| Le
donne vengono uccise in tutto il mondo.
Ricordiamo, fra i tanti, l'assassinio dell'attivista lesbica
FannyAnn
Eddy in Sierra Leone, i delitti di Ciudad Juarez, México.
La violenza contro le donne si esprime e si manifesta da
sempre nelle guerre,
attraverso stupri di massa, e nella quotidianità,
con violenze di ogni genere.
Il femminicidio è ancora
e sempre in atto!
Il nostro contributo con il documento sulla violenza alle
lesbiche nel mondo:
Lesbiche
uccise perchè uscite
La Carta Internazionale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale
su Diritti Civili e Politici e il Patto Internazionale sui
Diritti Economici, Sociali e Culturali sono intesi a garantire
gli stessi diritti a tutte le persone, comprese quelle omosessuali.
Nonostante ciò, in molte parti del mondo le persone
omosessuali sono ancora imprigionate, torturate e anche
uccise soltanto per la loro identità sessuale.
L'omofobia è ancora molto diffusa nelle società
di quasi tutti i paesi del mondo, ma la cosa più
grave è che in alcuni paesi è addirittura
parte integrante di leggi dello stato, che si prefiggono
la persecuzione, e in alcuni casi anche l'eliminazione,
delle persone omosessuali.
Gli abusi subiti da persone GLBT vanno dai semplici insulti
alle violenze fisiche, dall’esclusione sociale (lavoro,
attività culturali, ecc.) fino a persecuzioni da
parte di apparati militari e di polizia o di gruppi organizzati.
In alcuni paesi autorità intolleranti si rifiutano
di proteggere i diritti fondamentali degli omosessuali,
mentre, in altri, i governi o le istituzioni sono in prima
persona gli autori di questo tipo di abusi.
In circa settanta paesi vi sono leggi che puniscono gli
atti sessuali con persone del proprio sesso (sodomia) e
la pena di morte per omosessualità è prevista
in otto paesi.
Come vedete abbiamo nominato solo
omosessuali maschi. Ufficialmente il lesbismo sembra non
esistere perché non viene nominato esplicitamente,
neanche nelle leggi omofobe; ma non dobbiamo farci ingannare
le lesbiche in quanto tali e in quanto donne subiscono tutte
le violenze possibili.
Questo documento, a causa della vastità
dell’argomento trattato, non potrà certo essere
esaustivo.
Abbiamo pensato di impostare il nostro intervento in questo
modo: faremo una panoramica sulle leggi vigenti a livello
internazionale rispetto all’omosessualità -
che si intende però, ricordiamo, solo come omosessualità
maschile. Ci sono molti siti che trattano di questi argomenti
e noi ci rifaremo in particolare a: Behind
the Mask, un'organizzazione che mira a dare potere e
supporto alla comunità GLBT africana da un punto
di vista politico, culturale, sociale ed economico, e ad
Amnesty
International, che da anni svolge una funzione importante
per la tutela dei diritti umani, compresi i diritti delle
lesbiche e degli omosessuali.
Abbiamo saltato da una parte all’alta del mondo, senza
l’intenzione di dare un quadro completo, ma solo alcuni
esempi di quello che ci succede intorno.
Africa
"Sono venuti a mezzanotte e
mi hanno detto: ‘Ti vogliamo mostrare qualcosa’.
Mi hanno spogliata e violentata. Ricordo di essere stata
stuprata da due di loro, poi sono svenuta". Christine
è stata torturata in un centro di detenzione segreto
ugandese. Era detenuta perché lesbica e in Uganda
l’omosessualità non è soltanto un tabù
sociale, ma un vero e proprio reato.
La predominanza diffusa del sessismo
e dell'omofobia nella società crea un clima che pone
le lesbiche a grave rischio di abusi, sia nella comunità,
sia in casa. Le giovani lesbiche sono talvolta costrette
dalle loro famiglie a sposarsi o ad avere altri rapporti
sessuali con uomini. Forzare le donne e le ragazze al matrimonio,
o ad altre relazioni che implichino ripetuti rapporti sessuali
non consensuali può essere equiparabile alla tortura
o alla schiavitù sessuale. Le lesbiche, in particolare,
rischiano esami forzati della verginità o gravidanze
forzate.
"Mi hanno chiuso in una stanza
e lo hanno portato da me ogni giorno, per violentarmi, in
modo che io rimanessi incinta e fossi costretta a sposarlo.
Mi hanno fatto questo fino a quando non sono rimasta incinta".
