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Bologna > Infinite Donne

Fuoricampo  
dice

NO
a  
  tutte    
    le guerre!

Fuoricampo non riconosce nella guerra uno strumento di risoluzione dei conflitti. Le guerre colpiscono le donne, le bambine, i bambini, gli uomini e gli animali indiscriminatamente senza intelligenza alcuna. Senza dimenticare che le ragioni che scatenano le guerre o gli interventi armati umanitari mascherati sotto diverse forme sono ragioni sempre lontane dalle popolazioni che ne sono vittima. Allo stesso modo non accettiamo nessuna forma di terrorismo, di fondamentalismo, di violazione dei diritti umani perpetrata nei confronti delle donne, delle bambine e dei bambini e degli uomini.
Essere contro la guerra significa ritenere che esista un’alternativa ai rapporti di forza che generano conflitti; significa non porsi nel sistema di potere che inevitabilmente contrappone forza a forza, pensare ed agire “un altro mondo possibile”.
Per questo riconosciamo l’importanza del costruire relazioni e iniziative con altre associazioni di lesbiche e di donne che si riconoscono nella pratica del pacifismo.

Infinite donne contro tutte le guerre

Facciamo parte di un coordinamento di gruppi lesbici e femministi di culture e percorsi diversi, dal nome Infinite donne contro tutte le guerre, nato a Bologna nell'ambito dell'8 marzo 2003, per dedicare il nostro impegno, le nostre energie, alla visibilità e alla diffusione del punto di vista delle donne e delle lesbiche sui temi che riguardano la vita di tutte.
Con la nostra presenza, con le parole e le scelte in un agire di 365 giorni all'anno per diritti, spazi e libertà che ogni giorno vengono fortemente limitati e contro le guerre quotidiane portate nei confronti delle donne: violenze fisiche e psicologiche, discriminazioni sociali e politiche, attacchi all'autodeterminazione e ai diritti acquisiti, costruendo azioni, percorsi, mobilitazioni per dire che l'unica politica possibile è costruire la pace e la solidarietà.
Contro tutte le guerre e la cultura militarista perché da essa deriva solo emarginazione, razzismo, violenza, distruzione e sofferenza.

 


Esistono diversi gruppi di donne
in Italia e nel resto del mondo che
si occupano di queste tematiche
di cui vi segnaliamo alcuni siti:

Donne in nero

Convenzione di Donne
contro le guerre

Donne palestinesi ed ebree
che lavorano per costruire
la pace.
 


Marcia mondiale delle donne

Feminist Peace Network

RAWA, l'Associazione Rivluzionaria delle donne dell'Afghanistan

Women War Peace

Articoli e foto tratti dal sito del RAWA

Biografia della martire Meena, leader fondatrice di RAWA
MEENA (1956-1987) è nata a Kabul.
Durante il suo periodo scolastico, gli studenti a Kabul e in altre città afghane erano profondamente impegnati in attività sociali e nei crescenti movimenti di massa. Meema ha lasciato l'univeristà per dedicarsi come attivista sociale ad organizzare le donne ed educarle. Perseguendo la sua causa per ottenere il diritto alla libertà e all'espressione e conducendo attività politiche, Meena ha posto le basi per la fondazione di RAWA nel 1977. Questa organizzazione intendeva dare voce alle donne dell'Afghanistan private dei loro diritti e costrette al silenzio. Meena cominciò una campagna contro le forze russe e il loro regime fantoccio nel 1979 e organizzò numerose marce e incontri nelle scuole, college e nell'Università di Kabul per mobilizzare l'opinione pubblica. Un altro grande servizio reso da lei alle donne afghane è stato il lancio di una rivista bilingue Payam-e-Zan (Il messaggio delle donne) nel 1981. Per mezzo di questa rivista RAWA ha potuto lanciare con coraggio ed efficacia la causa delle donne afghane. Payam-e-Zan ha costantemente denunciato la natura criminale dei gruppi fondamentalisti. Meena ha anche organizzato le scuole Watan per i bambini rifugiati , un ospedale e centri di artigianato per donne rifugiate in Pakistan per sostenere finanziariamente le donne afghane. Alla fine del 1981, su invito del Governo francese, Meena ha rappresentato il movimento afghano di resistenza al Congresso del Partito Socialista Francese. La delegazione sovietica presente al Congresso, guidata da Boris Ponamaryev, ha lasciato la sala con vergogna quando i partecipanti applaudivano e Meena mostrava il segno di vittoria. Oltre alla Francia lei ha visitato anche vari altri paesi europei e incontrato le personalità più importanti. Il suo lavoro sociale attivo e la sua difesa effettiva contro le posizioni dei fondamentalisti e del regime fantoccio hanno provocato l'ira dei russi e dei fondamentalisti e lei fu assassinata da agenti del KHAD (il braccio aghano del KGB) e i loro complici a Quetta in Pakistan, il 4 febbraio 1987.


