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Omaggio a Jane Rule scrittrice lesbica, scomparsa il 27 novembre
2007 a cura di Rosanna Fiocchetto e Luki Massa
Jane Rule > Una vita orgogliosa
di Rosanna Fiocchetto
Jane Rule, foto di Betty Fairbank
Diceva di
se stessa: “Non sono una scrittrice che se ne sta
seduta a scoprire cosa pensa”. Non voleva essere
considerata una intellettuale e preferiva intrecciare
arte e vita, libertà personale e responsabilità
sociale, ma rifiutando etichette di partito: “I
politici in realtà devono rigovernare la casa.
Bisogna farlo ogni settimana. Io non lo trovo interessante,
proprio come non trovo interessante spazzare il pavimento
ogni settimana. Lo faccio e basta. Voto, ma preferisco
lavorare dovunque ci sia una possibilità di cambiare
le cose. Lavoro con le lesbiche, con i gay, con il movimento
delle donne. Credo veramente che si possa cambiare la
società attraverso i contro-movimenti. Noi siamo
testimoni viventi di questo”. La scrittrice lesbica
Jane Rule è stata una protagonista di questo cambiamento,
con la penna e con le azioni. E continuerà a farlo
con le opere che ci ha lasciato, anche dopo la sua morte.
Si è spenta nella notte fra il 27 novembre e il
28 novembre 2007, a 76 anni, per le conseguenze di un
cancro al fegato, nella sua casa di Galiano Island, davanti
alla costa della Columbia Britannica (Canada), dove risiedeva.
Jane Vance Rule era nata il 28 marzo 1931 a Plainfield,
nel New Jersey (Usa), da Carlotta Jane Hink e da Arthur
Richards Rule. Cresciuta come un “tomboy”,
un maschiaccio, grazie al suo fisico atletico e alla sua
alta statura, lesse a 15 anni “Il pozzo della solitudine”
di Radclyffe Hall e più tardi rievocò umoristicamente
il suo impatto con il primo libro lesbico
sul quale fosse
riuscita a mettere le mani: “all’improvviso scoprii
di essere una freak, un mostro genetico, un membro di un terzo
sesso…". Jane decise allora di cambiare la storia,
portando nella letteratura immagini lesbiche positivamente consapevoli
di sé, inserite nell’esistenza quotidiana e nei suoi
problemi, ma con un sogno realizzabile di felicità e di
autoaffermazione. Si laureò nel 1952 al Mills College,
“studiando le grandi bugie per imparare a dire la verità”.
Per ampliare le proprie conoscenze, segui’ una sua amante
in Inghilterra, frequentando l’University College di Londra
e lavorando al suo primo romanzo. Tornata negli Stati Uniti dopo
un anno, venne ammessa al Writing Department della Stanford University.
Ma, delusa dal maschilismo imperante nella scuola, l’abbandonò
dopo pochi mesi.
Nell’estate
del 1954 accettò un posto di insegnante alla Concord
Academy, una scuola privata per ragazze nel Massachusetts.
Qui incontrò e si innamorò della donna della
sua vita: Helen Sonthoff, docente di scrittura creativa
e letteratura, con la quale vivrà un rapporto appassionato
e solidale per 45 anni, fino alla morte di lei. Helen,
quarantenne, era sposata. Il “coup de foudre”
per la venticinquenne Jane la spinse a rivoluzionare la
propria esistenza, divorziando ed emigrando insieme a
lei in Canada, a Vancouver, nel 1956. Qui le due donne
trovarono un clima ben diverso dal maccarthysmo che in
quel periodo soffocava gli Stati Uniti. Mentre Helen insegnava
alla University of British Columbia, Jane svolgeva una
eterogenea serie di lavori che le permettevano di scrivere.
In seguito, dal 1958 al 1976, insegnò anche lei scrittura
creativa e inglese alla UBC. Entrambe diventarono cittadine canadesi
all’inizio degli anni Sessanta.
Nel 1964
Jane pubblicò il suo primo romanzo lesbico: “Desert
of the Heart” (in italiano “Cuori nel deserto”,
edizioni Zoe, 1996).
