Particolari tratti da "Auschwitz 1998" Foto di Michael Kenna

Per non dimenticare > 27 Gennaio > Giornata della Memoria

TRIANGOLO NERO : Lesbiche, asociali, malati di mente, prostitute, mendicanti, disabili, eccetera.
TRIANGOLO ROSA : Omosessuali maschi
TRIANGOLO BLU : Immigrati , apolidi, rifugiati all'estero della guerra Repubblicana di Spagna.
TRIANGOLO ROSSO : Prigionieri politici, socialisti, comunisti, anarchici.
TRIANGOLO MARRONE : Popolazione Zingara , Rom e Sinti .
TRIANGOLO VERDE : Criminali comuni.
TRIANGOLO VIOLA : Testimoni di Geova
STELLA GIALLA : Ebrei.
Il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria, dedicato alle vittime dell'Olocausto.
Per non dimenticare.
Perché non possiamo dimenticare.
E noi non dimentichiamo, non dimentichiamo lo sterminio degli ebrei, del popolo zingaro, dei portatori di handicap, degli omosessuali, delle lesbiche...e di tanti ancora che non rientravano nel piano folle, quando la parola folle si connota nel suo aspetto più negativo, della razza pura dell'ideologia nazista.
Genocidio perpretato nella quasi totale indifferenza del resto del mondo, indifferenza e insensibilità.
E noi di Fuoricampo oggi vogliamo dedicare questo giorno della Memoria in particolare alle tante sorelle lesbiche morte nei campi di sterminio.

" Lo sbalordimento è stato forse il sentimento più forte che ho provato all'arrivo a Dachau.
[...] I primi quindici giorni se n'erano volati lentissimi in una delle baracche d'isolamento
[...] Su due pagliericci in alto vivevano tre triangoli rosa, lesbiche danesi (o norvegesi?)
che ignoravano l'universo intero, sempre intente a lavarsi e pettinarsi tra loro, pulitissime per quell'ambiente, fini, smunte, si coprivano di premure e di carezze.
Interpellate, rispondevano educatamente ma a monosillabi, affrettandosi a rifugiarsi sul loro pagliericcio. A volte le vedevo imboccarsi a turno tutte e tre dalla stessa gavetta"
- Brano tratto da "Deviazione", 1979 di Luce D'Eramo. -

A loro il nostro pensiero. Sempre.
Fuoricampo Lesbian Group

Martedì 27 gennaio 2009

R/esistenze > Figure di lesbiche "scomode" durante il nazi/fascismo

Proiezione > Mostra > Incontro

Dalle ore 20.30 in poi >

Proiezione del film >

But I Was a Girl

The Story of Frieda Belinfante


Regia di Toni Boumans
Olanda 1999/2000

La storia coraggiosa di una direttrice d'orchestra "scomoda".

Nata nel 1904 Frieda Belinfante è stata la prima direttrice d’orchestra in Olanda e nell’Orange County, Stati Uniti. Personaggio forte, dichiaratamente lesbica, per metà di origine ebraica è costretta a interrompere la carriera a causa dell'occupazione nazista. Durante la seconda guerra mondiale Frieda si unisce alla Resistenza facendo parte di un gruppo che organizza varie azioni di sabotaggio tra cui la più grossa quella della distruzione di tutti i dati dell'anagrafe nazionale permettendo la salvezza di centinaia ebrei. Purtroppo il gruppo fu scoperto e giustiziati quasi tutti i suoi componenti. Frieda si salvò vestendosi da uomo, nascondendosi ogni notte in un luogo diverso ed infine fuggendo in Svizzera. Qui viene catturata e internata in un campo di rifugiati. Finita la guerra ritorna in Olanda e nel 1947 lascia l’Europa per emigrare negli Stati Uniti.
Dopo essersi trasferita in America inizia una sfolgorante carriera negli Studios di Hollywood All'inizio degli anni '50 fonda l'Orange County Philharmonic Orchestra, di cui sarà direttrice con successo per parecchi anni.
Questo film è basato sull’intervista che Frieda già novantenne, rilasciò nel 1994 al giornalista Klaus Muller, poi autore del documentario “Paragrafo 175”, racconta di lei, dalla sorella Renee. Illustrato da immagini di repertorio, materiale d’archivio dell’orchestra e commentata da alcuni dei brani più belli composti da lei composti. Frieda Belinfante è morta a novantuno anni nel 1995.

 

Dopo la proiezione parleremo di altre r/esistenze lesbiche "scomode" tra cui:
Léontine Sagan, Henny Schermann, Claire Waldoff, Christa Winsloe..e altre ancora.


Mostra fotografica >
"Le SS ci guardavano: per loro eravamo come degli scarafaggi"
Mostra fotografica sulle donne deportate a cura di Azione Gay e Lesbica Firenze.
Presentazione mostra > Graziella Bertozzo.

L’annullamento della personalità, il degrado dell’essere umano alla condizione di animale, la privazione della dignità: tutto nei campi di sterminio era finalizzato al raggiungimento di questo obiettivo. Il titolo di questa mostra, tratto dalla testimonianza di una donna sopravvissuta, rappresenta questa riduzione ad animale da distruggere, prima nell’intimo e poi fisicamente.
Recuperare l’umanità e la differenza di genere di chi fu preda dell’orrore nazista ha il significato di restituire dignità alle vittime, non per creare un semplice album dei ricordi delle barbarie passate, ma per dare valore sociale e politico a quelle sofferenze facendo sì che servano da anticorpo sociale contro nuove violenze.

Riflettere sulla peculiarità delle sofferenze e delle sopraffazioni patite da uomini e donne può aiutarci a superare il neutro della testimonianza ed a comprendere le differenti traiettorie esistenziali di individui segnati da una diversa educazione, da diversi ruoli sociali, da diversi modi di percepire ed affrontare la separazione, l'umiliazione, la perdita.

Guardare alla specificità della deportazione femminile non vuole affermare un di più di dolore e di sofferenze, ma dare conto di un'esperienza differente, di una violenza che ha voluto colpire la donna in quanto tale. Potremmo definire la deportazione nei campi di concentramento delle donne come uno stupro di massa. La coniugazione del maschilismo con il razzismo ha fatto sì che le donne nei campi di concentramento divenissero femmine pericolose riproduttrici di razze degenerate.

