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Particolari tratti da "Auschwitz 1998" Foto di Michael
Kenna
Per non dimenticare > 27
Gennaio > Giornata della Memoria
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TRIANGOLO NERO : Lesbiche,
asociali, malati di mente, prostitute, mendicanti, disabili,
eccetera. |
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TRIANGOLO ROSA : Omosessuali maschi |
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TRIANGOLO BLU : Immigrati , apolidi, rifugiati all'estero
della guerra Repubblicana di Spagna. |
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TRIANGOLO ROSSO : Prigionieri politici, socialisti,
comunisti, anarchici. |
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TRIANGOLO MARRONE : Popolazione Zingara , Rom e Sinti
. |
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TRIANGOLO VERDE : Criminali comuni. |
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TRIANGOLO VIOLA : Testimoni di Geova |
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STELLA GIALLA : Ebrei. |
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Il
27 gennaio si celebra il giorno della Memoria, dedicato alle
vittime dell'Olocausto.
Per non dimenticare.
Perché non possiamo dimenticare.
E noi non dimentichiamo, non dimentichiamo lo sterminio degli
ebrei, del popolo zingaro, dei portatori di handicap, degli
omosessuali, delle lesbiche...e di tanti ancora che non rientravano
nel piano folle, quando la parola folle si connota nel suo
aspetto più negativo, della razza pura dell'ideologia
nazista.
Genocidio perpretato nella quasi totale indifferenza del resto
del mondo, indifferenza e insensibilità.
E noi di Fuoricampo oggi vogliamo dedicare questo giorno della
Memoria in particolare alle tante sorelle lesbiche morte nei
campi di sterminio. " Lo sbalordimento è
stato forse il sentimento più forte che ho provato
all'arrivo a Dachau.
[...] I primi quindici giorni se n'erano volati lentissimi
in una delle baracche d'isolamento
[...] Su due pagliericci in alto vivevano tre triangoli rosa,
lesbiche danesi (o norvegesi?)
che ignoravano l'universo intero, sempre intente a lavarsi
e pettinarsi tra loro, pulitissime per quell'ambiente, fini,
smunte, si coprivano di premure e di carezze.
Interpellate, rispondevano educatamente ma a monosillabi,
affrettandosi a rifugiarsi sul loro pagliericcio. A volte
le vedevo imboccarsi a turno tutte e tre dalla stessa gavetta"
- Brano tratto da "Deviazione",
1979 di Luce D'Eramo. - A loro il
nostro pensiero. Sempre.
Fuoricampo Lesbian Group |
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In occasione della giornata sabato 27 ore 19.00 >
Il triangolo trasparente
La storia è per noi ciò che sappiamo, ciò
che sappiamo è ciò di cui possiamo venire a conoscenza.
Per venire a conoscenza devono esserci delle tracce... Ci dobbiamo
anche chiedere, perché su così tanto non ci sono
nemmeno tracce.
Il 27 gennaio si celebra il giorno della Memoria, dedicato alle
vittime dell'Olocausto. Per non dimenticare.
E noi non dimentichiamo, non dimentichiamo lo sterminio degli
ebrei, del popolo zingaro, dei portatori di handicap, degli omosessuali,
delle lesbiche...e di tanti ancora che non rientravano nel piano
folle, quando la parola folle si connota nel suo aspetto più
negativo, della razza pura dell'ideologia nazista. Genocidio perpretato
nella quasi totale indifferenza del resto del mondo, indifferenza
e insensibilità.
Noi di Fuoricampo vogliamo dedicare questo giornata in particolare
alle tante sorelle lesbiche morte nei campi di sterminio.
Ore 19.00
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Proiezione
del documentario
Love Story di Catrine Clay (1998)
La vera storia di Lilly Wurst e Felice Schragenheim,
una storia d'amore impossibile tra una 'vera ariana' (moglie
di un soldato nazista, madre decorata di quattro figli maschi)
e una giovane ebrea-tedesca in clandestinità nella
Berlino del 1942. Dalle parole di Lilly, oggi ultraottantenne,
il racconto dell'incontro e del superamento delle reciproche
diffidenze grazie alla nascita di un sentimento così
intenso da essersi conservato intatto fino ad oggi.
Documentario prodotto dalla BBC, sulla vicenda che ha ispirato
anche il libro 'Aimée & Jaguar', e l'omonimo
film presentato con successo al Festival del Cinema di Berlino.
Un documento unico e fondamentale per ricostruire la storia
taciuta dell'esistenza lesbica nel periodo più drammatico
di questo secolo. |
Alla fine della proiezione interverranno:
Graziella Bertozzo con > Nuove destre, stessa violenza.
Luki Massa con > Analisi sull'invisibilità delle lesbiche
nelle prigioni e nei campi di concentramento.
Ore 19.00 presso la sede di Armonie in Via Emilia Levante 138
- Bologna
Lesbiche e Nazionalsocialismo
Lesbiche nelle prigioni e nei campi di concentramento
Estratto articolo di Cora Mohr e Doris Seekamp / marzo 2000
"Art. 175"
Marzo 2003, Milano
Capitolo - V - Triangolo Rosa
a cura di Giorgia e Simona
Partendo
dal lavoro di ricerca e studio fatto da Ilse Kokula e Claudia
Schoppmann possiamo asserire che l'omofobia non si ferma davanti
agli esseri umani di qualsiasi orientamento politico o sociale.
Limitazioni e silenzi hanno segnato la situazione delle lesbiche
durante il nazismo così come durante il periodo successivo.
