|
>
Traduzione di Rosanna Fiocchetto
Ci sono molti generi di potere,
usato e non usato, riconosciuto o meno. Quello erotico
è una risorsa dentro ciascuna di noi che giace
su un piano profondamente femminile e spirituale,
fermamente radicata nel nostro potere di sentire,
non espresso o non riconosciuto. Per perpetuare se
stessa, ogni oppressione deve corrompere o distorcere
nella cultura degli oppressi le varie fonti di potere
che possono fornire energia per un cambiamento. Per
le donne, ciò ha significato la soppressione
dell'erotico in quanto fonte di potere e di informazione
nelle nostre vite.
Ci è stato insegnato a diffidare di questa
risorsa, svilita, abusata e svalutata nella società
occidentale. Da un lato si è incoraggiato il
superficialmente erotico come segno di inferiorità
femminile; dall'altro le donne sono state indotte
a sopportare e a sentirsi sia disprezzabili che sospette,
proprio a causa dell'esistenza di questa risorsa.
Da qui alla falsa opinione che solo mediante la soppressione
dell'erotico nelle nostre vite e nella nostra coscienza
le donne possono essere veramente forti, il passo
è breve. Ma quella forza è illusoria,
perché è formata nel contesto dei modelli
maschili di potere.
Come donne, siamo state indotte a diffidare di quel
potere che sorge dalla nostra conoscenza più
profonda e non-razionale. Durante tutta la nostra
vita siamo state messe in guardia contro di esso dal
mondo maschile, che percepisce l'importanza di questa
profonda capacità di sentire tanto da tenersi
intorno le donne perchè la esercitino al servizio
degli uomini; ma che ha troppa paura di essa per esaminarne
le possibilità. Così le donne vengono
mantenute in una posizione distante/inferiore per
poterle mungere psichicamente, nello stesso modo in
cui le formiche mantengono colonie di afidi che forniscono
una sostanza vitale alle loro padrone.
Ma l'erotico offre una fonte di abbondante e provocatoria
forza alla donna che non teme la sua rivelazione,
e che non cede alla credenza che sia sufficiente la
sensazione.
L'erotico è stato spesso nominato in modo sbagliato
dagli uomini e usato contro le donne. E' stato trasformato
nella confusa, triviale, psicotica, plasticizzata
sensazione. Per questo motivo, noi abbiamo spesso
rifiutato l'esplorazione e la considerazione dell'erotico
come fonte di potere e di informazione, confondendolo
con il suo opposto, con il pornografico. Ma la pornografia
è una diretta negazione del potere dell'erotico,
perché rappresenta la soppressione della nostra
vera capacità di sentire. La pornografia enfatizza
la sensazione senza sentimento.
L'erotico è una misura tra l'inizio del nostro
senso di sé e il caos dei nostri sentimenti
più forti. E' un senso interiore di soddisfazione
al quale, una volta che l'abbiamo sperimentato, sappiamo
di poter aspirare. E una volta che abbiamo sperimentato
la pienezza di questa profondità di sentire,
riconoscendo la sua forza, per onore e rispetto di
noi stesse non possiamo pretendere niente di meno
per noi.
Non è mai facile pretendere il meglio da noi
stesse, dalle nostre vite, dal nostro lavoro. Andare
oltre la caldeggiata mediocrità della nostra
società significa incoraggiare l'eccellenza.
Ma cedere alla paura di sentire e lavorare solo per
produrre, è un lusso che può permettersi
solo chi vive senza propositi, cioè chi non
vuole prendere in mano il proprio destino.
Questa richiesta interiore di eccellenza che impariamo
dall'erotico non deve significare pretendere l'impossibile
da noi stesse e dalle altre. Una simile pretesa ci
renderebbe tutte incapaci. Poiché l'erotico
non è solo questione di che cosa facciamo,
ma anche di quanto siamo in grado di sentire intensamente
e pienamente nel farlo. Se sappiamo quanto siamo capaci
di percepire quel senso di soddisfazione e completamento,
saremo poi in grado di capire quali dei nostri vari
sforzi vitali ci portano più vicine a quella
pienezza.
Lo scopo di ogni cosa che facciamo è di rendere
le nostre vite e le vite dei nostri figli più
possibili e ricche. Con la celebrazione dell'erotico
in tutti i miei tentativi, la mia attività
diventa una consapevole decisione - un letto a lungo
desiderato dove entro con soddisfazione e dal quale
mi alzo potenziata.