Non donne, ma scarafaggi femmina.

Questa mostra non concede sconti al buon gusto, e le immagini proposte sono talora estremamente crude: mammelle rese grumi di carne e corpi femminili denudati, ammazzati e poi accatastati, come nei peggiori incubi. Questo fu il nazismo, e di fronte ad esso preferiamo lasciare il buon gusto agli ipocriti. Quei corpi sono anche i nostri corpi, e solo questa consapevolezza può permetterci di accostarci alle immagini proposte con rispetto, può consentirci di affrontare l’orrore senza rimanerne paralizzati/e ma, rivivendo su di noi quel dolore, trarne la rabbia necessaria per opporci con tutto il nostro essere all’avanzare di ideologie violente che qui ben vediamo dove possono condurre.


Vi aspettiamo in via E. Levante 138 - BO
c/o sede Ass. Armonie che ringraziamo per averci concesso la sede per la serata:-))


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Venerdì 30 gennaio 2009

Fuoricampo partecipa, con una relazione portata da Luki Massa, al convegno:

IL TRIANGOLO NERO E LO STERMINIO NAZISTA
come ripulire la società dai soggetti “estranei alla comunità”


organizzato dal Centro Studi Libertari “Domenico Francolini” di Rimini.

sala degli archi • piazza cavour • rimini

Programma:

[ore 16.30]

A FORZA DI ESSERE VENTO: LO STERMINIO NAZISTA DEGLI ZINGARI
con proiezioni di interviste e testimonianze a Rom e Sinti perseguitati
interviene Paolo Finzi, della rivista anarchica "A"

[ore 18.30]

IL TRIANGOLO TRASPARENTE: L’INVISIBILITÀ DELLE LESBICHE NEI CAMPI DI STERMINIO
interviene Luki Massa, regista e storica del movimento lesbico

[a seguire]

LOVE STORY – regia di Catrine Clay (50 min - 1998)
documentario prodotto dalla BBC sull’amore drammatico tra Lilly Wurst, moglie e madre modello della Germania nazista, e l’ebrea-tedesca Felice Schragenheim

[ore 21.30]

ASOCIALI E RENITENTI AL LAVORO NELLA GERMANIA NAZISTA
interviene Marco Rossi, co-autore di Piegarsi vuol dir mentire (edizioni Zero in Condotta)

[a seguire]

DAL CABARET ALLE BARRICATE: ERICH MÜSHAM, ANARCHICO E POETA
letture a cura di Simone Felici

iniziativa promossa dal

Centro Studi Libertari “Domenico Francolini” – Rimini

info: csl_rimini@yahoo.it


 

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INIZIATIVE 2008

In occasione della giornata sabato 27 ore 19.00 >

Il triangolo trasparente
La storia è per noi ciò che sappiamo, ciò che sappiamo è ciò di cui possiamo venire a conoscenza.
Per venire a conoscenza devono esserci delle tracce... Ci dobbiamo anche chiedere, perché su così tanto non ci sono nemmeno tracce.

Il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria, dedicato alle vittime dell'Olocausto. Per non dimenticare.
E noi non dimentichiamo, non dimentichiamo lo sterminio degli ebrei, del popolo zingaro, dei portatori di handicap, degli omosessuali, delle lesbiche...e di tanti ancora che non rientravano nel piano folle, quando la parola folle si connota nel suo aspetto più negativo, della razza pura dell'ideologia nazista. Genocidio perpretato nella quasi totale indifferenza del resto del mondo, indifferenza e insensibilità.

Noi di Fuoricampo vogliamo dedicare questo giornata in particolare alle tante sorelle lesbiche morte nei campi di sterminio.

Ore 19.00

Proiezione del documentario
Love Story di Catrine Clay (1998)

La vera storia di Lilly Wurst e Felice Schragenheim, una storia d'amore impossibile tra una 'vera ariana' (moglie di un soldato nazista, madre decorata di quattro figli maschi) e una giovane ebrea-tedesca in clandestinità nella Berlino del 1942. Dalle parole di Lilly, oggi ultraottantenne, il racconto dell'incontro e del superamento delle reciproche diffidenze grazie alla nascita di un sentimento così intenso da essersi conservato intatto fino ad oggi.
Documentario prodotto dalla BBC, sulla vicenda che ha ispirato anche il libro 'Aimée & Jaguar', e l'omonimo film presentato con successo al Festival del Cinema di Berlino.
Un documento unico e fondamentale per ricostruire la storia taciuta dell'esistenza lesbica nel periodo più drammatico di questo secolo.

Alla fine della proiezione interverranno:

Graziella Bertozzo con > Nuove destre, stessa violenza.
Luki Massa con > Analisi sull'invisibilità delle lesbiche nelle prigioni e nei campi di concentramento.

Ore 19.00 presso la sede di Armonie in Via Emilia Levante 138 - Bologna

clicca qui per le > Iniziative che si svolgono in Italia il e attorno al 27 gennaio 2007 >  

 


Lesbiche e Nazionalsocialismo
Lesbiche nelle prigioni e nei campi di concentramento

Estratto articolo di Cora Mohr e Doris Seekamp / marzo 2000

"Art. 175"
Marzo 2003, Milano
Capitolo - V - Triangolo Rosa
a cura di Giorgia e Simona


Partendo dal lavoro di ricerca e studio fatto da Ilse Kokula e Claudia Schoppmann possiamo asserire che l'omofobia non si ferma davanti agli esseri umani di qualsiasi orientamento politico o sociale.
Limitazioni e silenzi hanno segnato la situazione delle lesbiche durante il nazismo così come durante il periodo successivo.
Dobbiamo ringraziare queste due ricercatrici se oggi abbiamo a disposizione sia degli schizzi biografici sia ricerche scientifiche sulla situazione e sulle persecuzioni delle donne lesbiche.

Non ci sono state sistematiche persecuzioni ai danni delle lesbiche paragonabili a quelle subite dagli uomini gay, durante il periodo del Nazionalsocialismo.
Durante le ricerche abbiamo però trovato tanti indizi che ci hanno portato alla conclusione che le lesbiche venivano discriminate e perseguitate sistematicamente. All'inizio sembrava quasi che non vi fosse assolutamente materiale ma fino a quando nessuno vuole sapere qualche cosa non vi è nemmeno nulla da sapere.

