
Lilian Faderman
a Torino durante il Convegno "Storia, memoria,
narrazione esitenza lesbica tra società, immaginario
e letteratura nell’opera di Lilian Faderman".
Con Lillian Faderman (Università di Fresno, USA),
Margherita Giacobino, Liliana Ellena (Università
di Torino) e Liana Borghi (Università di Firenze).
Iniziativa inserita nel Programa Torino Capitale del
Libro, in collaborazione con le Biblioteche Civiche
torinesi, il Servizio per il superamento delle discriminazioni
basate sull’orientamento sessuale e sull’identità
di genere della Città di Torino, Università
di Torino, Dipartimento di Storia contemporanea, Lesb4Pride |
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Il libro >
Lillian Faderman, “Una
storia tutta per noi : un’antologia”,
raccolta e traduzioni a cura di
Margherita Giacobino, Il Dito e La Luna, Milano 2006,
pp. 256, euro 16 |
Opere di Lillian Faderman
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- “Speaking for Ourselves:
American Ethnic Writing” (con Barbara Bradshaw), Scott,
Foresman e Co, 1969.
- “Lesbian-Feminism in Turn-of-the-Century Germany:
Stories and Autobiographies” (con Brigitte Eriksson),
Naiad Press 1980.
- “Surpassing the Love of Men”, Morrow and Company
1981.
- “Scotch Verdict”, Quartet 1985.
- “Odd Girls and Twilight Lovers”, Columbia
University Press 1991.
- “Chloe plus Olivia”, Virgin Peguin 1994.
- “To Believe in Women: What Lesbians have done for
America - A History”, Houghton Mifflin 1999.
- “Naked in the Promised Land: A Memoir”, Houghton
Mifflin 2003. |
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La
storica Lillian Faderman ha contribuito in modo sostanziale
ad aprire – sia nell’ambito universitario che
presso il grande pubblico - un campo di studi avvolto dal
mistero: la storia lesbica. E di questo mistero ha svelato
“segreti, silenzi e bugie”, come la scrittrice
Adrienne Rich ha definito gli ingredienti del “mondo
comune delle donne”. Faderman afferma: “La storia
lesbica è stata, fino a pochissimo tempo fa, praticamente
inesistente. A generazioni di donne che si sono identificate
come lesbiche è mancata la dignità di una
storia, perché era impossibile, di fatto, scriverla”.
Adesso una scelta dei suoi testi, tradotti e commentati
da Margherita Giacobino per la casa editrice “Il Dito
e la Luna”, è appena uscita con il titolo “Una
storia tutta per noi” ed è stata presentata
nel corso di un convegno al Pride di Torino 2006, sottraendo
a sua volta il prezioso lavoro di Faderman all’oscurità
che finora lo aveva immeritatamente avvolto in Italia.
“Surpassing the Love of Men” (Incomparabile
all’amore degli uomini) del 1981, che le ha dato il
successo, è ormai diventato un classico. Durante
la stesura di questo libro, che copre l’arco temporale
dal Rinascimento all’epoca attuale, Faderman appura
che è “praticamente impossibile studiare la
corrispondenza di una qualunque donna del diciannovesimo
secolo”, sia in America che in Europa, “senza
scoprire, prima o poi nella sua vita, un appassionato legame
d’amore con un’altra donna”. E, in particolare,
lo studio del rapporto amoroso a metà Ottocento fra
la poeta Emily Dickinson e Sue Gilbert, in seguito pesantemente
censurato, le rivela l’esistenza di un contesto lesbico
molto diffuso e socialmente accettato nel periodo romantico.
Un tessuto femminile di solidarietà ed amore, codificato
nel “matrimonio bostoniano”, che la reazione
maschile alla “donna nuova” indipendente criminalizza
e patologizza dopo pochi decenni mediante un’aggressione
religiosa, politica e “scientifica” senza precedenti.
Ipotesi confermata dal suo libro successivo, “Scotch
Verdict” (Verdetto scozzese) del 1985. Qui Fardeman
analizza il processo intentato da una coppia di insegnanti,
Jane Pirie e Marianne Woods, che nel 1881 avevano fondato
una scuola femminile a Drumsbeugh, presso Edimburgo, contro
la nobildonna Helen Cumming Gordon. Quest’ultima,
nonna di una sedicenne che frequentava la scuola, le aveva
accusate di “condotta indecente” istigando i
genitori delle altre ragazze iscritte a ritirarle dall’istituto.
