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GERUSALEMME,
29 Marzo 2007
La prima conferenza delle lesbiche arabo-israeliane si e' tenuta
ieri a Haifa tra le proteste del movimento islamico locale.
Circa 300 persone, incluse femministe ebree e arabe, hanno partecipato
al convegno, organizzato da Aswat,
un'organizzazione fondata cinque anni fa da tre lesbiche arabe
con lo scopo dichiarato di operare per sviluppare la consapevolezza
e assicurare la liberta' di espressione di tutti gli omosessuali
all'interno della societa' araba.
Le attiviste di Aswat
si dichiarano legate a una nazione sotto occupazione e vittima
del razzismo e si dicono impegnate in una battaglia per la liberta'
politica e sociale nella societa' araba.
Le partecipanti ai lavori hanno discusso dei problemi e delle
difficolta' che incontrano le arabe lesbiche circa le loro preferenze
sessuali e nell'esternarle in seno alla loro societa'.
Una delle partecipanti, secondo il quotidiano Haaretz, ha detto
di aver scelto di trasferirsi a Tel Aviv, col pretesto di proseguire
gli studi, ''per rispondere a molte delle domande che sono
emerse nella mia adolescenza'' ma che non poteva esprimere.''Molte
volte - ha detto - mi sono sentita come se fossi nella 'Diaspora'
pur trovandomi nella mia terra...Ho dovuto abbandonare il mio
villaggio per poter realizzare i miei orientamenti sessuali''.
L'organizzatrice della conferenza, Ruad Murkus, a proposito
delle forti misure di sicurezza che hanno circondato l'evento,
nel corso del quale era vietato fotografare le partecipanti, ha
detto: ''E' la prima conferenza del genere. Non c'e' dubbio
che il pubblico arabo rispetta le minoranze, ma per misura precauzionale
abbiamo ottenuto delle guardie perche' non sappiamo come potrebbero
reagire quelli che si oppongono alla nostra visione delle cose''.
Davanti alla sede della conferenza si erano raccolte alcune decine
di manifestanti, uomini e donne, del movimento islamico.''Le
azioni di queste donne - ha detto il deputato arabo Abbas Zakour
(Raam-Taal), che ha guidato la manifestazione - sminuiscono il
valore dell'essere umano e non sono accettate nel mondo musulmano
e palestinese''.
Ma secondo Aswat bisogna ''ascoltare le voci dei
vari gruppi all'interno della societa' araba''. Taglia corto
la femminista e direttrice di Aswat
Nabila Asfaniuli: ''Noi ci rifiutiamo di restare nell'oscurita'
dei cassetti e degli armadi. E' giunta l'ora di far sentire la
nostra voce''.
(ANSA). |