Naturalmente, le donne così
potenziate sono pericolose. Perciò ci viene
insegnato a separare la richiesta erotica dalle aree
più vitali delle nostre esistenze, tranne che
dal sesso. E la mancanza di interesse per la radice
erotica e per le soddisfazioni del nostro lavoro è
avvertibile nella disaffezione rispetto a tanta parte
di quello che facciamo. Per esempio, quanto spesso
amiamo veramente il nostro lavoro pur nella sua difficoltà?
Il principale orrore di ogni sistema che definisce
il bene in termini di profitto piuttosto che in termini
di bisogno umano, o che definisce il bisogno umano
escludendo le sue componenti psichiche ed emotive,
è che esso deruba il nostro lavoro del suo
valore erotico, del suo potere erotico, della sua
attrazione vitale e del suo appagamento. Un sistema
del genere riduce il lavoro ad una parodia della necessità,
ad un dovere con il quale guadagniamo il pane arrivando
ad annullare noi stesse e le persone che amiamo. Ma
ciò equivale ad accecare una pittrice e poi
a chiederle di migliorare il suo lavoro e a trarre
piacere dall'atto di dipingere. Non solo questo è
pressoché impossibile, ma è anche profondamente
crudele.
Come donne, abbiamo bisogno di esaminare in quali
maniere il nostro mondo può essere veramente
diverso. Sto parlando della necessità di rivalutare
la qualità di tutti gli aspetti delle nostre
vite e del nostro lavoro, e di come ci muoviamo verso
di essi e attraverso di essi.
La stessa parola erotico viene dalla parola greca
eros, la personificazione dell'amore in tutti i suoi
aspetti. Eros è nato dal Caos, e personifica
il potere creativo e l'armonia. Quando parlo dell'erotico,
dunque, ne parlo come di un'asserzione della forza
vitale delle donne; di quella potenziata energia creativa,
la cui conoscenza e il cui uso stiamo ora rivendicando
nel nostro linguaggio, nella nostra storia, nella
nostra danza, nel nostro amore, nel nostro lavoro,
nelle nostre vite.
Ci sono frequenti tentativi di equiparare pornografia
ed erotismo, due usi del sessuale diametralmente opposti.
In seguito a questi tentativi, è diventato
di moda separare lo spirituale (psichico ed emotivo)
dal politico, vederli come contraddittori o antitetici.
"Cosa vuoi dire, una rivoluzionaria poetica,
una contrabbandiera d'armi che medita?". Nello
stesso modo, abbiamo tentato di separare lo spirituale
e l'erotico, riducendo così lo spirituale ad
un mondo di piatta affettazione, un mondo dell'ascetico
che aspira a non sentire nulla. Ma niente è
più lontano dalla verità, perché
la posizione ascetica è quella della massima
paura, la più grave immobilità. La severa
astinenza dell'ascetico diventa l'ossessione dominante.
Ed è quella non di un'auto-disciplina, ma di
un'auto-abnegazione.
La dicotomia tra lo spirituale e il politico è
anch'essa falsa, risultato di una incompleta attenzione
alla nostra consapevolezza erotica. Perché
il ponte che li connette è formato dall'erotico,
dal sensuale, dalle espressioni fisiche, emotive e
psichiche di ciò che è più forte,
profondo e ricco entro ciascuna di noi, e che è
condiviso: le passioni d'amore, nei suoi più
profondi significati.
Al di là della sua espressione superficiale,
se riflettete sulla frase "lo sento giusto",
essa riconosce la forza dell'erotico come una vera
consapevolezza; significa che ciò che si sente
è la prima e più potente luce-guida
verso ogni comprensione. E la comprensione è
un'ancella che può solo servire, o chiarificare,
quella consapevolezza profondamente nata. L'erotico
è la nutrice di tutta la nostra più
profonda coscienza.
L'erotico agisce per me in
molti modi, ed il primo è fornire il potere
che deriva dal condividere profondamente qualsiasi
occupazione con un'altra persona. Condividere la gioia,
sia fisica che emotiva, psichica o intellettuale,
crea un ponte tra coloro che la condividono, che può
essere la base per comprendere di più quello
che non è condiviso tra loro, e riduce la minaccia
della loro differenza.