Dobbiamo ringraziare queste due ricercatrici se oggi abbiamo
a disposizione sia degli schizzi biografici sia ricerche scientifiche
sulla situazione e sulle persecuzioni delle donne lesbiche.
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Non ci sono state sistematiche persecuzioni ai danni
delle lesbiche paragonabili a quelle subite dagli uomini
gay, durante il periodo del Nazionalsocialismo.
Durante le ricerche abbiamo però trovato tanti
indizi che ci hanno portato alla conclusione che le
lesbiche venivano discriminate e perseguitate sistematicamente.
All'inizio sembrava quasi che non vi fosse assolutamente
materiale ma fino a quando nessuno vuole sapere qualche
cosa non vi è nemmeno nulla da sapere.
|
La storia è per noi ciò che sappiamo, ciò
che sappiamo è ciò di cui possiamo venire a conoscenza.
Per venire a conoscenza devono esserci delle tracce... . Ci
dobbiamo anche chiedere, perché su così tanto
non ci sono nemmeno tracce.
Il punto di partenza per questo contributo era l'interesse di
venire a conoscenza di informazioni su donne che amano le donne
e delle cui condizioni di vita ed eventualmente persecuzioni
nel nazionalsocialismo sino ad oggi difficilmente avevamo conoscenza.
La loro storia, che durante l'elaborazione del nazionalsocialismo,
della resistenza evidentemente non ha ricevuto spazio, fino
a qualche anno fa non è stata tematizzata in nessuna
delle ricerche. Ricercatrici come Ilse Kokula e Claudia Schoppmann,
che si sono specializzate nella ricerca sulle lesbiche, sono
delle eccezioni.
Nella letteratura sulle persecuzioni durante il nazionalsocialismo,
le lesbiche sono ancora oggi tema d'oggetto. Le possibili motivazioni
saranno riportate di seguito.
Questo tema è parte della storia delle donne, è
parte della nostra storia di donne. Una storia che non è
stata studiata ed elaborata ininterrottamente, bensì
unicamente con delle spaccature, delle incrinature, che rappresentavano
il Nazionalsocialismo in modo determinante.
Unicamente con il sorgere del nuovo movimento femminile all'inizio
degli anni 70 ci sono nuovamente dei confronti, ed è
diventato più facile dichiararsi pubblicamente quale
donna lesbica. Nell'ambito di questo confronto è stato
possibile tematizzare anche l'imposizione dell'eterosessualità
che ha limitato alcuni omosessuali.
Volevamo saperne di più su donne che tra gli altri a
causa del loro amore verso altre donne sono state deportate
nei campi di concentramento e lì, non raramente, venivano
disprezzate e discriminate dalle altre prigioniere.
Dopo il 1945 questo è stato in parte riportato per iscritto
da parte delle superstiti. Ma sino ad oggi non si è praticamente
mai indagato apertamente.
Neanche nella letteratura antifascista viene menzionata la resistenza
posta dalle donne lesbiche contro il Nazionalsocialismo. Questo
non significa però che essa non sia esistita, bensì
che questo esempio di vita femminile non veniva accettato e
per questo motivo non veniva nemmeno menzionato. A noi interessava
cosa si nascondeva dietro a questo rendere invisibile. Con la
tematizzazione di donne che amano le donne vogliamo anche indagare
sulla vita familiare soverchiata, cosa che ci è stata
spesso presentata nei riporti biografici.
Difficoltà con la definizione
Durante il periodo del Nazionalsocialismo nella definizione
di omosessualità della destra, questa è stata
ridotta ad atto sessuale e allo stesso tempo in asessualizzazione
delle donne.
La parola Lesbica ha iniziato ad essere utilizzata nelle metropoli
dell'ovest a partire dall'inizio degli anni 70. Prima di allora
le donne difficilmente si definivano con questa parola e nei
testi difficilmente si ritrova questo vocabolo.
Così nei sottotitoli dei giornali Lesbici degli anni
20 si trovavano definizioni del tipo "giovani compagne"
oppure "amicizia femminile ideale".
Molte delle donne che oggi definiamo Lesbiche, perché
erano affettuose nei confronti di altre donne o perché
organizzavano la loro vita quotidiana insieme, non avevano scelto
questa definizione per loro stesse.
Per la descrizione delle loro relazioni spesso non avevano parole.
E quando queste definizioni venivano utilizzate, esse non avevano
allora la stessa definizione di oggi.
La discussione sul movimento lesbico, le definizioni ad esso
correlate e l'autoaccettazione sono più complessi di
quanto sia possibile riportare in questo contributo che ha cercato
di riportare in maniera adeguata e necessariamente concisa qualche
cosa sulle numerose sfaccettature dell'autoaccettazione delle
lesbiche.
Nella nostra definizione di "lesbica" sono riportati
i seguenti aspetti:
l'autodefinizione così come le relazioni d'amore esistenti
o volute con una partner.
Ciò non comporta necessariamente delle componenti sessuali
o erotiche.
Condizioni durante il tempo del nazionalsocialismo
A differenza degli omosessuali uomini, che venivano criminalizzati
e perseguiti attraverso l'art. 175 del codice penale, questo
articolo non trovava applicazione sulle donne (ad eccezione
dell'Austria, dove un articolo analogo esisteva già dal
1804).
In correlazione con l'inasprimento dell'art. 175 c'erano, nel
1935, forti tendenze nel volerlo applicare anche alle lesbiche.
La preposta commissione statale giunge però, tra gli
altri, alla conclusione che "un motivo importante per la
penalizzazione dei rapporti tra persone dello stesso sesso è
quello della falsificazione della vita pubblica" e che
"ciò viene difficilmente preso in considerazione
tra le donne, poiché proporzionalmente la vita pubblica
femminile gioca un ruolo secondario".