Il processo si era concluso nel 1819 a favore delle due
donne, condannando la Gordon a pagare un sostanzioso risarcimento
finanziario. Ma questo “happy end”, oltre un
secolo dopo, venne completamente stravolto dalla moralizzazione
punitiva con la quale raccontò la storia Lillian
Hellman nella commedia “The Children’s Hour”
del 1934, fonte del film hollywoodiano “Quelle due”
dell’inizio degli anni Sessanta in cui una delle insegnanti
si suicidava e l’altra tornava all’eterosessualità.
Epilogo radicalmente alterato, poiché nella realtà
Miss Pirie e Miss Woods vissero per sempre insieme felici
e contente.
“Odd Girls and Twilight Lovers” (Strane ragazze
e amanti crepuscolari) del 1991 è una storia della
vita lesbica nel XX secolo negli Stati Uniti. Da esempi
illustri di lesbiche “in the closet” (nell’armadio,
nascoste) come Eleonor Roosevelt, che per una buona parte
dei suoi anni da first lady ebbe una solida relazione amorosa
con la giornalista Lorena Hickok, Faderman passa all’analisi
delle “subculture” lesbiche degli anni Cinquanta
durante la caccia alle streghe maccartista, una fase in
cui “se la conformità politica era essenziale
alla sicurezza nazionale, la conformità sessuale
venne considerata, per una logica perversa del potere, non
meno essenziale”. Ma anche in quello che fu forse
“il peggior periodo di tutta la storia per le donne
che amano le donne” e che schedava gli omosessuali
come malati e/o pervertiti, le “butch”, le “femme”
e le “kiki” riuscirono a “sopravvivere
in un mondo ostile” creando una “geografia lesbica”
di bar, squadre di softball e feste private, destreggiandosi
tra raid della polizia e brutali aggressioni.
Faderman si è occupata con passione e cognizione
di causa anche di storia della letteratura lesbica, curando
nel 1994 “Chloe plus Olivia”, un’ampia
antologia dal XVII secolo ad oggi. Il titolo viene da un
brano di “Una stanza tutta per sé” (1929),
in cui Virginia Woolf immaginava una romanziera del futuro
che sarebbe stata capace di esplorare un territorio largamente
ignorato scrivendo sui rapporti delle donne tra loro, sulla
vita di Chloe con Olivia. Sottolinea Faderman nella prefazione
alla raccolta: “Woolf prediceva ciò che ai
suoi giorni le sembrava impossibile: una letteratura non
medica che avrebbe tolto la maschera al tema dell’amore
tra donne”. Proprio quello che è accaduto a
livello di massa quando le “amazzoni” del movimento
politico di liberazione delle lesbiche hanno infranto le
regole della “scrittura in codice” che la stessa
Woolf aveva praticato.
In “To Believe in Women: What Lesbians have done for
America” (Credere nelle donne: ciò che le lesbiche
hanno fatto per l’America), uscito nel 1999, Faderman
ha invece ricostruito il “debito simbolico”
con quelle lesbo-antenate storiche “che hanno lasciato
in eredità a tutte le donne il voto, l’istruzione
superiore, l’accesso alle professioni, e all’America
una coscienza sociale”.
Infine, nel libro “Naked in the Promised Land”
(Nuda nella terra promessa) del 2003, Faderman ha raccontato
anche la storia di se stessa. E’ nata nel 1940 nel
Bronx, a New York, da una ragazza madre ebrea immigrata
dall’Est dell’Europa, che aveva perso la sua
famiglia nell’Olocausto e lavorava in fabbrica. Da
giovanissima Lillian coltivò l’”American
Dream” di diventare una stella del cinema, naufragato
in un lavoro di spogliarellista mentre nascondeva il suo
lesbismo. Poi, dopo una strada irta di ostacoli, l’ascesa
sociale verso la sua attuale posizione di brillante accademica
e di scrittrice; e la decisione, nel 1975, di concepire
un bambino con l’inseminazione artificiale, allevandolo
con la sua amante. Una vicenda personale che, insieme ai
risultati delle sue ricerche, ha fatto di Faderman una sostenitrice
della teoria che “non ci sono costanti nel lesbismo”,
ma una perenne mobilità.
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