazione:
alcuni arresti clamorosi sono solo il sintomo di un
ricambio ai suoi vertici. |
| 3 gennaio 1954 scocca
l'ora della televisione [foto Farabola] |
Dal 1955 l'Italia,
che già dal 1949 aveva aderito alla NATO con il "Patto
Atlantico", viene ammessa a far parte dell'ONU (Organizzazione
delle Nazioni Unite). Nonostante avesse iscritto nella sua
costituzione il "ripudio della guerra", aderisce
al riarmo e investe fondi consistenti nelle spese militari:
è il prezzo da pagare per i 2800 milioni di dollari
versati dagli americani come contributo alla ricostruzione.
L'Italia degli anni Cinquanta è un paese caratterizzato
da grandi squilibri economici, con due milioni e mezzo di
disoccupati e un reddito medio che è meno della metà
di quello dei francesi e poco più di un terzo di
quello dei belgi. Le lotte operaie e contadine sono violente,
ma nel 1950 il sindacato si spacca nei tre tronconi di Cgil,
Uil e Cisl. In questo decennio oltre un milione di italiani
emigra in America, e sette su dieci sono del Meridione.
Nel 1959 le "vedove bianche", che non hanno notizie
né denaro dai mariti emigrati, sono circa 400.000.
Le rimesse degli emigranti contribuiscono alla ricostruzione,
ma risolvono solo in parte il gravissimo problema degli
alloggi. E' anche fortissima l'emigrazione interna, dalle
aree depresse del Sud verso le città settentrionali.
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Panettoni prima dell'infornata nello stabilimento
Motta di Milano, 1950 [foto Villani] |
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Il reparto adibito al confezionamento
dei panettoni nello > stabilimento
Motta di Milano, 1950 [foto Villani] |
| Archivi
Alinari - archivio Villani, Firenze |
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Mentre si sviluppa
un selvaggio abusivismo edilizio, alle migliaia di senzatetto
si aggiungono, nel 1951, le vittime dell'alluvione del Polesine.
L'economia arranca verso il "miracolo" degli anni
Sessanta.
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Si
afferma il modello del "capitalismo famigliare",
dalle imprese più grandi alla fitta rete di
piccole e medie imprese.
Decolla anche lo Stato-impresa, mentre tramonta la
linea liberista di De Gasperi e Einaudi: il piano
Vanoni del '54, la "programmazione economica",
punta su strumenti pubblici di intervento tramite
l'Iri, l'Eni, enti vari, il sistema bancario.
Nel 1956 si mette la prima pietra dell'Autostrada
del Sole, che segna la scelta di privilegiare il trasporto
privato, e con esso l'industria dell'auto, su quello
pubblico.
Alla fine degli anni Cinquanta, 51 milioni di abitanti
vivono raggruppati in 14 milioni di famiglie, e la
famiglia è l'istituzione che più conta. |
| Esposizione della
Fiat 500, 1957 [foto Villani] |
Il Sant'Uffizio
interviene su ogni aspetto della vita intima e sociale degli
italiani; si sviluppano le organizzazioni cattoliche (nel
'54 l'Azione Cattolica controlla una rete di 4000 sale cinematografiche),
mentre cresce il mito di Padre Pio e si moltiplicano le
madonne pellegrine, le guarigioni miracolose, le icone papali
benedicenti e osannate, in un clima di piena restaurazione
clericale.
Tra evasione e cultura
Lo stato è
carico di debiti, i salari sono bassissimi. Per dimenticare,
e far dimenticare, nascono nuove forme di divertimento popolare:
il festival musicale di San Remo che lancia Nilla Pizzi,
Domenico Modugno e Jula De Palma; i quiz, le lotterie e
i giochi d'azzardo di stato (lotto, totocalcio, enalotto),
che promettono ad ognuno guadagni mirabolanti; i concorsi
di Miss Italia, nei quali si mettono in luce le dive nazionali,
da Lucia Bosè a Silvana Mangano, Gina Lollobrigida,
Sofia Loren. La Fiat lancia sul mercato automobili di massa,
alla portata di tutti: prima la "Seicento" e poi
la "Cinquecento".