A conclusioni simili giunse pure il Dr. Schäfer, ministro
della giustizia del Reich, in uno scritto del 1942.
A riguardo della "sodomia tra donne" esso scrive:
«l'attività tra donne, fatta astrazione dall'ambiente
della prostituzione, non è così diffusa come negli
uomini. Il motivo importante della penalizzazione degli atti
libidinosi tra uomini, che sta nella falsificazione della vita
pubblica per il tramite della creazione di rapporti personali
di dipendenza, non trova fondamento tra le donne per via della
loro posizione meno influente nei doveri pubblici e statali.
Inoltre le donne, che si lasciano andare ad un rapporto contro
natura, non sono da considerarsi perse per sempre, contrariamente
agli uomini omossessuali, per quanto attiene ai fattori di procreazione.
Poiché esse, per esperienza, spesso si orientano nuovamente
verso un rapporto normale».
Qui vengono date in modo chiaro le differenti dimensioni di
valutazione della sessualità femminile da parte degli
uomini di potere facenti parte del regime del Reich (non solo
da essi comunque).
L'omosessualità femminile non veniva considerata seriamente
come idea di vita, sottoposta a tabù e resa invisibile
senza che essa potesse divenire dibattito politico. Tutto questo
è dovuto allo status marginale delle donne e alla gerarchia
dei sessi che nel Nazionalsocialismo era implicita.
La ripartizione dei ruoli monodimensionale nel Nazionalsocialismo
era "la donna ariana si sposa e regala al Führer tanti
bambini".
Politica femminile nel nazionalsocialismo
Il nostro contributo si riallaccia alla convinzione di Claudia
Schoppmann, riportato nel suo lavoro "politica sessuale
nazionalsocialista". Nella sua dissertazione dimostra che
la situazione delle donne Lesbiche veniva impressa più
dalla politica femminile dei nazionalsocialisti che dalla politica
sugli omosessuali.
Che le donne venissero criminalizzate in numero molto minore
dall'Art. 175 del codice penale, è solo uno degli aspetti
già menzionati. Di rilievo era che le Lesbiche non potevano
corrispondere alla definizione della donna "ariana"
e "immune da tare ereditarie" preposte per la maternità
ed il matrimonio.
Venivano colpite in modo particolarmente forte dalla propaganda
contro le donne nubili e senza figli. Gli "igienisti della
razza" e le SS parlavano degli omosessuali quali prototipi
degli Asociali. Le donne Lesbiche sono pertanto spesso state
diffamate e qualificate quali prostitute.
Domanda alla fonte
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La collocazione marginale delle donne omosessuali ha portato
alla scarsa tematizzazione nel nazionalsocialismo. Nei
campi di concentramento non c'erano dei contrassegni specifici,
a differenza del triangolo rosa utilizzato per gli uomini
omosessuali.
Da ricerche effettuate si può presupporre che furono
circa tra i 10.000/15.000 gli uomini omosessuali morti
nei campi di sterminio. Non vi è invece materiale
per stabilire il numero delle morti femminili, delle Lesbiche.
Nel corso degli ultimi anni è stato possibile documentare
dei riferimenti sulla persecuzione delle Lesbiche.
Si tratta nella fattispecie di informazioni dagli atti
persecutori, della Gestapo e dei prigionieri, che vanno
però analizzati con le giuste riserve.
Vi sono a disposizione dei testi nelle testimonianze dei
prigionieri di allora, nei quali alcune prigioniere venivano
descritte quali Lesbiche. Si tratta di racconti di sconosciuti.
In apparenza non vi sono testimonianze dirette di donne
Lesbiche sopravvissute ai campi. E' da presupporre che
tutto ciò sia correlato con la stigmatizzazione
dell'accaduto durante il periodo del dopoguerra. |
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Ci occupiamo essenzialmente di donne che amano donne e che sono
state perseguitate durante il Nazismo o che rispettivamente hanno
lottato contro il nazionalsocialismo. Le Lesbiche c'erano e ci
sono in tutte le sfere della società, in tutti gli ambienti
politici. Erano sia vittime/perseguite così come esecutrici.
Le donne che amavano donne in quel periodo non si sono comportate
in maniera diversa da come si è comportata la maggioranza
del popolo tedesco. Se non facevano parte della mobilitazione
di massa del nazionalsocialismo si sono ritirate, comportate in
maniera discreta.
Ricerca delle tracce
Negli anni 20 della repubblica di Weimar vi erano in diverse città,
principalmente nelle grandi città Berlino, Amburgo e Francoforte,
dei ritrovi per gay e lesbicheIl "comitato scientifico umanitario",
con la partecipazione determinante di Magnus Hirschfeld, esigeva
lo stralcio dell'art. 175 del codice penale. Nel 1920 fu fondata
l'organizzazione omosessuale "Deutcher Freundschaftverband",
nel 1923 si giunse ad una scissione e formazione della "federazione
per i diritti umani", che quale organizzazione omosessuale
principale, contava fino a 48.000 membri.
Entrambe le organizzazioni avevano quale obiettivo il riconoscimento
dei diritti omosessuali parimenti a quelli degli eterosessuali.
In entrambe le associazioni vi erano i "reparti femminili"
che pubblicavano i loro giornali ("l'amore femminile"
con una tiratura di 10.000 copie e "l'amica").
