Le
donne di Carta

Barbara Romagnoli, Anna Pizzo, Rosa Mordenti, Antonella Tancredi,
Barbara Pacini, Valentina Fanelli
Chissà se è vero che dalla Santa sede hanno telefonato
a tutti i parlamentari cattolici che si apprestavano a votare
la legge sulle tecniche di riproduzione assistita. Comunque, alla
fine, l’Italia si ritrova una legge che dà accesso
alle tecniche di riproduzione assistita solo alle coppie eterosessuali,
sposate, in età fertile. Che vieta la fecondazione eterologa,
ossia fuori dalla coppia “riconosciuta”. Riconosce
“i diritti” dell’embrione, e quindi contrasta
con la legge sull’aborto. Stabilisce rigide limitazioni
alla conservazione degli embrioni stessi. Prevede l’impianto
obbligatorio, nell’utero di una donna, anche di un embrione
malato (per difenderne “i diritti”?). Indigna gran
parte della comunità scientifica italiana.
Una legge ignobile, insensata, medievale, che mette in pericolo
la libertà e la salute della donna. Come si può
legiferare sul desiderio di fare figli?
Serve, invece, porre rimedio allo scandalo tollerato e, in molti
casi, favorito e perpetuato nel tempo che ha fatto del giusto
desiderio di maternità un mercato incontrollato. Stabilire
seriamente i limiti della ricerca medica, per evitare che diventi
sperimentazione selvaggia e violenta sul corpo delle donne, soprattutto
nei centri privati. Far valere il principio di un accesso alle
tecniche di riproduzione assisitita per tutte le donne che hanno
problemi riproduttivi.
Nei palazzi di Camera e Senato è stato compiuto un passo
grave e irresponsabile. Che riporta indietro di decenni il paese
in fatto di diritti, libertà e responsabilità individuali.
La legge è passata anche grazie (anzi soprattutto grazie)
all’arretramento culturale di politici (magari ex radicali,
che si vantano in campagna elettorale delle battaglie per il divorzio
e l’aborto) della cosiddetta opposizione, che fanno dei
diritti delle donne “una questione di coscienza”.
Parliamone, confrontiamoci, diffondiamo iniziative, apriamo un
confronto laico. I movimenti che si battono per la pace e per
un mondo diverso dovrebbero far diventare questo tema un’altra
delle loro (nostre) priorità. O no?
Tratto da Carta > http://www.carta.org/ |
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