Il libro – che Jane aveva fatto leggere prima di
tutto ai suoi familiari, ricevendone caldi complimenti
per il suo coraggio e la rassicurazione, da parte di sua
madre, che eventuali reazioni di pregiudizio sarebbero
state “un loro problema, non il tuo” - ebbe
una pubblicazione tormentata. Per tre anni venne rifiutato
dagli editori canadesi e americani. Infine l’editore
MacMillan, che lo accettò nel 1961, pretese molti
cambiamenti temendo denunce o la censura. I colleghi di
università di Jane evitavano di parlarne. Quando
Rule rischiò di perdere il suo lavoro, la difesero
con l’argomento che “non tutti gli autori
di gialli sono necessariamente degli assassini”.
La legge che criminalizzava l’omosessualità
infatti era ancora in vigore in Canada, e venne abolita
solo l’anno seguente. Il movimento lesbico, quando
il libro usci’, era ancora allo stadio di latenza;
cosi’, per i giornalisti, Jane Rule si trasformò
nella referente principale sul tema dell’omosessualità:
“Per i media, diventai l’unica lesbica in
Canada, un ruolo che accettai gradualmente e in modo molto
riluttante, e che usai per educare la gente come potevo…
Per i miei intervistatori non ero una scrittrice, ma solo
una deviante sessuale”.
Soltanto agli inizi degli anni Settanta Jane trovò, oltre
che un pubblico lesbico entusiasta, anche compagne di lotta allo
scoperto. “Desert of the Heart”, sotto questo profilo,
costitui’ un sostanzioso incitamento positivo, essendo un
“romanzo di coming out” in cui alla scoperta del proprio
lesbismo si accompagnava il confronto con il contesto familiare
e sociale, al di fuori della clandestinità. Inoltre, come
ha fatto notare Bonnie Zimmerman: “Jane Rule fu la prima
romanziera lesbica a rifiutare l’affermazione che le lesbiche
sono donne che non risolvono mai la crisi edipica o che sono regredite
ad uno stadio infantile di sessualità. In ‘Desert
of the Hearth’, le amanti all’inizio agiscono la relazione
paradigmatica tra madre e figlia (…) Confinate entro le
convenzioni freudiane, evadono un rapporto lesbico reciprocamente
adulto. Ma alla fine ciascuna supera il suo bisogno di giocare
un ruolo, e camminano insieme verso un futuro aperto e indefinito”.
Alla sua opera più famosa seguirono altri romanzi,
racconti, saggi sulla letteratura lesbica. A 43 anni Jane lasciò
l’insegnamento, diventando una scrittrice “a tempo
pieno”. Uno dei frutti di questa scelta fu la pubblicazione
di “Lesbian Images” (1975), il primo tentativo di
divulgare la conoscenza della scrittura lesbica e di analizzarla
sia da un punto di vista di genere, sia da un punto di vista letterario,
e rispetto alle “immagini lesbiche proiettate”. Caposaldo
prezioso dell’eredità lasciataci da Jane Rule, esso
è anche una lucida testimonianza personale sulla condizione
di “scrittrice lesbica”, sui “pregiudizi velati
nel linguaggio letterario” o sul suo “imbarazzato
silenzio”, una sfida aperta al mondo accademico in cui Rule
era inserita; e “una pietra miliare nella critica lesbica”
(Zimmerman). Ai profili di dodici autrici cui Rule dedica singoli
capitoli (Radclyffe Hall, Gertrude Stein, Willa Cather, Vita Sackville-West,
Ivy Compton-Burnett, Elizabeth Bowen, Colette, Violette Leduc,
Margaret Anderson, Dorothy Baker, May Sarton, Maureen Duffy),
seguono un excursus di quattro decenni di narrativa lesbica contemporanea,
con brillanti notazioni su autrici come Djuna Barnes, Patricia
Highsmith e Isabel Miller, e una sezione sulla saggistica lesbica
recente, che cominciava appena a prendere voce. Gillian Spraggs
ha elogiato il suo approccio critico: “Per Rule le ‘verità’
letterarie sono sempre plurali; nessuna prospettiva personale
è la stessa di un’altra, e l’individualità
della visione di chi scrive è una cruciale garanzia della
sua autenticità e del suo valore (…) Il risultato
è un libro di considerevole generosità e fascino”.