Anche nelle campagne si trovavano, anche se in esemplari unici,
degli esemplari di questi giornali nei banchi femminili. Le Lesbiche
si organizzavano spesso in piccole società o addirittura
in club per donne. L'organizzazione era un passo importante, innanzitutto
per l'auto-accettazione e poi anche per imporsi contro la morale
sessuale dilagante e per migliorare la propria posizione sociale
(senza l'aiuto degli uomini).
Il periodo della mascherazione
La vivace vita politica e culturale Lesbica, che era fiorita
negli anni 20, ebbe, con il Nazionalsocialismo, una fine brusca.
I giornali come "l'amica" vennero vietati nel 1933,
i locali vennero chiusi. La sicurezza era garantita unicamente
dalla discrezione e dal rinnegamento della propria identità.
L'essere invisibile per poter sopravvivere.
Le lesbiche si sono date tra gli altri alla contemplazione o
ai "matrimoni di sabbia", come venivano chiamati cioè
matrimoni di copertura con gli uomini omosessuali. Era usuale
fingere di avere una relazione accettata socialmente, per potersi
sottrarre dall'osservazione attraverso casa e pianerottoli,
che arrivava fino all'intimo della sfera privata all'interno
degli appartamenti.
D'altro canto la guerra provocò l'assenza di molti uomini
e pertanto anche nuovi spazi; una donna sola o che convivesse
con altre donne non dava più così nell?occhio,
poteva infatti tirare in ballo il fidanzato che stava al fronte.
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Un'austriaca facente parte della resistenza riassume così
il suo "periodo di mascherazione": «tutti
coloro che erano dalla parte del socialismo, sapevano
cosa volesse dire Hitler e che era richiesto il livello
massimo di attenzione. Poiché eravamo in pericolo
due volte: politicamente e sessualmente. Solo in questa
circostanza posso aggiungere che nei miei circoli non
vi è traccia di persecuzione contro omosessuali.
Quando uno dei nostri veniva preso, la causa era sempre
una ragione politica. Che alcune di queste donne nella
loro vita privata provavano qualcosa di diverso da quanto
previsto dalla dittatura di allora, veniva chiaramente
taciuto». |
Persecuzione delle lesbiche
Fino al momento del passaggio del potere ai Nazionalsocialisti
le donne che non rispecchiavano l'ideale di una casalinga ai
fornelli, stavano sotto gli occhi e l'interesse dell'opinione
pubblica. Erano contestate ma c'erano. L'attenzione dell'opinione
pubblica spiega, forse, perché quantitativamente vi sono
più informazioni su intellettuali ed artiste che si sono
esposte ed hanno amato donne, e la cui storia di persecuzione
viene condivisa in modo diverso.
Claudia Schoppmann e Ilse Kokula hanno ricercato la biografia
di artiste o intellettuali lesbiche.
Viene citata l'allora famosa cantante Claire Waldoff (1844 -
1957), che cantò sia canzoni d'intrattenimento ("Hermann
heesst er" - si chiamava Hermann) così come canzoni
critiche e provocatorie ("alle Männer raus aus dem
Reichstag" - tutti gli uomini fuori dal Reichstag). Non
tacque mai la sua convivenza con un'altra donna. Dopo il 1933
ricevette il divieto di esibirsi tra gli altri dopo essersi
presentata a spettacoli dell'"Aiuto Rosso".
Dopo presentazione di un "documento ariano" ed adesione
alla camera culturale del Reich poté successivamente
esibirsi di nuovo, principalmente in tournée organizzate
da lei stessa.
Alla nota pittrice ebrea Gertrude Sandmann non era più
possibile emigrare. E' sopravvissuta al Nazismo tenuta nascosta
per anni dalla sua convivente dopo aver simulato il suicidio.
Gertrude Sandmann studiò presso la "berliner Verein
Künsterinnen", di cui facevano parte anche, per esempio,
Käthe Kollwitz, Paula Modersohn-Becker.
Christa Winsloe (1888 - 1944), autrice della versione cinematografica
del classico "ragazza in uniforme", amica di Erika
e Klaus Mann, emigrò nel 1938 nel sud della Francia e
da lì appoggiò i fuggitivi. Quando unitamente
alla sua compagna cercò di far ritorno in Germania, nel
1944, entrambe trovarono la morte. Le circostanze non sono state
sino ad oggi chiarite.
Vogliamo citare anche la scrittrice Thea Sternheim, che nel
1933 in Francia faceva parte della "Resistence". Arrestata
nel 1943 e deportata a Ravensbrück, dove salvò la
vita a diverse donne, rubando cibo e vestiti alle SS.
Lesbiche nelle prigioni o nei campi di concentramento
Il materiale sulle Lesbiche nelle carceri o nei campi di concentramento
è difficile se non quasi impossibile da trovare, perché
come già detto per le Lesbiche non vi era un segno di
riconoscimento particolare.
In assenza di marchi (ad esempio persecuzione razzista o appartenenza
al KDP), venivano dichiarate in maggioranza "Asociali"
e dovevano indossare il Triangolo Nero. In casi isolati emerse,
dalle liste d'entrata del campo di Ravensbrück, accanto
al motivo dell'internamento (es. Asociale) anche l'annotazione
supplementare "Lesbica" o "donna che ama donne".
Non è noto quali difficoltà supplementari incontrarono
le prigioniere a causa di questa descrizione supplementare.
Da singoli esempi si può però dedurre che i Kapo
Nazisti sfogavano le loro violente fantasie sessiste con le
prigioniere Lesbiche. Per venire a conoscenza di qualche cosa
che concernesse le donne Lesbiche abbiamo ricercato nelle memorie
delle donne sopravissute.
