
Riteniamo che parte della comunità
lesbica e gay abbia perduto di vista il significato di rottura
che la scelta omosessuale potrebbe avere rispetto ad un
sistema di eterosessualità obbligatoria basato sulla
famiglia. La politica di richiesta dei diritti, quale forma
principale di rivendicazione e di riconoscimento sociale,
rischia di diventare, a nostro avviso, uno strumento di
omologazione piuttosto che di liberazione, una nuova gabbia
dorata sulla falsa riga di finte libertà che negano
ancora una volta l'attenzione alla soggettività-individualità
lesbica.
Una lesbica che non reinventa il
mondo è una lesbica in via di sparizione(1).
Nello specifico, riteniamo che limitare
la politica dei diritti ad una rivendicazione/riconoscimento
di tipo giuridico a partire dal concetto di famiglia vuol
dire rinunciare ad un più ampio ripensamento politico,
culturale/simbolico e sociale delle categorie quali lesbismo
e omosessualità e della stessa eterosessualità.
Il termine famiglia assume per noi un significato di non
libertà proprio perché espressione solo parziale
delle compagini sociali esistenti e nascenti. Una nozione,
quella di famiglia, che impone una visione sociale e culturale
normante. Non sentiamo la necessità di omologarci
a questo modello relazionale unico attraverso un riconoscimento
istituzionale. Ma bisogna riconoscere l'esistenza sul piano
sociale e culturale di diverse tipologie familiari. Il modello
relazionale di famiglia eterosessuale, quindi, non può
e non deve essere applicato ed esteso, nelle sue modalità,
ad altre forme di relazioni siano esse affettive, politiche,
economiche.
Come lesbiche fuoricampo non prescindiamo dal vivere e porci
con consapevolezza nel mondo e non possiamo esimerci dal
considerare che in un mondo costruito sulla dualità
normalità/esclusione esistono altre categorie di
esclusi.
I diritti hanno tanti colori, tante forme
e tante lingue.
> Il diritto all'esistenza degli animali
e della Terra.
> I diritti delle lesbiche e dei gay migranti che già
come migranti subiscono riduzioni delle loro libertà.
> I diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sfruttate/i
dalle multinazionali e su cui noi come consumatrici del
mondo privilegiato possiamo incidere attraverso il commercio
equo-solidale
e boicottaggio, reali strumenti di cambiamento.
Ognuno di questi esseri singolari e diversi
deve essere rispettato.
1 Nicole Brossard, La lettera
aerea, Estro Editrice, 1990
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