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  La strega
A cura di Daniela > una Strega

Il termine strega presenta una straordinaria forza evocativa.
Anche chi non possiede conoscenze specifiche sull’argomento non può fare a meno di pensare ad un mondo popolato di riti magici, stregonerie di vario genere e saperi occulti ed esoterici da una parte e inquisitori, processi e roghi purificatori dall’altra.
Il tutto orchestrato e diretto da due grandi registi: il primo invisibile e potente, invocato e temuto: Satana, il diavolo; il secondo non meno potente, e più che mai deciso a riaffermare il suo ruolo di guida dell’occidente cristiano: il Papato, la Chiesa.
L’ossessione della stregoneria si sviluppa lentamente dopo il XII secolo per poi esplodere in maniera definitiva alla fine del xv. Ma è nel Cinquecento che la persecuzione delle streghe diventa sistematica: a quest’impresa si dedicarono in maniera capillare gli inquisitori.
La chiesa si trova ad affrontare diversi e gravi problemi, soprattutto al suo interno, il disegno politico - religioso non è difficile da spiegare: la chiesa abituata da sempre ad esercitare un forte controllo sulla società aveva la necessità di riconsolidare il suo potere ed ampliare la sua sfera d’influenza e di controllo, e quindi una volta individuato uno strumento (l’inquisizione) ed il nemico (la strega) il gioco era praticamente fatto.
Nel 1484 il papa Innocenzo VIII promulga la bolla “Summis desiderantes affectibus” nella quale, deplorando la diffusione della stregoneria, autorizza gli inquisitori domenicani Kramer e Sprenger a sradicarla.
I due pubblicano tre anni dopo il “Malleus maleficarum”, il più grande e completo testo di demonologia antistregonesca nel quale si chiede alle autorità civili di aiutare concretamente gli inquisitori nel loro compito dei persecuzione della stregoneria.
Con il Malleus la persecuzione, esistente a livello locale, fa un salto di qualità divenendo ufficialmente autorizzata dalla chiesa, organizzandosi e coordinandosi a livello europeo.
Il testo dei due domenicani costituisce un mostruoso serbatoio teorico del quale si nutrirono le persecuzioni e che inaugurò la nefasta epoca dell’intolleranza dominata dai roghi e dalle persecuzioni di innumerevoli donne.
Il Malleus è strumento per comprendere la mentalità degli inquisitori, e di larga parte del ceto colto, nei confronti delle donne.
I presupposti per questo sterminio della razza femminile c’erano tutti, la donna negli scritti teologici, ma non solo, era descritta come una sorta di avanzo di lavorazione (la famosa costola di Adamo) di quella macchina perfetta che era l’uomo, causa dei mali del mondo e portatrice di ogni nequizia.
La donna è perversa, attratta più di ogni altro essere dagli allettamenti di satana per la sua struttura fisica difettosa: essa è nata dalla costola di un uomo e da questo difetto iniziale ne deriva che la donna deve per forza di cose recare danno al genere umano.
Per Sprenger e Kramer il male sta nel nome stesso della donna: femmina significa aver minor fede…ovviamente dell’uomo. Ne consegue che i più grossi sospetti ricadono sulle donne, e poiché dal semplice sospetto all’accusa aperta il passo è breve, sono passibili di ogni rigore stabilito contro gli eretici.
L’antifemminismo di Sprenger e Kramer, la loro misoginia, è un fenomeno del loro tempo che nasce da un sentire diffuso a livello sociale anche se l’inquietudine religiosa nei confronti delle donne non è una caratteristica esclusiva della fine del medioevo.
La demonizzazione della donna nasce dal timore maschile nei confronti della diversità femminile e in particolar modo dalla quasi totale ignoranza della complessa sessualità femminile.
L’idea della donna come rappresentante più sensuale e lussurioso della specie permeava tutta la cultura europea del medioevo e dell’inizio dell’era moderna.
Questa idea incontrò il favore del clero, si diffuse anche negli ambienti letterari e colti e fu largamente condivisa anche dalla gente comune che spesso era la prima a denunciare o ad accusare le streghe e testimoniare contro di loro.