Alle origini del Rawa

Prima del colpo di Stato diretto da Mosca nell'aprile del 1978 in Afghanistan, le attività del Rawa erano limitate all'agitazione per i diritti delle donne e la democrazia. Ma dopo il colpo di stato e particolarmente dopo l'occupazione sovietica dell'Afghanistan, nel dicembre 1979, Rawa fu direttamente coinvolta nella guerra di resistenza. In contrasto con l'assoluta maggioranza dei "Guerriglieri della libertà", fondamentalisti islamici della guerra antisovietica di resistenza, Rawa fin dall'inizio chiedeva a viva voce Democrazia.

Le invasioni contro gli invasori sovietici e i loro alleati, e più tardi contro i fondamentalisti e le denunce dei loro tradimenti e dei loro crimini, hanno caratterizzato le attività politiche del Rawa.
Fu in conseguenza alla battaglia e all'agitazione antisovietica - si legge in un documento pubblicato sul sito www.rawa.org - che Rawa fu condannata e perseguitata dai sovietici e dai loro sostenitori mentre i fondamentalisti islamici vantavano il loro odio verso la nostra organizzazione per le nostre istanze democratiche secolariste e antifondamentaliste.
L'atteggiamento del nostro popolo non compromesso verso questi due nemici ci è costato caro come testimoniano il martirio della nostra leader fondatrice e di un grande numero di nostri attivisti. Ma noi abbiamo con forza resistito e continuiamo a resistere con i nostri principi nonostante i colpi mortali che abbiamo subito>.
Dal rovesciamento del regime fantoccio imposto dai sovietici nel 1992, il fulcro della battaglia politica di Rawa è tutto contro la politica e le atrocità criminali dei Talebani fondamentalisti e ultrafondamentalisti in generale e contro il loro orientamento incredibilmente ultra maschilista.

Rawa, il coraggio di resistere

Durante l'occupazione russa, Rawa ha distribuito opuscoli anti-russi, organizzato dimostrazioni e scioperi nelle scuole e nelle università, aperto scuole e ospedali per i profughi, ha pubblicato e distribuito "Payam-e-Zan" (Il Messaggio delle Donne, giornale bilingue), ha permesso alle donne di contribuire alla resistenza, nonostante l'opposizione dei fondamentalisti. Ma proprio per questo grido di libertà e democrazia, lanciato con forza in ogni modo possibile, un numeroso gruppo di attivisti furono arrestati a Kabul, sottoposti a torture orribili e rinchiusi in prigioni disumane.

Dopo la caduta del governo fantoccio, quando le bande di fondamentalisti invasero Kabul, Rawa si è concentrata sui diritti dell'uomo, promuovendo campagne per i diritti della donna e mostrando le barbare azioni dei fondamentalisti.

Il lavoro delle donne di Rawa è una lotta senza sosta. Nonostante le innumerevoli difficoltà, l'organizzazione ha contatti con le donne di diversi campi in Pakistan.

E ogni tentativo dei talebani di isolarle e di togliere loro qualsiasi tipo di comunicazione è stato finora vano. Le difficoltà finanziarie, tuttavia, fanno sì che molto spesso gli aiuti siano per lo più un supporto morale. Gli appelli lanciati al mondo e ai paesi democratici non bastano a risolvere la mancanza di fondi necessari a mettere in atto programmi sanitari ed educativi che il Rawa ha messo a punto per assistere al meglio i profughi, donne e bambini. Sul piano dei diritti umani, però, la denuncia di Rawa si fa sempre più forte.

L'organizzazione fornisce a gruppi umanitari, ad altre organizzazioni interessate e ai media notizie e rapporti agghiaccianti sulle uccisioni, le lapidazioni, le amputazioni, gli arresti, le torture, i linciaggi, le frustate, gli insulti e le altre atrocità eseguite dai talebani e dagli altri fondamentalisti.
Rawa ha messo le parti più importanti di questi rapporti, documentati, spesso in condizioni pericolosissime, anche sul suo sito web, oltre a stamparne parti in pubblicazioni.

I punti di vista di RAWA

sui diritti delle donne
Poiché l'Afghanistan si trova soffocato nella morsa del fondamentalismo religioso in ogni sfumatura, i diritti umani sono ampiamente violati ovunque nella nazione. Le condizioni attuali sono infatti anche peggiori rispetto al periodo dell'occupazione sovietica. La natura e la gamma di crimini perpretati dai fondamentalisti contro le donne afghane non hanno precedenti nella storia moderna. I fondamentalisti afghani e particolarmente i talebani trattano le donne come esseri di basso livello, la cui unica funzione sia saziare la lussuria degli uomini e riprodursi! Se noi donne avessimo affrontato avversari civilizzati, avremmo potuto convincerli dei nostri diritti attraverso la logica, le parole e la ragione. Tuttavia, poiché i fondamentalisti continuano ad infuriare in Afghanistan, RAWA sostiene che le nostre donne non potranno mai ottenere i loro diritti attraverso la 'gentilezza' dei fondamentalisti. Per ottenere una libertà che abbia significato, le nostre donne devono continuare la loro dura e lunga lotta contro il fanatismo e condurla fino alla fine. Siamo dell'avviso che qualsiasi collaborazione con i fondamentalisti porterà soltanto ad una ulteriore devastazione dell'Afghanistan da parte di tali banditi.