Nel 1976 Jane Rule e Helen Sonthoff si trasferirono sull’isola
di Galiano, che non lasciarono più se non per brevi periodi
invernali trascorsi nei deserti meridionali della California o
dell’Arizona. E per visitare le amiche scrittrici che Jane
aveva “bisogno di vedere” almeno una volta all’anno,
come Marie-Claire Blais, Margaret Atwood, Margaret Laurence. Rispetto
a questa scelta, ha raccontato Rule in una intervista: “Uno
dei personaggi dei miei libri dice: “ ‘Se ci fosse
una città chiamata Away, ci andrei subito’. Galiano
per me è una specie di fortezza. Cominciavo a sentirmi
sopraffatta in città, non riuscivo a condurre la mia propria
vita. Qui invece posso passare il tempo come desidero”.
Sull’isola, la fama di Jane era rafforzata da quella della
sua piscina, aperta a tutti i bambini del vicinato sotto il suo
sguardo attento di “bagnina”. La piscina era la “medicina”
di Jane, permanentemente sofferente di forti dolori alla schiena
a causa di una grave forma di artrite: nuotare ogni giorno le
risparmiava la sedia a rotelle che le era stata profetizzata.
Nel 1986 la regista Donna Deitch portò sullo schermo il
più noto romanzo di Rule: il film “Desert Hearts”,
intepretato da Helen Shaver e Patricia Charbonneau, diventò
subito un “cult” e stimolò numerose ristampe
del romanzo, con migliaia di copie vendute e traduzioni in parecchi
paesi europei. Ciò che rendeva ancora attuale il libro,
come ha ben analizzato Margherita Giacobino, era il “viaggio
di cambiamento alla ricerca di sé” attraverso l’incontro
delle due protagoniste, vividamente disegnate, e delle loro differenze,
la loro intensa comunicazione mediante un “linguaggio lesbico”
che mette in discussione e smantella le regole di quello eterosessuale.
Il testo tornò ad ispirare come “per contagio”
anche altre nuove autrici lesbiche.
La scrittrice inglese Caeia March lo cita come il primo romanzo
lesbico che avesse mai letto: “Sento ancora il calore del
deserto; l’amore delle due donne l’una per l’altra;
il peso della macchina cambiamonete che la più giovane
sorregge nel casinò. Non ricordo se proprio quel particolare
libro mi spinse a desiderare di scrivere un romanzo lesbico, ma
ricordo di aver pensato che era scritto specialmente per me. Fu
meraviglioso leggerlo” (da “What Lesbians do in Books”,
a cura di Elaine Hobby e Chris White, “The Women’s
Press”, London 1991, p. 243). Anche Gillian Spraggs, nel
suo lungo saggio dedicato a “Desert of the Hearth”,
ricorda “l’eccitamento” provato alla sua prima
lettura, e nota che oltre ad essere una “lesbian love story”
è “una riflessione sul significato dell’amore,
e dell’essere lesbica”. Rule, nelle sue pagine, entra
anche “nel campo culturale della cristianità tradizionale”,
evocando le immagini di dannazione presenti nella “normale”
educazione ed esorcizzandole, rivisitando ironicamente il mito
di Sodoma. Spraggs, nella sua analisi del romanzo, lo accosta
per questa strategia a “Virgil, Non” (1985) di Monique
Wittig, pubblicato vent’anni dopo, nonostante gli altri
elementi che rendono molto diverse le due opere. Spraggs conclude:
“Rimane un libro da celebrare. Innanzitutto per l’integrità
e il coraggio della sua autrice, che, rifiutando la protezione
di uno pseudonimo, mise a rischio il suo lavoro di insegnante
universitaria, e quasi lo perse. In secondo luogo, per come la
relazione sessuale tra le due donne viene trattata in modo inequivocabilmente
affermativo. E’ difficile da ricordare, ora, quanto insolito
questo fosse all’epoca… Nei primi anni Sessanta, quando
il libro venne pubblicato, era una cosa rara come una cometa”.
Purtroppo Rule non poté approfittare del rinnovato
successo per rilanciarsi come scrittrice. All’inizio degli
anni Novanta fu costretta a smettere di scrivere professionalmente
a causa dell’effetto dei farmaci anti-infiammatori che era
costretta ad assumere, e anche per le cattive condizioni di salute
di Helen, malata di osteoporosi. Scriveva ancora; ma “per
piacere”, e “per se stessa”, senza impegno;
perché, diceva con il solito umorismo, “invecchiare
prende un sacco di tempo”.