Un altro modo importante in cui la relazione erotica
agisce è la sottolineatura aperta e senza paura
della mia capacità di gioia. Come il mio corpo
si distende con la musica e si apre in risposta ad
essa, ascoltando i suoi ritmi più profondi,
così ad ogni livello del sentire mi apro all'esperienza
eroticamente soddisfacente, sia essa danzare, costruire
uno scaffale, scrivere una poesia, esaminare un'idea.
Quando questa relazione con me stessa è condivisa,
è una misura della gioia che so di poter sentire,
un promemoria della mia capacità di sentire.
E quella profonda e insostituibile conoscenza della
mia capacità di gioia mi porta ad esigere che
tutta la mia vita venga vissuta nella consapevolezza
che questa soddisfazione è possibile, e non
deve essere chiamata matrimonio, nè dio, nè
un'altra vita.
Questa è una delle ragioni per cui l'erotico
è così temuto, e così spesso
relegato soltanto nella camera da letto, oppure non
viene addirittura riconosciuto. Perché una
volta che cominciamo a sentire profondamente tutti
gli aspetti delle nostre vite, cominciamo ad esigere
di sentirci, e che le nostre occupazioni vitali ci
facciano sentire, in sintonia con quella gioia di
cui sappiamo essere capaci. La nostra consapevolezza
erotica ci potenzia e diventa una lente attraverso
la quale scrutiamo tutti gli aspetti della nostra
esistenza; e ci obbliga a valutare questi aspetti
onestamente, nei termini del loro relativo significato
nelle nostre vite. E questa è una seria responsabilità,
proiettata dall'interno di ciascuna di noi, che non
ci permette di accontentarci di ciò che è
conveniente, scadente, di accettare l'aspettativa
convenzionale, la semplice sicurezza.
Durante la seconda guerra mondiale, compravamo pacchetti
sigillati di bianca e incolore margarina, con una
minuscola pillola colorata di giallo intenso collocata
come un topazio proprio dentro l'involucro chiaro
del pacchetto. Dovevamo lasciare la margarina fuori
per un po' ad ammorbidire, e poi dovevamo sbriciolare
la pillola nel pacchetto, distribuendo il ricco colore
giallo dentro la massa soffice e pallida della margarina.
Poi, prendendola attentamente tra le dita, dovevamo
impastarla dolcemente avanti e indietro, ancora e
ancora, finché il colore non si fosse amalgamato
in tutta la libbra di margarina, lasciandola completamente
colorata.
Considero l'erotico come un simile nucleo in me stessa.
Quando viene liberato dalla sua costrittiva pillola,
fluisce e colora intensamente la mia vita con una
energia che innalza, sensibilizza e rafforza tutta
la mia esperienza.
Siamo state allevate ad aver
paura dei "sì" dentro noi stesse,
delle nostre voglie più profonde. Ma, una volta
che le abbiamo riconosciute, quelle che non danno
intensità al nostro futuro perdono il loro
potere e possono essere modificate. La paura dei nostri
desideri li rende sospetti e indiscriminatamente potenti,
perché sopprimere ogni verità significa
rafforzarla oltre il sopportabile. La paura di non
poter superare qualunque distorsione scopriamo dentro
di noi ci rende docili e fedeli e obbedienti, definite
dalle circostanze esterne, e ci porta ad accettare
molti aspetti della nostra oppressione come donne.
Se viviamo al di fuori di noi stesse, e con questo
intendo il vivere solo secondo direttive esterne,
e non secondo la nostra consapevolezza interiore e
i nostri bisogni; se viviamo distanti dalle guide
erotiche dentro di noi, le nostre vite sono limitate
da forme esterne ed estranee, e ci conformiamo ai
bisogni di una struttura che non è basata sui
bisogni umani, per non parlare di quelli individuali.
Ma se cominciamo a vivere da dentro a fuori, in contatto
con il potere dell'erotico in noi stesse, permettendo
a questo potere di ispirare e di illuminare le nostre
azioni nel mondo intorno a noi, allora cominciamo
ad essere responsabili di noi stesse nel senso più
profondo. Perché, man mano che cominciamo a
riconoscere i nostri più profondi sentimenti,
smettiamo necessariamente di essere appagate dalla
sofferenza e dall'autonegazione, e dal torpore che
così spesso sembra essere la loro sola alternativa
nella nostra società. I nostri atti contro
l'oppressione diventano integrati con noi stesse,
motivati e potenziati dall'interno.