La storia è per noi ciò che sappiamo, ciò che sappiamo è ciò di cui possiamo venire a conoscenza. Per venire a conoscenza devono esserci delle tracce... . Ci dobbiamo anche chiedere, perché su così tanto non ci sono nemmeno tracce.
Il punto di partenza per questo contributo era l'interesse di venire a conoscenza di informazioni su donne che amano le donne e delle cui condizioni di vita ed eventualmente persecuzioni nel nazionalsocialismo sino ad oggi difficilmente avevamo conoscenza.
La loro storia, che durante l'elaborazione del nazionalsocialismo, della resistenza evidentemente non ha ricevuto spazio, fino a qualche anno fa non è stata tematizzata in nessuna delle ricerche. Ricercatrici come Ilse Kokula e Claudia Schoppmann, che si sono specializzate nella ricerca sulle lesbiche, sono delle eccezioni.
Nella letteratura sulle persecuzioni durante il nazionalsocialismo, le lesbiche sono ancora oggi tema d'oggetto. Le possibili motivazioni saranno riportate di seguito.
Questo tema è parte della storia delle donne, è parte della nostra storia di donne. Una storia che non è stata studiata ed elaborata ininterrottamente, bensì unicamente con delle spaccature, delle incrinature, che rappresentavano il Nazionalsocialismo in modo determinante.
Unicamente con il sorgere del nuovo movimento femminile all'inizio degli anni 70 ci sono nuovamente dei confronti, ed è diventato più facile dichiararsi pubblicamente quale donna lesbica. Nell'ambito di questo confronto è stato possibile tematizzare anche l'imposizione dell'eterosessualità che ha limitato alcuni omosessuali.
Volevamo saperne di più su donne che tra gli altri a causa del loro amore verso altre donne sono state deportate nei campi di concentramento e lì, non raramente, venivano disprezzate e discriminate dalle altre prigioniere.
Dopo il 1945 questo è stato in parte riportato per iscritto da parte delle superstiti. Ma sino ad oggi non si è praticamente mai indagato apertamente.
Neanche nella letteratura antifascista viene menzionata la resistenza posta dalle donne lesbiche contro il Nazionalsocialismo. Questo non significa però che essa non sia esistita, bensì che questo esempio di vita femminile non veniva accettato e per questo motivo non veniva nemmeno menzionato. A noi interessava cosa si nascondeva dietro a questo rendere invisibile. Con la tematizzazione di donne che amano le donne vogliamo anche indagare sulla vita familiare soverchiata, cosa che ci è stata spesso presentata nei riporti biografici.


Difficoltà con la definizione

Durante il periodo del Nazionalsocialismo nella definizione di omosessualità della destra, questa è stata ridotta ad atto sessuale e allo stesso tempo in asessualizzazione delle donne.
La parola Lesbica ha iniziato ad essere utilizzata nelle metropoli dell'ovest a partire dall'inizio degli anni 70. Prima di allora le donne difficilmente si definivano con questa parola e nei testi difficilmente si ritrova questo vocabolo.
Così nei sottotitoli dei giornali Lesbici degli anni 20 si trovavano definizioni del tipo "giovani compagne" oppure "amicizia femminile ideale".
Molte delle donne che oggi definiamo Lesbiche, perché erano affettuose nei confronti di altre donne o perché organizzavano la loro vita quotidiana insieme, non avevano scelto questa definizione per loro stesse.
Per la descrizione delle loro relazioni spesso non avevano parole.
E quando queste definizioni venivano utilizzate, esse non avevano allora la stessa definizione di oggi.
La discussione sul movimento lesbico, le definizioni ad esso correlate e l'autoaccettazione sono più complessi di quanto sia possibile riportare in questo contributo che ha cercato di riportare in maniera adeguata e necessariamente concisa qualche cosa sulle numerose sfaccettature dell'autoaccettazione delle lesbiche.
Nella nostra definizione di "lesbica" sono riportati i seguenti aspetti:
l'autodefinizione così come le relazioni d'amore esistenti o volute con una partner.
Ciò non comporta necessariamente delle componenti sessuali o erotiche.


Condizioni durante il tempo del nazionalsocialismo


A differenza degli omosessuali uomini, che venivano criminalizzati e perseguiti attraverso l'art. 175 del codice penale, questo articolo non trovava applicazione sulle donne (ad eccezione dell'Austria, dove un articolo analogo esisteva già dal 1804).
In correlazione con l'inasprimento dell'art. 175 c'erano, nel 1935, forti tendenze nel volerlo applicare anche alle lesbiche.
La preposta commissione statale giunge però, tra gli altri, alla conclusione che "un motivo importante per la penalizzazione dei rapporti tra persone dello stesso sesso è quello della falsificazione della vita pubblica" e che "ciò viene difficilmente preso in considerazione tra le donne, poiché proporzionalmente la vita pubblica femminile gioca un ruolo secondario".
A conclusioni simili giunse pure il Dr. Schäfer, ministro della giustizia del Reich, in uno scritto del 1942.
A riguardo della "sodomia tra donne" esso scrive: «l'attività tra donne, fatta astrazione dall'ambiente della prostituzione, non è così diffusa come negli uomini. Il motivo importante della penalizzazione degli atti libidinosi tra uomini, che sta nella falsificazione della vita pubblica per il tramite della creazione di rapporti personali di dipendenza, non trova fondamento tra le donne per via della loro posizione meno influente nei doveri pubblici e statali.
Inoltre le donne, che si lasciano andare ad un rapporto contro natura, non sono da considerarsi perse per sempre, contrariamente agli uomini omossessuali, per quanto attiene ai fattori di procreazione. Poiché esse, per esperienza, spesso si orientano nuovamente verso un rapporto normale».