Nel 1995 accettò di farsi filmare nel documentario biografico
"Fiction and Other Truths: A Film about Jane Rule" 1995,
di Lynne Fernie e Aerlyn Weissman, seguito dall’altro documentario
“Jane Rule… writing” (1997) di Lynne Fernie.
La sua amata compagna Helen mori’ il 3 gennaio 2000, a 83
anni. Jane continuò sempre a cambiare la sua foto, che
teneva sulla scrivania, ad ogni mutamento di stagione: una “seasonal
picture”, come la chiamava, per sentirla tuttora vicina
e presente.
Nel 1998 a Rule è stato assegnato l’Order of British
Columbia, e nel 2007 l’Order of Canada. Onorificenze prestigiose,
attribuite per i suoi meriti letterari e sociali. Ricevendo l’ultima,
ha detto: “Ho scelto il Canada oltre cinquant’anni
fa, ed è bello che il Canada abbia scelto me”. Nel
settembre 2007 le era stato diagnosticato un cancro al fegato
in fase ormai avanzata. Rule ha rifiutato altri esami e cure invasive
che l’avrebbero allontanata dalla sua isola. Ha continuato
a nuotare fino all’ultimo, e solo negli ultimi quindici
giorni della sua vita si è persuasa a mettersi a letto;
ma, come ha riferito una delle amiche che si sono prese cura di
lei, non senza mettere sul comodino una bottiglia di whisky, una
scorta di cioccolato e le centinaia di lettere d’amore ricevute.
La sua biografa Marilyn Schuster ha documentato come i
suoi romanzi abbiano fornito un modo di “scrivere e leggere
lesbica” che resiste ai discorsi dominanti sul genere e
sulla sessualità. E, ricordandola, Sandra Martin afferma:
“Ha esplorato il conflitto tra desiderio e convenzioni,
e la costrizione che la paura può esercitare sull’intimità,
sulla gioia e sulla libertà. La sua narrativa rientra nella
categoria del realismo sociale, ma è sempre condotta dai
personaggi piuttosto che dalla polemica.
Di solito in essa interagiscono personaggi omosessuali ed
eterosessuali, spesso comunitariamente, per rappresentare
la posizione dell’artista nella società o
per mettere a confronto oppressione burocratica e differenza.”
Bonnie Zimmerman, a questo proposito, ha sottolineato
la visione “universalista” e “umanista”
di Rule, tendente a rappresentare micromodelli sociali
di “empatia e inter-soggettività”.
Martin osserva: “Durante la sua esistenza, ha fatto
parte di due grandi rivoluzioni sociali e culturali: la
de-criminalizzazione dell’omosessualità e
l’ascesa internazionale della letteratura canadese”.
Infatti, ai tempi dell’immigrazione di Rule, a metà
degli anni Cinquanta, il codice penale dello stato puniva
ancora l’”attività omosessuale”
con cinque anni di carcere.
Jane Rule fu tra coloro che lottarono con la visibilità
e con la protesta civile contro questa situazione oppressiva e
persecutoria, e fu anche grazie alla sua azione e alla sua incidenza
culturale che oggi il Canada può essere considerato uno
dei paesi al mondo più progressisti nell’ambito dei
diritti umani. Il suo contributo a sostegno delle campagne anti-discriminazione,
la sua rubrica sulla rivista di liberazione gay “The Body
Politic”, tenuta con il titolo “So’s Your Grandmother”
dal 1979 al 1985, il suo costante appoggio delle lotte e delle
strutture comunitarie lgbt (come nel caso della sua testimonianza
nel 1994 davanti alla Corte Suprema a favore della libreria “Little
Sister’s”), si inserirono in un apporto politico sempre
aperto e generoso, per quanto critico rispetto ad obbiettivi che
non condivideva pienamente.
Ad esempio,
personalmente è sempre stata contraria alle leggi
sulle unioni civili gay e lesbiche. Nel 2001, quando in
Canada era stata approvata una legge sui “common
law partners” che concedeva ai conviventi dello
stesso sesso determinati diritti, ma con l’obbligo
di certificarsi fiscalmente come coppia, Rule aveva motivato
il suo dissenso in una intervista e in un saggio pubblicato
sulla rivista “BC Bookworld” (primavera 2001):
“Essere costretti nella gabbia eterosessuale dell’accoppiamento
non è un passo avanti ma un passo indietro verso
le definizioni dei rapporti imposte dallo stato.