In questa letteratura ci sono tre esempi di forme di discriminazione
nei confronti delle donne lesbiche: diffamazione, pena e tolleranza.
Un esempio di diffamazione: Krystyna Zywulska nel suo libro
"Tanz, Mädchen...". Una donna ne bacia una altra
sulla bocca. «non ci si può immaginare niente di
più disgustoso.... ho provato un terribile disgusto».
Rapporti tra donne erano per l'ebrea francese Callimard pensabili
solo «tra alcune delle prigioniere quale compensazione
per il fatto che non vi erano uomini a disposizione.».
Tolleranza: senza diffamare e senza distanziarsi personalmente,
Anja Lundholm descrive alcune lesbiche nei campi di concentramento.
Riporta delle inseparabili Claire e Cilly. La più anziana
cercò sempre di riprendere i lavori pesanti della più
debole Cilly.
Un giorno Cilly non ce la fa più cade al suolo e viene
azzannata da due cani. Muore. «Però il suo volto,
dopo che Claire le chiuse gli occhi, era sorridente e in pace».
Dopo quella notte Claire non parlò più ed una
settimana dopo morì suicida correndo contro la recinzione
elettrica.
«Il nostro gruppo non fu più lo stesso, dopo che
le inseparabili se ne furono andate».
Ancora oggi riesce solo a poche delle sopravvissute raccontare
delle Lesbiche nei campi di concentramento senza pregiudizi.
Barbara Reimann, prigioniera politica a Ravensbrück, riporta
di due compagne di Amburgo che furono rinchiuse per attività
nella resistenza e vivevano insieme anche nel lager.
Spesso repressione e omofobia hanno raggiunto livelli tali che
i ricordi di coppie lesbiche sono stati rimossi dalla mente.
Unicamente quando una donna si lascia andare al tema si ritrovano
improvvisamente delle tracce.
Ulteriori tracce riprese dal libro di Claudia Schoppmann
Le donne lesbiche sono spesso state oggetto di altri capi d'accusa.
Una donna di Amburgo, nel 1936, fu condannata per truffa perché
aveva sposato un omosessuale e inoltrato richiesta di un credito
previsto per le coppie sposate, ottenendolo.
Due donne soggiornarono illegalmente ad Amburgo, dopo che successivamente
al rilascio da un campo di recupero non si erano più
annunciate presso il posto di lavoro. A causa di problemi finanziari
commisero dei furti di lieve entità.
Siccome soggiornavano presso un uomo vennero arrestate per presunta
prostituzione e condannate per furto e truffa. Del reato di
prostituzione nessuna traccia poiché vennero definite
dal tribunale quali "considerevolmente asociali e negligenti!".
Una giovane donna, svolgeva l'attività di cameriera a
Potsdam, fu deportata per omosessualità quale "Asociale"
dapprima a Ravensbrück e poi a Flossenbürg.
Li fu costretta in un bordello. I Nazisti affermavano che "in
un bordello le Lesbiche venivano per prime (inteso come turno)".
Di questa donna si ricordava un gay che fu deportato di forza
nel bordello e fece amicizia con Else. Lei era l'unico essere
umano con cui lui riusciva a parlare.
Elsa Conrad, per metà ebrea, aveva gestito a Berlino
il club "Monbijou des Westens" che con ca. 600 membri
era considerata un'associazione di donne Lesbiche piuttosto
grande.
Nel 1935 fu condannata a 15 mesi di carcere per "oltraggio
al regime del Reich" dopo che una sua ex compagna la denunciò.
Successivamente fu deportata nel campo di Moringen, poiché
si era pubblicamente dichiarata "ariana" e aveva offeso
il Führer.
Nei suoi atti venne riportata in maniera eloquente la sua "attitudine
lesbica".
Abbiamo avuto più di un esempio a riguardo di donne,
delle quali si poteva concludere la loro attrazione verso altre
donne nelle loro descrizioni, che però non lo hanno mai
dichiarato apertamente. Ciononostante le relazioni con donne
per loro erano le più importanti delle loro vita è
riconducibile dalle loro descrizioni oppure da quelle di loro
care amiche e conoscenti.
Käthe Seifried proveniva da una famiglia di lavoratori
socialdemocratici. Nel 1930 entrò a far parte del KDP
e nel 1932 fu condannata a svariati mesi di prigione.
Nell'ottobre del 1933 venne arrestata, deportata e seviziata
nel campo di concentramento di Hohenstein. Dopo il suo rilascio,
nel 1934, riesce a sfuggire ad ulteriori arresti grazie ad un
continuo cambiamento del luogo di residenza. Dopo il 1945 entra
nuovamente a far parte del KDP di Friburgo. Dopo la morte del
marito, nel 1947, vive insieme alla sua compagna Sofie Gertmeier.
Si conoscono già dal 1934. Per diversi anni crescono
pure un bambino, figlio di un soldato francese. Più avanti
l'affidamento del bimbo, che non possono adottare, viene loro
tolto e il piccolo cresce principalmente in un orfanotrofio
francese. Käthe Seifried e Sofie Gertmeier vissero insieme
a Friburgo sino alla morte di K. Seifried, avvenuta nel 1933.
Sofie Gertmeier è oggi ospite di un casa per anziani.
Oppure anche le due austriache attive nella resistenza comunista
Maria Berner (arrestata nel 1939, deportata a Ravensbrück
nel 1943) e Anni Hand (arrestata nel 1942, deportata a Ravensbrück
nel 1943).