Qui vengono date in modo chiaro le differenti dimensioni di valutazione della sessualità femminile da parte degli uomini di potere facenti parte del regime del Reich (non solo da essi comunque).
L'omosessualità femminile non veniva considerata seriamente come idea di vita, sottoposta a tabù e resa invisibile senza che essa potesse divenire dibattito politico. Tutto questo è dovuto allo status marginale delle donne e alla gerarchia dei sessi che nel Nazionalsocialismo era implicita.
La ripartizione dei ruoli monodimensionale nel Nazionalsocialismo era "la donna ariana si sposa e regala al Führer tanti bambini".


Politica femminile nel nazionalsocialismo

Il nostro contributo si riallaccia alla convinzione di Claudia Schoppmann, riportato nel suo lavoro "politica sessuale nazionalsocialista". Nella sua dissertazione dimostra che la situazione delle donne Lesbiche veniva impressa più dalla politica femminile dei nazionalsocialisti che dalla politica sugli omosessuali.
Che le donne venissero criminalizzate in numero molto minore dall'Art. 175 del codice penale, è solo uno degli aspetti già menzionati. Di rilievo era che le Lesbiche non potevano corrispondere alla definizione della donna "ariana" e "immune da tare ereditarie" preposte per la maternità ed il matrimonio.
Venivano colpite in modo particolarmente forte dalla propaganda contro le donne nubili e senza figli. Gli "igienisti della razza" e le SS parlavano degli omosessuali quali prototipi degli Asociali. Le donne Lesbiche sono pertanto spesso state diffamate e qualificate quali prostitute.


Domanda alla fonte

La collocazione marginale delle donne omosessuali ha portato alla scarsa tematizzazione nel nazionalsocialismo. Nei campi di concentramento non c'erano dei contrassegni specifici, a differenza del triangolo rosa utilizzato per gli uomini omosessuali.
Da ricerche effettuate si può presupporre che furono circa tra i 10.000/15.000 gli uomini omosessuali morti nei campi di sterminio. Non vi è invece materiale per stabilire il numero delle morti femminili, delle Lesbiche. Nel corso degli ultimi anni è stato possibile documentare dei riferimenti sulla persecuzione delle Lesbiche.
Si tratta nella fattispecie di informazioni dagli atti persecutori, della Gestapo e dei prigionieri, che vanno però analizzati con le giuste riserve.
Vi sono a disposizione dei testi nelle testimonianze dei prigionieri di allora, nei quali alcune prigioniere venivano descritte quali Lesbiche. Si tratta di racconti di sconosciuti. In apparenza non vi sono testimonianze dirette di donne Lesbiche sopravvissute ai campi. E' da presupporre che tutto ciò sia correlato con la stigmatizzazione dell'accaduto durante il periodo del dopoguerra.
Ci occupiamo essenzialmente di donne che amano donne e che sono state perseguitate durante il Nazismo o che rispettivamente hanno lottato contro il nazionalsocialismo. Le Lesbiche c'erano e ci sono in tutte le sfere della società, in tutti gli ambienti politici. Erano sia vittime/perseguite così come esecutrici.
Le donne che amavano donne in quel periodo non si sono comportate in maniera diversa da come si è comportata la maggioranza del popolo tedesco. Se non facevano parte della mobilitazione di massa del nazionalsocialismo si sono ritirate, comportate in maniera discreta.

Ricerca delle tracce

Negli anni 20 della repubblica di Weimar vi erano in diverse città, principalmente nelle grandi città Berlino, Amburgo e Francoforte, dei ritrovi per gay e lesbicheIl "comitato scientifico umanitario", con la partecipazione determinante di Magnus Hirschfeld, esigeva lo stralcio dell'art. 175 del codice penale. Nel 1920 fu fondata l'organizzazione omosessuale "Deutcher Freundschaftverband", nel 1923 si giunse ad una scissione e formazione della "federazione per i diritti umani", che quale organizzazione omosessuale principale, contava fino a 48.000 membri.
Entrambe le organizzazioni avevano quale obiettivo il riconoscimento dei diritti omosessuali parimenti a quelli degli eterosessuali. In entrambe le associazioni vi erano i "reparti femminili" che pubblicavano i loro giornali ("l'amore femminile" con una tiratura di 10.000 copie e "l'amica").
Anche nelle campagne si trovavano, anche se in esemplari unici, degli esemplari di questi giornali nei banchi femminili. Le Lesbiche si organizzavano spesso in piccole società o addirittura in club per donne. L'organizzazione era un passo importante, innanzitutto per l'auto-accettazione e poi anche per imporsi contro la morale sessuale dilagante e per migliorare la propria posizione sociale (senza l'aiuto degli uomini).

Il periodo della mascherazione

La vivace vita politica e culturale Lesbica, che era fiorita negli anni 20, ebbe, con il Nazionalsocialismo, una fine brusca. I giornali come "l'amica" vennero vietati nel 1933, i locali vennero chiusi. La sicurezza era garantita unicamente dalla discrezione e dal rinnegamento della propria identità.
L'essere invisibile per poter sopravvivere.
Le lesbiche si sono date tra gli altri alla contemplazione o ai "matrimoni di sabbia", come venivano chiamati cioè matrimoni di copertura con gli uomini omosessuali. Era usuale fingere di avere una relazione accettata socialmente, per potersi sottrarre dall'osservazione attraverso casa e pianerottoli, che arrivava fino all'intimo della sfera privata all'interno degli appartamenti.
D'altro canto la guerra provocò l'assenza di molti uomini e pertanto anche nuovi spazi; una donna sola o che convivesse con altre donne non dava più così nell?occhio, poteva infatti tirare in ballo il fidanzato che stava al fronte.

Un'austriaca facente parte della resistenza riassume così il suo "periodo di mascherazione": «tutti coloro che erano dalla parte del socialismo, sapevano cosa volesse dire Hitler e che era richiesto il livello massimo di attenzione. Poiché eravamo in pericolo due volte: politicamente e sessualmente. Solo in questa circostanza posso aggiungere che nei miei circoli non vi è traccia di persecuzione contro omosessuali.
Quando uno dei nostri veniva preso, la causa era sempre una ragione politica. Che alcune di queste donne nella loro vita privata provavano qualcosa di diverso da quanto previsto dalla dittatura di allora, veniva chiaramente taciuto».