A ciò contribuiva notevolmente il loro ruolo tradizionale nella società: non avevano né il potere politico né economico per difendere sé stesse, i loro interessi, il loro mondo e la loro alterità; e ancora meno avevano il potere legale o giudiziario per difendersi davanti ad un tribunale.
Anche se nei momenti più aspri nessun settore della popolazione può dirsi al sicuro dai sospetti, a fare da capro espiatorio è una figura ben precisa: la fattucchiera di campagna; da fattucchiera a strega il passo è breve.
Del resto la clientela che a loro si rivolgeva apparteneva ai ceti più vari, ma era accomunata dal fatto di avere desideri inconfessabili.
La strega assassina, distruttrice di matrimoni, procuratrice di aborti, infanticida, creatrice di legami adulterini, al tempo stesso evitava le crisi domestiche e interfamiliari celandone le possibili cause e svolgeva, quindi, un compito di valvola di sfogo sociale.
Stereotipo dominante è rappresentato dall’immagine della vecchia strega, la vecchia vedova.
Dietro l’immagine della megera sessualmente avida si nasconde una profonda paura maschile nei confronti della donna sessualmente indipendente ed esperta accompagnata al diffuso riconoscimento che gli uomini fossero non solo meno ardenti, ma anche meno potenti sessualmente delle donne quando raggiungevano l’età senile.
Inoltre, queste donne sfuggivano ai dettami ed al ruolo che la società’ patriarcale del tempo imponeva: erano donne senza legami paterni o maritali, spesso ostentavano la loro indipendenza, svolgevano professioni particolari, guaritrici, levatrici, cuoche ed infine, colpa quanto mai grave, erano sessualmente libere.
Molte di esse venivano denunciate ai tribunali ecclesiastici per crimini come quello di non andare in chiesa, violare il precetto del riposo festivo, bestemmiare, fornicare, prostituirsi, praticare l’aborto e l’adulterio, o praticare l’omosessualità.
Questa ricerca di spazi di autodeterminazione, che si esplicava attraverso forme di pensiero autonome e nella difficile conquista di una certa libertà d’azione, poneva il problema del riconoscimento della donna come soggetto politico.
Tutto ciò conduceva inevitabilmente verso la ribellione nei confronti dei poteri costituiti che per il mondo femminile erano veramente tanti: il potere politico maschile, il potere religioso maschile, il potere patriarcale, il potere maritale.
La donna-strega, nella società in cui viveva, era certamente un’anticonformista, un’eccentrica, che per caratteristiche fisiche o comportamentali si distaccava nettamente dal resto della comunità e questo inevitabilmente attirava su di essa le attenzioni, le paure, le ansie e le frustrazioni di coloro che, in pratica tutta la comunità, si riconoscevano solo nel simile o meglio distruggevano la diversità.
Non potevano essere fatte concessioni che avrebbero, forse, prodotto risultati non controllabili: e poi, da sempre, ogni ribellione impone la reazione, per cui la risposta delle varie autorità si dispiegò, dapprima creando il clima di ossessione e di sospetto verso queste donne e poi, in un secondo momento, dando inizio alla più spietata repressione femminile che la storia ricordi.
La caccia alle streghe promossa e organizzata dalle autorità ecclesiastiche, spesso agevolata dalle autorità civili presenta bilancio spaventoso: furono celebrati oltre 200.000 processi, ed oltre 100.000 donne finirono sul rogo con l’accusa di essere in combutta col diavolo.
I tempi paiono cambiati, la chiesa si è, per certi aspetti, modernizzata e comincia a riconoscere e chiedere scusa per gli errori commessi in passato.
Sinora però nulla è stato fatto o detto nella direzione del riconoscimento dei tragici errori compiuti nel mandare al rogo centinaia di migliaia di donne innocenti, colpevoli spesso solamente di voler essere se stesse.
Il perché lo sappiamo tutte.

 

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