Entrambe ritornarono a casa insieme nel 1945. Con i loro precedenti
fidanzati non volevano più avere niente a che fare, non
volevano più relazioni con uomini. Passarono il resto
della loro vita insieme e crescendo una figlia adottiva.
Ingrid Stobl intervistò la comunista membro attivo nella
resistenza "Fifi" che a 16 anni imbracciò l'arma
per combattere. Dopo il suo arresto, durante il prosieguo della
guerra civile, istituì una frangia comunista nel carcere
madrileno.
Siccome per i suoi compagni e compagne l'omosessualità
era un tabù, venne invitata a non farsi vedere troppo
spesso in compagnia della stessa donna. Da ogni parte le venne
rinfacciata la sua particolarità e il suo essere androgina.
Anche dopo la fine della dittatura di Franco nel suo piccolo
paese venne aggredita e ferita gravemente. "Fifi",
l'eroica combattente; con lei nessuno voleva avere niente a
che fare.
Sappiamo troppo poco su queste donne per poterle definire Lesbiche.
In ogni caso queste donne sono per progetti di vita al femminile,
che spesso non vengono percepiti come tali. Accanto agli esempi
appena citati c'erano donne, all'interno dei campi di concentramento,
che hanno avuto dei rapporti sessuali sporadici con altre donne.
Questo aspetto viene definito, nella letteratura esistente,
come "omosessualità del lager".
Sottostava a punizione, così come ogni altra, per quanto
insignificante, infrazione. A Ravensbrück nel 1941 "dare
una mano" era proibito esattamente come "avere rapporti
sessuali tra donne". Erano previste punizioni corporali,
fino alla spedizione nei blocchi punitivi. In ogni caso le coppie
dovevano essere separate.
Rudolf Höss, comandante di Auschwitz, scrisse nel 1947
che anche nei lager femminili "l'epidemia dell'amore lesbico
imperversava" e che attraverso le punizioni più
dure non poteva essere contenuto. Nei casi qui sopra menzionati
non viene preso in considerazione lo sfruttamento sessuale da
parte delle sorveglianti.
E' chiaro che questo tipo di abusi in proporzioni particolari
erano umilianti per le prigioniere. Questo tipo di relazioni
erano, come altre forme di violenza sessuale, avvilenti e offensivi.
Nel concetto personale delle donne questo tipo di relazioni
amorose era spesso accompagnato da una doppia morale: una vita
in due mondi, che si trovano direttamente fianco a fianco: queste
donne condividono i comuni concetti morali sociali. Rifiutano
nel modo più assoluto le relazioni lesbiche e snobbano
le prigioniere che sono lesbiche a "tutti gli effetti",
donne che anche al di fuori del campo di concentramento amano
le donne. Allo stesso tempo hanno relazioni sessuali con altre
donne, che intendono però come ripiego alla mancanza
di una relazione con gli uomini.
Margarete Buber-Neumann scrisse che oltre alle relazioni politiche
ci sono state "relazioni amorose". Si distinguevano
dalle "Associali" e dalle "Criminali" nel
senso che «erano relazioni platoniche mentre le altre
avevano un carattere evidentemente lesbico».
Di omosessualità nei lager si parla unicamente in poche
testimonianze dei sopravvissuti. Non è forse questo un
segnale di un processo di repressione piuttosto che la dimostrazione
che questo tipo di relazioni non esistevano?
Dopo il 1945
Che cosa hanno provato le lesbiche dopo il 1945?
Ilse Kokula riassume «ora non erano più "depravate"
ma venivano considerate dei mostri con problemi psichici o sessuali.
La vera donna degli anni 50 e 60 era propensa al suo uomo. Evitava
attività lavorative e si occupava di marito e figli...».
Dopo le teorie di diversi autori (che avevano già scritto
i loro saggi durante il periodo del nazionalsocialismo) le androgine
andavano al di fuori delle mura di casa unicamente per svolgere
un'attività remunerata. In poche parole un'ottantenne
mi disse «La guerra per noi lesbiche iniziò già
nel 1933. Forse si può affermare che la guerra è
durata fino al 1970 e terminò unicamente quando donne
e omosessuali iniziarono a difendere i loro diritti.»
La speranza di riuscire a dare un taglio con il passato neonazista
anche in riferimento alla posizione politica nei confronti delle
condizioni di vita di gay e lesbiche non trova riscontro. Già
solo per l'esistenza dell'art. 175 del codice penale, che viene
cancellato dal Parlamento tedesco unicamente nel 1994, testimonia
la non accettazione di modi di vita che si discostino dalla
(costrizione della) società eterosessuale.
Discriminazioni e violenze non arrivavano però
unicamente dal parte dello stato o da forze reazionarie.
La già citata Hilde Rausch, per esempio, nel
1945 entrò in conflitto politico con il KDP e
uscì dall'associazione. Tre comunisti la denunciarono
presso l'ufficio distrettuale, suo datore di lavoro,
quale "Lesbica". Per la prima volta vide,
negli atti depositati presso il suo superiore, scritta
quella parola.
Venne licenziata nel 1946. Questa diffamazione, avvenuta
da parte dei suoi alleati, le lasciò il segno.
Non li perdonò. Ancora negli anni 90 diceva «non
mi sono mai considerata una vittima, bensì una
lottatrice». Si impegno nella costituzione dell'
L74, un gruppo berlinese composto da donne lesbiche
di una certa età. Malgrado gli sviluppi positivi
dovuti alle continue lotte per la parità dei
diritti, la violenza contro lesbiche e gay è
tutt'ora presente in moltissimi paesi. Il centro di
ricerca femminile dell'università di Bielefeld
ha appena presentato un nuovo studio. Quasi tutte le
lesbiche interrogate ha vissuto discriminazioni verbali.