Persecuzione delle lesbiche

Fino al momento del passaggio del potere ai Nazionalsocialisti le donne che non rispecchiavano l'ideale di una casalinga ai fornelli, stavano sotto gli occhi e l'interesse dell'opinione pubblica. Erano contestate ma c'erano. L'attenzione dell'opinione pubblica spiega, forse, perché quantitativamente vi sono più informazioni su intellettuali ed artiste che si sono esposte ed hanno amato donne, e la cui storia di persecuzione viene condivisa in modo diverso.
Claudia Schoppmann e Ilse Kokula hanno ricercato la biografia di artiste o intellettuali lesbiche.
Viene citata l'allora famosa cantante Claire Waldoff (1844 - 1957), che cantò sia canzoni d'intrattenimento ("Hermann heesst er" - si chiamava Hermann) così come canzoni critiche e provocatorie ("alle Männer raus aus dem Reichstag" - tutti gli uomini fuori dal Reichstag). Non tacque mai la sua convivenza con un'altra donna. Dopo il 1933 ricevette il divieto di esibirsi tra gli altri dopo essersi presentata a spettacoli dell'"Aiuto Rosso".
Dopo presentazione di un "documento ariano" ed adesione alla camera culturale del Reich poté successivamente esibirsi di nuovo, principalmente in tournée organizzate da lei stessa.
Alla nota pittrice ebrea Gertrude Sandmann non era più possibile emigrare. E' sopravvissuta al Nazismo tenuta nascosta per anni dalla sua convivente dopo aver simulato il suicidio. Gertrude Sandmann studiò presso la "berliner Verein Künsterinnen", di cui facevano parte anche, per esempio, Käthe Kollwitz, Paula Modersohn-Becker.
Christa Winsloe (1888 - 1944), autrice della versione cinematografica del classico "ragazza in uniforme", amica di Erika e Klaus Mann, emigrò nel 1938 nel sud della Francia e da lì appoggiò i fuggitivi. Quando unitamente alla sua compagna cercò di far ritorno in Germania, nel 1944, entrambe trovarono la morte. Le circostanze non sono state sino ad oggi chiarite.
Vogliamo citare anche la scrittrice Thea Sternheim, che nel 1933 in Francia faceva parte della "Resistence". Arrestata nel 1943 e deportata a Ravensbrück, dove salvò la vita a diverse donne, rubando cibo e vestiti alle SS.


Lesbiche nelle prigioni o nei campi di concentramento

Il materiale sulle Lesbiche nelle carceri o nei campi di concentramento è difficile se non quasi impossibile da trovare, perché come già detto per le Lesbiche non vi era un segno di riconoscimento particolare.
In assenza di marchi (ad esempio persecuzione razzista o appartenenza al KDP), venivano dichiarate in maggioranza "Asociali" e dovevano indossare il Triangolo Nero. In casi isolati emerse, dalle liste d'entrata del campo di Ravensbrück, accanto al motivo dell'internamento (es. Asociale) anche l'annotazione supplementare "Lesbica" o "donna che ama donne". Non è noto quali difficoltà supplementari incontrarono le prigioniere a causa di questa descrizione supplementare.
Da singoli esempi si può però dedurre che i Kapo Nazisti sfogavano le loro violente fantasie sessiste con le prigioniere Lesbiche. Per venire a conoscenza di qualche cosa che concernesse le donne Lesbiche abbiamo ricercato nelle memorie delle donne sopravissute.
In questa letteratura ci sono tre esempi di forme di discriminazione nei confronti delle donne lesbiche: diffamazione, pena e tolleranza.
Un esempio di diffamazione: Krystyna Zywulska nel suo libro "Tanz, Mädchen...". Una donna ne bacia una altra sulla bocca. «non ci si può immaginare niente di più disgustoso.... ho provato un terribile disgusto».
Rapporti tra donne erano per l'ebrea francese Callimard pensabili solo «tra alcune delle prigioniere quale compensazione per il fatto che non vi erano uomini a disposizione.».
Tolleranza: senza diffamare e senza distanziarsi personalmente, Anja Lundholm descrive alcune lesbiche nei campi di concentramento. Riporta delle inseparabili Claire e Cilly. La più anziana cercò sempre di riprendere i lavori pesanti della più debole Cilly.
Un giorno Cilly non ce la fa più cade al suolo e viene azzannata da due cani. Muore. «Però il suo volto, dopo che Claire le chiuse gli occhi, era sorridente e in pace».
Dopo quella notte Claire non parlò più ed una settimana dopo morì suicida correndo contro la recinzione elettrica.
«Il nostro gruppo non fu più lo stesso, dopo che le inseparabili se ne furono andate».
Ancora oggi riesce solo a poche delle sopravvissute raccontare delle Lesbiche nei campi di concentramento senza pregiudizi. Barbara Reimann, prigioniera politica a Ravensbrück, riporta di due compagne di Amburgo che furono rinchiuse per attività nella resistenza e vivevano insieme anche nel lager.
Spesso repressione e omofobia hanno raggiunto livelli tali che i ricordi di coppie lesbiche sono stati rimossi dalla mente. Unicamente quando una donna si lascia andare al tema si ritrovano improvvisamente delle tracce.