Dovremmo aiutare i nostri fratelli e sorelle eterosessuali
a uscire dalle loro prigioni definite dallo stato, non
entrarci anche noi volontariamente, raggiungendoli …
Dovremmo accettare tutti la responsabilità verso coloro
che sono necessariamente dipendenti, i bambini, gli anziani, i
malati e i disabili, assicurandoci che le nostre tasse vengano
spese per la loro cura. Ma non dovremmo avere alcuna parte nel
sostegno di leggi che incoraggiano rapporti ineguali tra adulti,
dipendenze non necessarie, false posizioni di potere… I
diritti umani sono una responsabilità centrale del governo.
Il regolamento delle relazioni umane adulte non lo è…
L’accoppiamento imposto dallo stato non ci rende più
rispettabili agli occhi di chi gode nel giudicare… Quelli
di noi che vogliono legalizzare i loro rapporti per la protezione
dei nostri figli, per la nostra sicurezza, per qualunque ragione,
dovrebbero avere il diritto di farlo, ma non a spese dell’imposizione
di una condizione su tutto il resto di noi. Quello che abbiamo
adesso non è né il diritto di sposarsi, né
il diritto di rimanere privati e indipendenti nei nostri rapporti.
Che genere di vittoria è?”.
Jane of the Heart
di Luki Massa
Il film "Desert Hearts", diretto da Donna Deitch
nel 1985 e tratto dal libro “"Desert of the
Heart”" del 1964 di Jane Rule, è il
film simbolo della rinvigorita produzione di cinema lesbico
degli anni Ottanta. Produzione che appunto in quegli anni
fa un salto di qualità e quantità, grazie
alla continua "resistenza" contro la relegazione
all'invisibilità della lesbica nel cinema degli
anni passati e grazie soprattutto alla nascita dei Lesbian&Gay
Film Festival nel mondo. Ambientato negli anni Cinquanta
nel Nevada, "Cuori nel Deserto" traspone in
un'atmosfera country lo spirito tipico degli anni Ottanta.
L'amore, nonostante gli ostacoli sociali, alla fine trionfa.
Desert Hearts video
>
Grazie al libro di Jane Rule vediamo finalmente una sospirata
fiction con un happy end, un film che racconta un amore lesbico
nella sua semplicità, pur sottolineando le pressioni sociali
e le difficoltà da superare, dovute anche al periodo fortemente
oscurantista di quegli anni.
Nel 1995 Jane Rule accettò di farsi filmare nel documentario
biografico "Fiction and Other Truths: A Film about Jane
Rule", per la regia di Lynne Fernie e Aerlyn Weissman,
due registe che ci hanno regalato documentari bellissimi e molto
importanti per l'arricchimento della nostra "herstory".
Uno tra tutti: " Forbidden Love: The Unashamed Stories
of Lesbian Lives" ci racconta la vita delle lesbiche canadesi
negli anni Cinquanta e Sessanta attraverso le loro voci e le
copertine dei libri lesbian pulp dell'epoca. Da citare anche
Rina Fraticelli, una delle produttrici più interessanti,
di questi e altri documentari importanti.
"Fiction and Other Truths: A Film about Jane Rule",
proiettato a Bologna nel 1997 all'interno del Festival Immaginaria,
racconta il modo di affrontare il mondo di Jane Rule. Alternando
interviste con e su Jane Rule a rievocazioni drammatizzate delle
sue opere, il documentario ritrae l'intelligenza, la saggezza
e l'immaginazione della scrittrice, dai suoi anni di formazione
negli Stati Uniti al suo trasferimento in Canada durante l'era
McCarthy, alle sue continue lotte contro la censura di tutti
i tipi, inclusa la sua difesa del giornale "The Body Politic"
e dell'omosessualità.
Foto tratte da: "Jane Rule...
writing"
Nel 1997 Jane Rule partecipa ad un altro documentario "Jane
Rule… writing", anch'esso girato da Lynne Fernie.
In questo documentario la scrittrice parla dell'arte e del processo
di scrivere racconti con la critica Marilyn Schuster, con passione
e humor, ponendo l'arte del racconto al centro di questo video.