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| "Il
Musichiere", è il primo programma
televisivo di giochi musicali e incolla davanti
al piccolo schermo l'Italia intera. Comincia
il 7 dicembre 1957 |
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| Nel
1954 Giulio Natta mette a punto il moplen, un
materiale duro, resistente e leggero, che frutta
all'inventore il premio Nobel per la chimica. |
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| Lucia
Bosè alla guida di una Lambretta. [foto
Farabola] |
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Ma il mezzo di locomozione
più popolare è la "Vespa", che insieme
alla "Lambretta", e alla "Lettera 22"
prodotta da Olivetti, pubblicizza all'estero il nascente
"design italiano". Nel 1956 le aziende concedono
il sabato libero e dilaga il neoturismo del "week end".
Si diffondono sempre più la televisione, la plastica,
i primi elettrodomestici (frigoriferi e lavatrici dal 1955
al 1960 quadruplicano le vendite), grazie anche allo sviluppo
della pubblicità e ad una nuova generazione di "persuasori
occulti" che spingono l'Italia contadina e risparmiatrice
sulla strada senza ritorno del consumo.
Nel
campo culturale, il neorealismo cinematografico italiano
si impone a livello internazionale, in particolare
con le opere di Roberto Rossellini, Luchino Visconti
e Vittorio De Sica, e con la figura intensa di Anna
Magnani.
Il "boom" del cinema è un fenomeno
di massa: l'Italia conquista il primato europeo del
numero di sale cinematografiche, dove impazza la comicità
di Totò e dove il neorealismo incontra un successo
popolare con commedie leggére (Pane, amore
e fantasia , Poveri ma belli, I soliti ignoti ).
Drogati di cinema, gli italiani vedono arrivare sugli
schermi il mito erotico di Marilyn Monroe (Niagara,1952;
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Gli uomini preferiscono
le bionde, 1953; A qualcuno piace caldo, 1959) e della sua
controparte maschile Marlon Brando; il divismo di Elizabeth
Taylor, Ingrid Bergman, Grace Kelly;
la moda della fantascienza che fissa lo stereotipo del "diverso"
e
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dell'alieno come minaccia; i gialli di Alfred Hitchcok
ed i "kolossal" hollywoodiani come Ben Hur
e I dieci comandament (1956) di De Mille. Roger Vadim,
con Et Dieu crea la femme (1956), lancia Brigitte
Bardot che diventerà il nuoxo sex symbol europeo.
James Dean, protagonista di Gioventù bruciata,
muore nel '55 a 24 anni trasformandosi subito in un
"cult". I più raffinati si godono
Viale del tramonto (1950) di Billy Wilder, Rashomon
(1951) e I sette samurai (1954) di Akira Kurosawa,
Un tram che si chiama desiderio (1954) di Elia Kazan,
Sorrisi di una notte d'estate (1956) di Ingmar Bergman,
e il debutto della "Nouvelle Vague" cinematografica
francese con Chabrol, Malle, Truffault.
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Renata Tebaldi al teatro
Manzoni di Milano nel 1957. [foto Farabola,
Milano] |
I nostalgici della
lirica si appassionano al duello tra Maria Callas e Renata
Tebaldi, ma l'opera è travolta sia dalla canzone
popolare italiana che dall'arrivo in Italia, nel '56, dell'irresistibile
rock di Elvis Presley, insieme alle melodie romantiche di
Paul Anka. Vanno di moda l'hula
hoop, i romanzi di Françoise Sagan e la Lolita di
Nabokov.
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Il
12,9% della popolazione italiana è analfabeta,
ma gli "altri" italiani di questo decennio
leggono sempre di più: emergono scrittori come
Pratolini, Calvino, Fenoglio, Gadda, Buzzati, Bassani,
Cassola, Ortese, Flaiano, De Cespedes, Vittorini,
Pasolini, Moravia, Morante. Il poeta Salvatore Quasimodo
ottiene il premio Nobel. Il grande successo editoriale
de Il dottor Zivago di Boris Pasternak tocca anche
l'Italia, miracolando commercialmente l'editore Feltrinelli
insieme al successo de Il Gattopardo (1958) di Giuseppe
Tomasi di Lampedusa. Approdano in traduzione italiana
anche la "beat generation" americana di
Jack Kerouac, Lawrence Ferlinghetti, Gregory Corso
e Allen Ginsberg, il teatro alienato di Beckett e
quello di Tennessee Williams. |
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| Lotta
all'analfabetismo: maestro e scolari sui banchi di
una cuola di montagna, 1950 ca.
Touring Club Italiano/Gestione Archivi Alinari,
Milano |
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