Ulteriori tracce riprese dal libro di Claudia Schoppmann

Le donne lesbiche sono spesso state oggetto di altri capi d'accusa. Una donna di Amburgo, nel 1936, fu condannata per truffa perché aveva sposato un omosessuale e inoltrato richiesta di un credito previsto per le coppie sposate, ottenendolo.
Due donne soggiornarono illegalmente ad Amburgo, dopo che successivamente al rilascio da un campo di recupero non si erano più annunciate presso il posto di lavoro. A causa di problemi finanziari commisero dei furti di lieve entità.
Siccome soggiornavano presso un uomo vennero arrestate per presunta prostituzione e condannate per furto e truffa. Del reato di prostituzione nessuna traccia poiché vennero definite dal tribunale quali "considerevolmente asociali e negligenti!".
Una giovane donna, svolgeva l'attività di cameriera a Potsdam, fu deportata per omosessualità quale "Asociale" dapprima a Ravensbrück e poi a Flossenbürg.
Li fu costretta in un bordello. I Nazisti affermavano che "in un bordello le Lesbiche venivano per prime (inteso come turno)". Di questa donna si ricordava un gay che fu deportato di forza nel bordello e fece amicizia con Else. Lei era l'unico essere umano con cui lui riusciva a parlare.
Elsa Conrad, per metà ebrea, aveva gestito a Berlino il club "Monbijou des Westens" che con ca. 600 membri era considerata un'associazione di donne Lesbiche piuttosto grande.
Nel 1935 fu condannata a 15 mesi di carcere per "oltraggio al regime del Reich" dopo che una sua ex compagna la denunciò. Successivamente fu deportata nel campo di Moringen, poiché si era pubblicamente dichiarata "ariana" e aveva offeso il Führer.
Nei suoi atti venne riportata in maniera eloquente la sua "attitudine lesbica".
Abbiamo avuto più di un esempio a riguardo di donne, delle quali si poteva concludere la loro attrazione verso altre donne nelle loro descrizioni, che però non lo hanno mai dichiarato apertamente. Ciononostante le relazioni con donne per loro erano le più importanti delle loro vita è riconducibile dalle loro descrizioni oppure da quelle di loro care amiche e conoscenti.
Käthe Seifried proveniva da una famiglia di lavoratori socialdemocratici. Nel 1930 entrò a far parte del KDP e nel 1932 fu condannata a svariati mesi di prigione.
Nell'ottobre del 1933 venne arrestata, deportata e seviziata nel campo di concentramento di Hohenstein. Dopo il suo rilascio, nel 1934, riesce a sfuggire ad ulteriori arresti grazie ad un continuo cambiamento del luogo di residenza. Dopo il 1945 entra nuovamente a far parte del KDP di Friburgo. Dopo la morte del marito, nel 1947, vive insieme alla sua compagna Sofie Gertmeier.
Si conoscono già dal 1934. Per diversi anni crescono pure un bambino, figlio di un soldato francese. Più avanti l'affidamento del bimbo, che non possono adottare, viene loro tolto e il piccolo cresce principalmente in un orfanotrofio francese. Käthe Seifried e Sofie Gertmeier vissero insieme a Friburgo sino alla morte di K. Seifried, avvenuta nel 1933. Sofie Gertmeier è oggi ospite di un casa per anziani.
Oppure anche le due austriache attive nella resistenza comunista Maria Berner (arrestata nel 1939, deportata a Ravensbrück nel 1943) e Anni Hand (arrestata nel 1942, deportata a Ravensbrück nel 1943).
Entrambe ritornarono a casa insieme nel 1945. Con i loro precedenti fidanzati non volevano più avere niente a che fare, non volevano più relazioni con uomini. Passarono il resto della loro vita insieme e crescendo una figlia adottiva.
Ingrid Stobl intervistò la comunista membro attivo nella resistenza "Fifi" che a 16 anni imbracciò l'arma per combattere. Dopo il suo arresto, durante il prosieguo della guerra civile, istituì una frangia comunista nel carcere madrileno.
Siccome per i suoi compagni e compagne l'omosessualità era un tabù, venne invitata a non farsi vedere troppo spesso in compagnia della stessa donna. Da ogni parte le venne rinfacciata la sua particolarità e il suo essere androgina.
Anche dopo la fine della dittatura di Franco nel suo piccolo paese venne aggredita e ferita gravemente. "Fifi", l'eroica combattente; con lei nessuno voleva avere niente a che fare.
Sappiamo troppo poco su queste donne per poterle definire Lesbiche. In ogni caso queste donne sono per progetti di vita al femminile, che spesso non vengono percepiti come tali. Accanto agli esempi appena citati c'erano donne, all'interno dei campi di concentramento, che hanno avuto dei rapporti sessuali sporadici con altre donne. Questo aspetto viene definito, nella letteratura esistente, come "omosessualità del lager".
Sottostava a punizione, così come ogni altra, per quanto insignificante, infrazione. A Ravensbrück nel 1941 "dare una mano" era proibito esattamente come "avere rapporti sessuali tra donne". Erano previste punizioni corporali, fino alla spedizione nei blocchi punitivi. In ogni caso le coppie dovevano essere separate.
Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, scrisse nel 1947 che anche nei lager femminili "l'epidemia dell'amore lesbico imperversava" e che attraverso le punizioni più dure non poteva essere contenuto. Nei casi qui sopra menzionati non viene preso in considerazione lo sfruttamento sessuale da parte delle sorveglianti.
E' chiaro che questo tipo di abusi in proporzioni particolari erano umilianti per le prigioniere. Questo tipo di relazioni erano, come altre forme di violenza sessuale, avvilenti e offensivi.
Nel concetto personale delle donne questo tipo di relazioni amorose era spesso accompagnato da una doppia morale: una vita in due mondi, che si trovano direttamente fianco a fianco: queste donne condividono i comuni concetti morali sociali. Rifiutano nel modo più assoluto le relazioni lesbiche e snobbano le prigioniere che sono lesbiche a "tutti gli effetti", donne che anche al di fuori del campo di concentramento amano le donne. Allo stesso tempo hanno relazioni sessuali con altre donne, che intendono però come ripiego alla mancanza di una relazione con gli uomini.
Margarete Buber-Neumann scrisse che oltre alle relazioni politiche ci sono state "relazioni amorose". Si distinguevano dalle "Associali" e dalle "Criminali" nel senso che «erano relazioni platoniche mentre le altre avevano un carattere evidentemente lesbico».
Di omosessualità nei lager si parla unicamente in poche testimonianze dei sopravvissuti. Non è forse questo un segnale di un processo di repressione piuttosto che la dimostrazione che questo tipo di relazioni non esistevano?


Dopo il 1945

Che cosa hanno provato le lesbiche dopo il 1945?