Un quarto di esse è stata confrontata con attacchi
fisici e il 10 % ha dovuto addirittura subire violenze
sessuali.
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TESTIMONIANZE
"Lesbiche negli anni 30"
L'avvento del terzo reich
«Convivevo con la mia ragazza da anni. A volte la gente
mormorava avranno qualche cosa insieme?. Dopo l'avvento del
terzo reich era diventato un hanno qualche cosa insieme!
Lo dicevano i portinai e i custodi che entravano nella nostra
vita privata poiché dovevano raccogliere informazioni.
La nostra locatrice fu interrogata per sapere se poteva dare
informazioni sulla nostra vita intima. Un giorno arrivò
da me in atelier il nostro capo redattore e mi disse impaziente
che avrei dovuto sposarmi oppure non avrebbe potuto darmi più
lavoro.
Non avevamo fatto abbastanza per il dovere del nuovo tempo.
Di nuovo il portinaio, che portava il contrassegno del partito,
ci segnalò "non potete vivere come coppia selvaggia,
non rispetta il concetto del führer". L'uomo non aveva
cattive intenzioni, era un berlinese gentile. Comunque fosse,
continuava a parlare di noi....
A questo punto decidemmo, noi due donne, di sposarci con due
amici. Questa situazione ci porto ad avere dei nuovi conflitti.
Da parte mia ci misi molto ad abituarmi alla gente che mi chiedeva
come stava mio marito. "Perché?", rispondevo.
E solo in quell'istante mi veniva in mente che mi mascheravo
dietro ad un matrimonio.»
Testimonianza di una stilista, Berlino 1933
Politica popolare e omosessualità femminile
«Le lesbiche così come gli uomini omosessuali mettevano
in pericolo le differenze sessuali. Le lesbiche, ammesso sia
possibile, sono una minaccia ancora maggiore degli uomini, se
si pensa al ruolo della donna quale santa protettrice e a madre
di famiglia e della nazione. La maternità è il
centro dell'immagine della donna che, come la madonna, dovrebbe
rappresentare castità e maternità allo stesso
tempo.»
Gorge Mosse, "Nationalsozialismus und Sexualität";
«Ritengo sia una catastrofe quando vedo donne e ragazze,
soprattutto ragazze, che girano con uno zaino in spalla. Fa
venire la nausea. Considero una catastrofe quando organizzazioni
o associazioni femminili si occupano di rami che distruggono
ogni fascino, grazia e dignità femminili.
Considero una catastrofe quando vedo donne diventare così
maschili da far sparire la differenza sessuale, la polarità.
Da qui non manca molto fino all'omosessualità».
Heinrich Himmler, Ministro della Propaganda
estratto discorso a Bad Tölz, 18.2.1937
Art. 175 codice penale - discussione su possibile estensione
anche alle donne
«se anche l'amore lesbico debba essere incluso, come ad
esempio viene fatto in alcuni paesi stranieri. Non ritengo di
inoltrare richiesta di una simile estensione malgrado non si
possa non ammettere che questo vizio è in grossa espansione
anche tra le donne»
Estratto seduta della commissione penale
suggerimenti del relatore, 05.08.1934
«Attraverso i rapporti sessuali lesbici viene esercitata
anche una velenosa influenza alla morale sessuale. La ratio
legis della penalizzazione dei rapporti omosessuali è,
che all'essere umano non devono essere negati la normale attività
sessuale e riproduttiva, in maniera che esso non getti e disperda
le proprie energie in altre direzioni.
La motivazione è pertanto che lo stato ha grosso interesse
nel normale rapporto sessuale che deve rimanere in primo piano
e non deve venir influenzato da forme perverse. Sono dell'opinione
che la criminalizzazione vada estesa anche alle donne, come
nel caso dell'Austria.»
Estratto seduta della commissione penale
Gleispach, 05.08.1934.
Questa presa di posizione non è stata ritenuta decisiva
per la decisione finale.
Infatti rilevante per la decisione finale sono stati considerati
altri fattori. Innanzitutto che l'omosessualità maschile
era pericolosa poiché metteva in pericolo la procreazione
ed inoltre perché la donna poteva venir costretta al
rapporto con un uomo. Inoltre la posizione della donna nella
società non la faceva apparire come pericolosa fino al
punto da dover prevedere delle sanzioni penali.
«una donna che viene sedotta non può venir sottratta,
alla lunga, al normale rapporto sessuale, bensì resta
utilizzabile come prima sotto l'aspetto politico demografico.
Alla lunga attraverso l'esercizio di questo peso, la psiche
della donna non resta così pregiudicata come quella dell'uomo
e per questo il pericolo per lo stato non è alla lunga
così grosso»
Dopo il 1933
«nella Basler Zeitung del 19 dicembre 1934 è stata
pubblicata la notizia che, su ordine personale del Führer,
in tutto il Reich doveva avvenire un'azione di pulizia contro
elementi omosessuali. Il numero delle persone arrestate, secondo
questa notizia, si aggirava intorno alle 700 persone»
«nel giro di poco tempo sono state arrestate e portate
in giudizio centinaia di persone a causa di rapporti con persone
dello stesso sesso. Ci fu un'ondata di processi intimidatori.
Per l'infrazione, oggi punita con una multa o in ogni caso con
un'incarcerazione di breve periodo, molti scontarono dai 12
ai 18 mesi di prigione. I recidivi finivano nei campi di concentramento».