sul ruolo dell'ONU
RAWA ritiene che le Nazioni Unite non siano state in grado di affrontare il problema in modo appropriato. Se l'ONU può inviare un numero elevato di forze di pace in luoghi quali la Cambogia e la Bosnia, perché non potrebbe adottare una politica simile in Afghanistan? È di primaria importanza avere ingenti forze di pace in Afghanistan, dove la maggior parte dei gruppi fondamentalisti deve il proprio potere all'appoggio di paesi stranieri. È veramente una sfortuna che le attività dell'ONU si limitino alla negoziazione con i fondamentalisti, ed è evidente che l'ONU non desideri intraprendere alcun passo che possa disturbarli. Noi sosteniamo che l'ONU guardi all'Afghanistan come la terra del popolo Afghano, e non come proprietà di una piccola milizia armata. L'ONU dovrebbe tenere conto dei desideri del popolo Afghano e non agire secondo i capricci dei fondamentalisti.

Su Zahir Shah
Per principio RAWA non è una organizzazione monarchica. Comunque, la maggioranza del popolo Afghano sostiene sinceramente il precedente sovrano. Questo è il motivo per cui RAWA preferisce Zahir Shah agli altri sedicenti capi Jehadi e talebani.

Risolvere la crisi afghana
RAWA vede la presenza e le attività dei gruppi armati fondamentalisti come il motivo chiave dell'attuale disastro in Afghanistan. Quindi, crediamo che l'unico modo di tornare alla stabilità e trovare una soluzione alla crisi Afghana sia disarmare completamente tutti i gruppi armati e i loro complici. Questo è possibile soltanto da parte di una forza di pace che non includa tra le sue file truppe provenienti da Paesi che siano stati coinvolti a loro volta nel conflitto afghano e che potrebbero sostenere i gruppi armati. La stessa forza di pace dovrebbe supervisionare la convocazione della Loya Jirga (Grande Assemblea) e la formazione di un governo basato su valori democratici e costituito di personalità neutrali. A tale governo dovrebbe venire assegnato il compito di assicurare elezioni libere e imparziali entro un periodo non superiore ad un anno. È soltanto assolvendo questo compito e istituendo una forza di sicurezza nazionale libera dalle grinfie dei fondamentalisti che il lavoro di mantenimento della pace potrà essere completato.

Il governo che vogliamo
Il nostro concetto di governo in Afghanistan è molto semplice: dovrebbe essere basato su principi democratici e dovrebbe assicurare libertà di pensiero, religione ed espressione politica, salvaguardando i diritti delle donne. È un fatto ovvio che i fondamentalismi di ogni tipo si servono del nome dell'Islam per giustificare e legittimare la loro follia violenta. Quindi, RAWA è per una separazione dei processi politici e religiosi in Afghanistan. Sebbene i gruppi fanatici etichettino il secolarismo come una idea «comunista» e lo definiscano una «fede degli infedeli», RAWA crede fermamente che soltanto un governo ad orientamento laico possa ostacolare i disegni nefasti di questi reazionari da Medioevo. Soltanto un governo laico può impedire che la religione dell'Islam venga usata come mezzo retrogressivo nelle mani di fanatici. Il popolo Afghano è stato musulmano per diversi secoli e non permetterà a bande di rapitori, assassini e traditori di insegnare loro la loro fede con un bastone ancora una volta.

La hejab islamica (il velo)
Crediamo che, a parte le loro idee misogine disumane, i fondamentalisti islamici in Afghanistan non abbiano piani per una ricostruzione socioeconomica. Né conoscono il concetto di Paese. Quindi, da quando hanno preso possesso del potere, i fondamentalisti sono dovuti ricorrere ad una serie di argomenti irrilevanti e artificiali come il «velo islamico», portato avanti come priorità vitale. Come qualsiasi altro mezzo oppressivo col quale desiderano ottenere i loro scopi, i fondamentalisti vogliono usare il Corano come regola, nonostante indossare il velo non sia esplicitamente ordinato nel Corano.

Non permetteremo che i fondamentalisti definiscano e stabiliscano cosa le donne debbano o non debbano indossare. Non hanno alcun diritto di imporci il velo. Per quanto ci riguarda, noi non indosseremo il velo fino a che la sicurezza e la discrezione sociale ce lo permetteranno, poiché noi vediamo il rifiuto del velo come forma simbolica di resistenza e sfida ai fondamentalisti. Indossare, o non indossare, il velo islamico è una questione interamente personale e nessuno ha il diritto di interferire con la decisione di imporci il velo.

Crediamo che indossare il velo sia una questione culturale, non religiosa. I fondamentalisti vogliono colorare questa questione di tinte religiose e, forzando le donne ad indossare il velo, liberano il loro misoginismo attraverso il terrore e l'oppressione. Il loro obiettivo finale è di mantenere le donne sotto il loro potere assoluto, in una condizione di oggetti.