Ilse Kokula riassume «ora non erano più "depravate" ma venivano considerate dei mostri con problemi psichici o sessuali. La vera donna degli anni 50 e 60 era propensa al suo uomo. Evitava attività lavorative e si occupava di marito e figli...».
Dopo le teorie di diversi autori (che avevano già scritto i loro saggi durante il periodo del nazionalsocialismo) le androgine andavano al di fuori delle mura di casa unicamente per svolgere un'attività remunerata. In poche parole un'ottantenne mi disse «La guerra per noi lesbiche iniziò già nel 1933. Forse si può affermare che la guerra è durata fino al 1970 e terminò unicamente quando donne e omosessuali iniziarono a difendere i loro diritti.»
La speranza di riuscire a dare un taglio con il passato neonazista anche in riferimento alla posizione politica nei confronti delle condizioni di vita di gay e lesbiche non trova riscontro. Già solo per l'esistenza dell'art. 175 del codice penale, che viene cancellato dal Parlamento tedesco unicamente nel 1994, testimonia la non accettazione di modi di vita che si discostino dalla (costrizione della) società eterosessuale.

Discriminazioni e violenze non arrivavano però unicamente dal parte dello stato o da forze reazionarie. La già citata Hilde Rausch, per esempio, nel 1945 entrò in conflitto politico con il KDP e uscì dall'associazione. Tre comunisti la denunciarono presso l'ufficio distrettuale, suo datore di lavoro, quale "Lesbica". Per la prima volta vide, negli atti depositati presso il suo superiore, scritta quella parola.
Venne licenziata nel 1946. Questa diffamazione, avvenuta da parte dei suoi alleati, le lasciò il segno. Non li perdonò. Ancora negli anni 90 diceva «non mi sono mai considerata una vittima, bensì una lottatrice». Si impegno nella costituzione dell' L74, un gruppo berlinese composto da donne lesbiche di una certa età. Malgrado gli sviluppi positivi dovuti alle continue lotte per la parità dei diritti, la violenza contro lesbiche e gay è tutt'ora presente in moltissimi paesi. Il centro di ricerca femminile dell'università di Bielefeld ha appena presentato un nuovo studio. Quasi tutte le lesbiche interrogate ha vissuto discriminazioni verbali. Un quarto di esse è stata confrontata con attacchi fisici e il 10 % ha dovuto addirittura subire violenze sessuali.



TESTIMONIANZE
"Lesbiche negli anni 30"

L'avvento del terzo reich

«Convivevo con la mia ragazza da anni. A volte la gente mormorava avranno qualche cosa insieme?. Dopo l'avvento del terzo reich era diventato un hanno qualche cosa insieme!
Lo dicevano i portinai e i custodi che entravano nella nostra vita privata poiché dovevano raccogliere informazioni. La nostra locatrice fu interrogata per sapere se poteva dare informazioni sulla nostra vita intima. Un giorno arrivò da me in atelier il nostro capo redattore e mi disse impaziente che avrei dovuto sposarmi oppure non avrebbe potuto darmi più lavoro.
Non avevamo fatto abbastanza per il dovere del nuovo tempo. Di nuovo il portinaio, che portava il contrassegno del partito, ci segnalò "non potete vivere come coppia selvaggia, non rispetta il concetto del führer". L'uomo non aveva cattive intenzioni, era un berlinese gentile. Comunque fosse, continuava a parlare di noi....
A questo punto decidemmo, noi due donne, di sposarci con due amici. Questa situazione ci porto ad avere dei nuovi conflitti. Da parte mia ci misi molto ad abituarmi alla gente che mi chiedeva come stava mio marito. "Perché?", rispondevo. E solo in quell'istante mi veniva in mente che mi mascheravo dietro ad un matrimonio.»

Testimonianza di una stilista, Berlino 1933

Politica popolare e omosessualità femminile
«Le lesbiche così come gli uomini omosessuali mettevano in pericolo le differenze sessuali. Le lesbiche, ammesso sia possibile, sono una minaccia ancora maggiore degli uomini, se si pensa al ruolo della donna quale santa protettrice e a madre di famiglia e della nazione. La maternità è il centro dell'immagine della donna che, come la madonna, dovrebbe rappresentare castità e maternità allo stesso tempo.»
Gorge Mosse, "Nationalsozialismus und Sexualität";
«Ritengo sia una catastrofe quando vedo donne e ragazze, soprattutto ragazze, che girano con uno zaino in spalla. Fa venire la nausea. Considero una catastrofe quando organizzazioni o associazioni femminili si occupano di rami che distruggono ogni fascino, grazia e dignità femminili.
Considero una catastrofe quando vedo donne diventare così maschili da far sparire la differenza sessuale, la polarità. Da qui non manca molto fino all'omosessualità».

Heinrich Himmler, Ministro della Propaganda

estratto discorso a Bad Tölz, 18.2.1937
Art. 175 codice penale - discussione su possibile estensione anche alle donne
«se anche l'amore lesbico debba essere incluso, come ad esempio viene fatto in alcuni paesi stranieri. Non ritengo di inoltrare richiesta di una simile estensione malgrado non si possa non ammettere che questo vizio è in grossa espansione anche tra le donne»
Estratto seduta della commissione penale
suggerimenti del relatore, 05.08.1934
«Attraverso i rapporti sessuali lesbici viene esercitata anche una velenosa influenza alla morale sessuale. La ratio legis della penalizzazione dei rapporti omosessuali è, che all'essere umano non devono essere negati la normale attività sessuale e riproduttiva, in maniera che esso non getti e disperda le proprie energie in altre direzioni.
La motivazione è pertanto che lo stato ha grosso interesse nel normale rapporto sessuale che deve rimanere in primo piano e non deve venir influenzato da forme perverse. Sono dell'opinione che la criminalizzazione vada estesa anche alle donne, come nel caso dell'Austria.»

Estratto seduta della commissione penale
Gleispach, 05.08.1934.
Questa presa di posizione non è stata ritenuta decisiva per la decisione finale.
Infatti rilevante per la decisione finale sono stati considerati altri fattori. Innanzitutto che l'omosessualità maschile era pericolosa poiché metteva in pericolo la procreazione ed inoltre perché la donna poteva venir costretta al rapporto con un uomo. Inoltre la posizione della donna nella società non la faceva apparire come pericolosa fino al punto da dover prevedere delle sanzioni penali.
«una donna che viene sedotta non può venir sottratta, alla lunga, al normale rapporto sessuale, bensì resta utilizzabile come prima sotto l'aspetto politico demografico. Alla lunga attraverso l'esercizio di questo peso, la psiche della donna non resta così pregiudicata come quella dell'uomo e per questo il pericolo per lo stato non è alla lunga così grosso»

Dopo il 1933

«nella Basler Zeitung del 19 dicembre 1934 è stata pubblicata la notizia che, su ordine personale del Führer, in tutto il Reich doveva avvenire un'azione di pulizia contro elementi omosessuali. Il numero delle persone arrestate, secondo questa notizia, si aggirava intorno alle 700 persone»

«nel giro di poco tempo sono state arrestate e portate in giudizio centinaia di persone a causa di rapporti con persone dello stesso sesso. Ci fu un'ondata di processi intimidatori. Per l'infrazione, oggi punita con una multa o in ogni caso con un'incarcerazione di breve periodo, molti scontarono dai 12 ai 18 mesi di prigione. I recidivi finivano nei campi di concentramento».

