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A cura di Rosanna Fiocchetto
Audre Lorde (1934-1992) affermava di non scrivere
teoria, ma poesia. Eppure, nonostante questo suo atteggiamento
anti-teorico, molti dei suoi scritti restano pietre
miliari del pensiero lesbico femminista contemporaneo:
in particolare Uses of the Erotic: The Erotic as Power
(1978), le cui idee rimbalzarono rapidamente in tutto
il movimento delle donne accendendo la presa di coscienza
e la discussione collettiva su un tema che mai, in
precedenza, era stato affrontato da un punto di vista
così ampio.
Per Lorde, uno dei principali fattori dell'oppressione
delle donne è stato ed è la soppressione
dei nostri sentimenti erotici, dell'erotismo (che
la scrittrice identifica con il lesbismo) "come
fonte di potere e di informazione nelle nostre vite".
E' un potere "che sorge dalla nostra più
profonda e non razionale consapevolezza", una
risorsa della quale "ci è stato insegnato
a diffidare" proprio perchè rappresenta
una formidabile sorgente di forza e di energia creativa,
capace di suscitare cambiamento.
Svilito, svalutato e trasformato dalla cultura patriarcale
in una "confusa, triviale, psicotica, plasticizzata
sensazione", soprattutto mediante la pornografia,
l'erotismo è invece "una richiesta interiore
di eccellenza", perché "non è
solo questione di che cosa facciamo, ma anche di quanto
siamo in grado di sentire intensamente e pienamente".
E, "avendo sperimentato la pienezza di questa
profondità di sentimento e riconoscendo la
sua potenza, per onore ed autostima non possiamo esigere
niente di meno da noi stesse".
Lorde rifiuta la scissione maschile in virtù
della quale "noi veniamo indotte a separare la
richiesta erotica dalle aree più vitali delle
nostre esistenze tranne che dal sesso", relegandola
nella camera da letto. Per esempio, il sistema di
profitto patriarcale "deruba il nostro lavoro
del suo valore erotico", riducendolo "ad
un dovere con il quale ci guadagniamo il pane arrivando
ad annullare noi stesse e le persone che amiamo".
Conoscere la misura della nostra capacità di
sentire gioia e di condividerla è rivoluzionante
e "pericoloso" per il maschile, in quanto
risveglia in noi l'esigenza di sentirci "in sintonia
con quella gioia di cui sappiamo essere capaci"
in tutti gli aspetti della nostra vita, e "non
ci permette di accontentarci di ciò che è
conveniente, scadente, di accettare l'aspettativa
convenzionale, la semplice sicurezza". Così
potenziate, non siamo più disponibili a conformarci
"ai bisogni di una struttura che non è
basata sui bisogni umani", né ad accettare
"la sofferenza, l'autonegazione, il torpore che
tanto spesso sembra essere la sola alternativa nella
nostra società", oppure "la rassegnazione,
la disperazione, l'autocancellazione, la depressone,
l'odio di sé".
Attraverso la presa di contatto con l'erotismo lesbico,
"i nostri atti contro l'oppressione diventano
integrati con noi stesse, motivati e rafforzati dall'interno".
Smettendo di vivere "fuori di noi stesse",
cioè staccate e lontane dal nostro erotismo,
possiamo cominciare a vivere "da dentro di noi
verso l'esterno, a contatto con il potere erotico
in noi stesse, permettendo a questo potere di ispirare
e di illuminare le nostre azioni nel mondo intorno
a noi". Dunque, "riconoscere il potere dell'erotico
nelle nostre vite può darci l'energia di perseguire
un'autentica trasformazione... Così, non solo
tocchiamo la nostra più pofonda fonte creativa,
ma facciamo ciò che è femminile e autoaffermativo
di fronte ad una società razzista, patriarcale
ed anti-erotica".
Con il suo discorso, Lorde contesta l'associazione
della cultura patriarcale sia eterosessuale che omosessuale
tra eros e thanatos, tra amore e morte, che è
alla radice dell'ideologia dello stupro e del sadomasochismo.
Perciò, come ha osservato acutamente Sarah
Lucia Hoagland nel suo libro Etica Lesbica - Verso
nuovi valori , rivendica con fierezza il desiderio
lesbico come desiderio biofilo, non necrofilo.
"Per me non c'è alcuna differenza tra
scrivere un buon poema e muovermi nella luce del sole
accanto al corpo di una donna che amo", dice
Audre Lorde. Qualcuna l'ha accusata di voler "desessualizzare"
il lesbismo: una critica ingiusta, a mio avviso, nei
confronti di una poeta outsider che ha avuto invece
il coraggio di erotizzare, da lesbica, il senso stesso
della vita insieme alla politica, denunciando i compartimenti
stagni e la visibile schizofrenia dell'eterosessualità.
In una intervista sulle tesi del suo ormai famoso
saggio, scherzava dicendo che lei stessa, ogni tanto,
sentiva il bisogno di rileggerlo.
* Articolo pubblicato nella rivista "Towanda!",
numero 5, marzo/maggio 2002, pp.22-23.
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