In contatto con l'erotico, io divento meno incline
ad accettare la mancanza di potere, o gli altri stati
sostitutivi dell'essere che non mi sono connaturati,
come la rassegnazione, la disperazione, l'auto-cancellazione,
la depressione, l'odio di sé.
Sì, c'è una gerarchia. C'è una
differenza tra dipingere di nero uno steccato e scrivere
una poesia, ma solo una differenza di quantità.
Per me non c'è alcuna differenza tra scrivere
una buona poesia e muovermi nella luce del sole accanto
al corpo di una donna che amo.
Questo mi porta all'ultima considerazione sull'erotico.
Condividere il potere dei reciproci sentimenti è
diverso dall'usare i sentimenti di un'altra come potremmo
usare un kleenex. Se prescindiamo dalla nostra esperienza,
erotica o altro, invece di condividere usiamo la capacità
di sentire delle altre che partecipano all'esperienza
con noi. E usare senza il consenso di chi viene usata
è un abuso.
Per essere utilizzati, i nostri sentimenti erotici
vanno riconosciuti. Il bisogno di condividere un sentimento
profondo è un bisogno umano. Ma, nella tradizione
europea ed americana, questo bisogno viene soddisfatto
da determinati incontri erotici già prescritti.
Queste occasioni sono quasi sempre caratterizzate
da una simultanea volontà di non vederle nella
loro realtà, dalla finzione di chiamarle in
un altro modo, o una religione, un parossismo, violenza
di massa, o persino giocare al dottore. E questo nominare
in modo falso sia il bisogno che l'azione dà
origine a quella distorsione che sfocia nella pornografia
e nell'oscenità - nell'abuso della nostra capacità
di sentire.
Se prescindiamo dall'importanza dell'erotico nello
sviluppo e nel sostentamento del nostro potere, o
se prescindiamo da noi stesse quando soddisfiamo i
nostri bisogni erotici insieme ad altre, ci usiamo
l'un l'altra come oggetti di soddisfazione, invece
di condividere la nostra gioia nel soddisfare, invece
di mettere in relazione le nostre similarità
e le nostre differenze. Rifiutare di essere consapevoli
di ciò che sentiamo in ogni momento, per quanto
comodo possa sembrare, vuol dire rinnegare una larga
parte dell'esperienza, e permettere che ci riduciamo
al pornografico, all'abusato, e all'assurdo.
L'erotico non può essere sentito di seconda
mano. Come femminista lesbica Nera, io ho una mia
specifica capacità di sentire, una specifica
coscienza e comprensione per le sorelle con cui ho
danzato in modo sfrenato, giocato, o anche lottato.
Questa profonda partecipazone è stata spesso
la premessa per azioni comuni che prima non erano
state possibili.
Ma questa carica erotica non viene condivisa facilmente
dalle donne che continuano ad operare entro una tradizione
esclusivamente europea-americana maschile. So che
non è stata disponibile per me quando cercavo
di adattare la mia coscienza a quel modo di vivere
e di sentire.
Solo adesso trovo sempre più donne che si identificano
con le donne, abbastanza coraggiose da rischiare di
condividere la carica elettrica dell'erotico senza
doverne prescindere e senza distorcere la natura enormemente
potente e creativa di questo scambio. Riconoscere
il potere dell'erotico nelle nostre vite può
darci l'energia di perseguire un'autentica trasformazione
nel nostro mondo, invece di accontentarci di un mero
cambio di personaggi nello stesso stantìo dramma.
Così, non solo tocchiamo la nostra più
profonda fonte creativa, ma facciamo ciò che
è femminile e auto-affermativo di fronte ad
una società razzista, patriarcale, ed anti-erotica.
"Uses of the Erotic -
The Erotic As Power" è stato letto da
Audre Lorde al quarto convegno sulla Storia delle
Donne tenuto al Mount Holyoke College il 25 agosto
1978; è stato pubblicato in opuscolo da Out
& Out Books e poi incluso nella raccolta "Sister
Outsider - Essays & Speeches by Audre Lorde",
edita da The Crossing Press, Trumansburg e New York
1984, pp. 53-59. Questa traduzione italiana, di Rosanna
Fiocchetto e Julienne Travers, è stata pubblicata
nella "Bollettina del CLI" nel giugno 1986,
e poi ristampata in opuscolo dal CLI (Collegamento
tra Lesbiche Italiane), Roma.
|