Helmut Ebeling, 1968

«l'analisi del materiale presentato per la soluzione del problema dell'omosessualità femminile nello studio di criminologia (06.11.1944 messo a disposizione dal responsabile).
Questo è uno dei pochi indizi che provano come presso la polizia fu raccolto del materiale sulle donne lesbiche. Purtroppo non si sa niente sul tipo e quantità di questo materiale. Anche Elisabeth Leithäuser, membro attivo dell'associazione giovani comunisti a Kassel e che prese parte a più azioni di resistenza, lo confermò. Dopo un processo per "alto tradimento" dal quale venne assolta si trasferì a Berlino. Lì fu interrogata più volte dalla Gestapo.
Durante uno di questi interrogatori, nel 1938, le venne chiesto di lavorare per la Gestapo in qualità di informatrice. Quando rifiutò le venne inculcata minaccia di far iscrivere il suo nome in una lista lesbica.»

C. Schoppmann, 1993

Tratto da http://eccezione.splinder.com/tag/memoria
Postato per la prima volta su www.ellexelle.com nel 2003


Il "Caso Schermann"

Henny Schermann era nata il 19 febbraio 1912 a Francoforte sul Meno in Germania. Di origine ebrea era la prima di tre figlie. Dopo il 1938 venne imposto alle donne ebree di far apporre sui propri documenti un secondo nome distintivo che per tutte doveva essere "Sara". Henny, all'epoca ventiquattrenne commessa in un negozio, non faceva mistero della propria omosessualità e mostrava un atteggiamento non conforme alla legislazione repressiva nazista.

Non si adeguò all'ordine di apporre il nome "Sara" sui documenti e continuò la sua vita come sempre frequentando laddove possibile i luoghi di ritrovo illegali delle lesbiche di Francoforte.
Nel 1940 venne arrestata e deportata al campo di concentramento femminile di Ravensbruck.
Sul dorso della fotografia segnaletica che si vede sopra il funzionario nazista scrisse: "Jenny Sara Schermann, nata il 19 febbraio 1912 a Francoforte, non coniugata, commessa di negozio. Lesbica licenziosa frequentatrice di bar omosessuali non ha adottato il nome "Sara". Apolide ebrea".
Dopo due anni di campo di concentramento Henny morì nelle camere a gas di Berneberg nel 1942.
Il caso di Henny Schermann mostra tutta la difficoltà nel registrare e documentare la persecuzione delle lesbiche.
Ufficialmente Henny era ebrea e questo sarebbe stato sufficiente per condannarla a morte in un campo. Tuttavia le autorità tedesche sottolineano il suo essere omosessuale come un ulteriore aggravante, segnale questo di come l'attenzione e la vigilanza sull'omosessualità femminile fosse decisa e costante.

Tratto da: Vi fu una persecuzione del lesbismo? dal sito > olokaustos.org

 


Articoli:

  Gli omosessuali nell'Italia fascista di Rosanna Fiocchetto

  BLUT UND BODEN - Sangue e suolo , o della legge sessuata della "specie " di Paola Guazzo

L'invenzione fascista del nemico di Rosanna Fiocchetto
Recensione sul libro di Lorenzo Benadusi "Il nemico dell'uomo nuovo - L'omosessualità nell'esperimento totalitario fascista" (Feltrinelli Editore, Milano 2005)

Il confino velato recensione di Rosanna Fiocchetto
La più ampia retata di omosessuali attuata dalle autorità fasciste. Ora dopo cinquant’anni Gianfranco Goretti, insieme a Tommaso Giartosio nel libro “La città e l’isola – Omosessuali al confino nell’Italia fascista” hanno raccolto le loro voci.
(Donzelli Editore, Roma 2006)


Libri:

Una buona bibliografia la trovate sul sito di: Donne e coscienza storica

"Aime'e e Jaguar" di Fischer Erica, Edizioni Ponte alle Grazie,

"Deviazione" di Luce D'Eramo edizioni Oscar Mondadori

"Le ragioni di un silenzio ­ La persecuzione degli omosessuali durante il nazismo e il fascismo" di Giulio Russo e Gianfranco Goretti - edizioni Ombre Corte/Circolo Pink/Derive e approdi, 2002

"Homocaust" di Massimo Consoli 1ma edizione La Fiaccola, Ragusa 1984 2da edizione Kaos, Milano, 1991

"Gli uomini con il triangolo rosa" di Heinz Heger (Josef Kohout), edizioni Sonda Torino, 1991 (originale del 1972)

"Bent ­ Nazismo, fascismo, omosessualita'" di Martin Sherman, London 1979 traduzione di Mattolini - Edizioni Gruppo Abele Torino 1984

"Fuoco su Babilonia" di Valentina Brunettin, Collana Le Farfalle Edizioni Marsilio, 2002

"Olocausto/Olocausti" a cura di F. Poverina, prefazione di L. Cortesi, Edizioni Ondradek


Link:
Olokaustos.org è il primo sito italiano che ha come argomento la storia dell'Olocausto dal 1933 al 1945.

Il bosco che canta dal film “Paragraph 175” da fuorispazio.net

Sito del film "Paragraph 175" da tellingpix.com

Il triangolo rosa - La persecuzione di omosessuali e transessuali

Il triangolo viola - Testimoni di Geova rinchiusi nei lager nazisti

Lesbiche e Nazionalsocialismo postato nel 2003 su www.ellexelle.com

Torino - Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra dei Diritti e della Libertà

 


Fuoricampo Lesbian Group