Helmut Ebeling, 1968
«l'analisi del materiale presentato per la soluzione del
problema dell'omosessualità femminile nello studio di
criminologia (06.11.1944 messo a disposizione dal responsabile).
Questo è uno dei pochi indizi che provano come presso
la polizia fu raccolto del materiale sulle donne lesbiche. Purtroppo
non si sa niente sul tipo e quantità di questo materiale.
Anche Elisabeth Leithäuser, membro attivo dell'associazione
giovani comunisti a Kassel e che prese parte a più azioni
di resistenza, lo confermò. Dopo un processo per "alto
tradimento" dal quale venne assolta si trasferì
a Berlino. Lì fu interrogata più volte dalla Gestapo.
Durante uno di questi interrogatori, nel 1938, le venne chiesto
di lavorare per la Gestapo in qualità di informatrice.
Quando rifiutò le venne inculcata minaccia di far iscrivere
il suo nome in una lista lesbica.»
C. Schoppmann, 1993
Tratto da http://eccezione.splinder.com/tag/memoria
Postato per la prima volta su www.ellexelle.com
nel 2003
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Il
"Caso Schermann"
Henny Schermann era nata il 19 febbraio 1912 a Francoforte
sul Meno in Germania. Di origine ebrea era la prima di
tre figlie. Dopo il 1938 venne imposto alle donne ebree
di far apporre sui propri documenti un secondo nome distintivo
che per tutte doveva essere "Sara". Henny, all'epoca
ventiquattrenne commessa in un negozio, non faceva mistero
della propria omosessualità e mostrava un atteggiamento
non conforme alla legislazione repressiva nazista. |
Non si adeguò all'ordine di apporre il nome
"Sara" sui documenti e continuò la
sua vita come sempre frequentando laddove possibile
i luoghi di ritrovo illegali delle lesbiche di Francoforte.
Nel 1940 venne arrestata e deportata al campo di concentramento
femminile di Ravensbruck.
Sul dorso della fotografia segnaletica che si vede sopra
il funzionario nazista scrisse: "Jenny Sara Schermann,
nata il 19 febbraio 1912 a Francoforte, non coniugata,
commessa di negozio. Lesbica licenziosa frequentatrice
di bar omosessuali non ha adottato il nome "Sara".
Apolide ebrea".
Dopo due anni di campo di concentramento Henny morì
nelle camere a gas di Berneberg nel 1942.
Il caso di Henny Schermann mostra tutta la difficoltà
nel registrare e documentare la persecuzione delle lesbiche.
Ufficialmente Henny era ebrea e questo sarebbe stato
sufficiente per condannarla a morte in un campo. Tuttavia
le autorità tedesche sottolineano il suo essere
omosessuale come un ulteriore aggravante, segnale questo
di come l'attenzione e la vigilanza sull'omosessualità
femminile fosse decisa e costante.
Tratto da: Vi fu una
persecuzione del lesbismo? dal sito >
olokaustos.org
|
Articoli:
Gli omosessuali nell'Italia fascista
di Rosanna Fiocchetto
BLUT
UND BODEN - Sangue e suolo , o della legge sessuata della "specie
" di Paola Guazzo
L'invenzione fascista del nemico
di
Rosanna Fiocchetto
Recensione sul libro di Lorenzo Benadusi "Il nemico dell'uomo
nuovo - L'omosessualità nell'esperimento totalitario fascista"
(Feltrinelli Editore, Milano 2005)
Il
confino velato recensione di Rosanna Fiocchetto
La più ampia retata di omosessuali attuata dalle
autorità fasciste. Ora dopo cinquant’anni Gianfranco
Goretti, insieme a Tommaso Giartosio nel libro “La città
e l’isola – Omosessuali al confino nell’Italia
fascista” hanno raccolto le loro voci.
(Donzelli Editore, Roma 2006)
Libri:
Una buona bibliografia la trovate sul sito di:
Donne
e coscienza storica
"Aime'e e Jaguar" di Fischer Erica, Edizioni Ponte
alle Grazie,
"Deviazione" di Luce D'Eramo edizioni Oscar Mondadori
"Le ragioni di un silenzio La persecuzione degli omosessuali
durante il nazismo e il fascismo" di Giulio Russo e Gianfranco
Goretti - edizioni Ombre Corte/Circolo Pink/Derive e approdi,
2002
"Homocaust" di Massimo Consoli 1ma edizione La Fiaccola,
Ragusa 1984 2da edizione Kaos, Milano, 1991
"Gli uomini con il triangolo rosa" di Heinz Heger (Josef
Kohout), edizioni Sonda Torino, 1991 (originale del 1972)
"Bent Nazismo, fascismo, omosessualita'" di Martin
Sherman, London 1979 traduzione di Mattolini - Edizioni Gruppo
Abele Torino 1984
"Fuoco su Babilonia" di Valentina Brunettin, Collana
Le Farfalle Edizioni Marsilio, 2002
"Olocausto/Olocausti" a cura di F. Poverina, prefazione
di L. Cortesi, Edizioni Ondradek
Link:
Olokaustos.org
è il primo sito italiano che ha come argomento la storia
dell'Olocausto dal 1933 al 1945.
Il
bosco che canta dal film “Paragraph 175” da fuorispazio.net
Sito
del film "Paragraph 175" da tellingpix.com
Il
triangolo rosa - La persecuzione di omosessuali e transessuali
Il
triangolo viola - Testimoni di Geova rinchiusi nei lager nazisti
Lesbiche e Nazionalsocialismo postato nel 2003 su www.ellexelle.com
Torino
- Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della
Guerra dei Diritti e della Libertà
© 2003 - 07 Fuoricampo
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