Rule parla delle idee che ispirano i suoi romanzi, della genesi
dei suoi personaggi, della propria convinzione nel valore della
comunità e del proprio impegno, durato tutta la vita,
di "dire la verità" sulle paure e le complessità
del cuore umano. Marilyn Schuster porta nella discussione il
punto di vista della critica letteraria, tracciando alcuni dei
temi principali della scrittura di Rule e situandoli all'interno
delle tradizioni della letteratura contemporanea delle donne,
lesbica e gay.
Questi documentari ci raccontano bene un altro aspetto di Jane
Rule, orgogliosa artista lesbica.
Sul sito del National Film Board of Canada Production potete
trovare il video clip "Jane
Rule… writing"
Opere di Jane Rule:
· “Desert of the Hearth” (1964); traduzione
italiana “Cuori nel deserto”, Edizioni Zoe, Forli’
1996.
· “This Is Not For You” (1970)
· “Against the Season” (1971)
· “Lesbian Images” (1975); Crossing Press 1982.
· “Theme for Diverse Instruments” (1975)
· “The Young in One Another's Arms” (1977);
Arsenal Pulp, 2005
· “Contract With the World” (1980); Naiad 1982
· “Outlander” (1981)
· “Inland Passage and Other Stories” (1985)
· “A Hot-Eyed Moderate” (1985)
· “Memory Board” (1987)
· “After the Fire” (1989) Premi e riconoscimenti:
1978 Canadian Authors’ Association Award for Best Novel,
per “The Young in One Another’s Arms”
1978 US Gay Academic Union Literature Award
1978 Benson and Hedges Award for Best Short Stories
1978 Literary Award of the Gay Academic Union
1991 Canadian Institute for the Blind Talking Book of the Year,
per “After the Fire”
1983 US Fund for Human Dignity’s Award of Merit
1996 Terasen Lifetime Achievement Award
1998 Order of British Columbia
2007 Alice B Reader’s Appreciation Award
2007 Order of Canada
Scritti e documentari su Jane Rule:
- Maureen Brady, “A Vision of Central Value:
The Novels of Jane Rule”, in “Resources for Feminist
Research”, 12:1, marzo 1983.
- Bonnie Zimmerman, “The Safe Sea ow Women – Lesbian
Fiction 1969-1989”, Beacon Press, Boston, Mass., 1990,
pp. 94-95 e 161-163.
- Marilyn Schuster, "Strategies for Survival: The Subtle
Subversion of Jane Rule", in “Feminist Studies”
7.3 (Fall 1991), pp. 431-450.
- Gillian Spraggs, "Hell and the Mirror: A Reading of Desert
of the Heart", in “New Lesbian Criticism: Literary
and Cultural Readings”, a cura di Sally Munt, Columbia
University Press, New York 1992, pp. 115-131.
- “Sexual Practice, Textual Theory – Lesbian Cultural
Criticism”, a cura di Susan J. Wolfe e Julia Penelope,
Blackwell, Cambridge e Oxford 1993.
- “The Penguin Book of Lesbian Short Stories”, a
cura di Margaret Reynolds, Penguin, New York e Londra 1993.
Comprende il racconto di Jane Rule “His Not Hers”
(1985), pp. 240-250.
- “Chloe Plus Olivia – An Anthology of Lesbian Literature
from the Seventeenth Century to the Present”, a cura di
Lillian Faderman, Penguin, New York e London 1994. Comprende
il racconto di Jane Rule “In the Attic of the House”
(1985), pp. 655-664.
- “Fiction and other truths: A Film about Jane Rule"
(1995), di Lynne Fernie e Aerlyn Weissman
- “Detained at Customs: Kane Rule Testifies at the Little
Sister’s Trial”, Lazara Press, 1995.
- Marilyn Schuster, “Passionate Communities: Reading Lesbian
Resistance in Jane Rule’s Fiction”, Cutting Edge,
Canada 1999.
- Margherita Giacobino, “Orgoglio & Privilegio –
Viaggio eroico nella letteratura lesbica”, Il Dito e La
Luna, Milano 2003, pp. 77-85.
- “Jane Rule... writing” (Canada, 1997), documentario
di Lynne Fernie.
- Sandra Martin, “Jane Rule, 76”, in “The
Globe and Mail”, 28 novembre 2007.