Questo atto di tortura è accaduto ad una ragazza
adolescente, a casa sua, in Zimbabwe. Hanno organizzato
lo stupro gli stessi genitori della ragazza, che erano determinati
a "correggere" il lesbismo della figlia. Molte
delle violenze subite da persone lesbiche e gay hanno luogo
all’interno della comunità o in famiglia. Al
pari della tortura da parte di pubblici funzionari, la violenza
all’interno della comunità è intenzionalmente
usata per punire, per intimorire e per rafforzare le discriminazioni.
"Sono tanti i modi in cui si
attua la discriminazione [...]. Nel caso dei gay, la storia
e l’esperienza ci insegnano che i problemi vengono
dall’invisibilità". Justice Albie Sachs,
Corte costituzionale del Sudafrica, 1998.
Quando la lesbica si rende visibile
allora diventa punibile.

FannyAnn Eddy |
Come
dicevamo, le lesbiche diventano perseguitate quando
diventano visibili, come nel caso di FannyAnn
Eddy, attivista lesbica fondatrice del Sierra Leone
Lesbian and Gay Association, brutalmente uccisa in Sierra
Leone.
Eddy e' stata trovata morta la mattina del 29 Settembre
2004. Mentre lavorava da sola negli uffici dell'associazione
la notte precedente, i suoi assalitori sono entrati
nell'edificio, stuprandola, pugnalandola e spezzandole
il collo.
FannyAnn Eddy era una figura visibile e coraggiosa,
che ha letteralmente dedicato la sua vita ai diritti
umani. Ripetutamente, nel suo paese e anche altrove,
ha attirato l'attenzione facendo pressione sulle istituzioni
riguardo i maltrattamenti, le discriminazioni e la violenza
che le lesbiche e i gay subiscono in Sierra Leone e
in altre parti dell'Africa. |
L'associazione che ha fondato forniva
assistenza sociale e psicologica ad una comunita' timorosa
e nascosta.
Eddy ha fatto parte di una delegazione di attivisti per i
diritti sessuali presentata alla Commissione sui Diritti Umani
dell'ONU a Ginevra da Human
Rights Watch e International
Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC).
Eddy affermava che i governi africani non amavano rivolgersi
alla comunità GLBT e che addirittgura pretendevano
che non esistesse. Questo loro atteggiamento ha provocato
conseguenze disastrose nella comunità.
"Subiamo costantemente maltrattamenti e violenze dai
vicini e dagli altri," ha detto alla Commissione. "I
loro attacchi omofobici rimangono impuniti dalle autorita',
incoraggiando ulteriormente il loro trattamento discriminatorio
e violento sulle lesbiche, i gay, i bisessuali e i transessuali."
Facciamo ora una piccola panoramica
sull’India. Non esistono leggi esplicite
contro le lesbiche al contrario di quanto accade per gli
uomini. La sezione 377 della Costituzione Indiana proibisce
i rapporti sessuali che vanno contro le leggi della natura,
quindi si condanna la sodomia, e la pena può arrivare
fino al carcere a vita.
A Bombay ci sono varie associazioni di help-line e supporto.
Si possono trovare “Bombay
Dost”, una rivista gay, e il gruppo lesbico “Stree
Sangam” ha dato vita a una rivista settimanale
lesbica, “Scripts”. Fra le pubblicazioni disponibili,
l’antologia lesbica Facing the Mirror: Lesbian Writing
from India (Penguin India, 1999) curata da Ashwini Sukthankar,
fondatrice della “Stree Sangam” e l’altra
bella antologia Same sex love in India: Readings from Literature
and History (2000) a cura di Ruth Vanita e Saleem Kidwai.
Ci sono inoltre pubblicazioni femministe, tra cui la casa
editrice Kali for Women di Nuova Delhi, fondata e gestita
da sole donne.
Però l’omosessualità e il lesbismo per
molti indiani sono una malattia, una perversione importata
dall’occidente. Infatti tra i film più censurati,
ricordiamo Fire (1998) della regista indo-canadese Deepa
Metha. Il film narra la storia d’amore fra due donne,
due cognate sposate a due fratelli, che vivono a New Nuova
Delhi nella caratteristica famiglia allargata indiana. Il
film è stato censurato e preso di mira, è
stato dato fuoco ai poster di Fire e sono stati distrutti
i cinema che lo programmavamo. La stessa sorte è
toccata al film Bollywood Girlfriend (2004) di Karan Razdan,
che narrava di una storia d’amore fra due donne e
che doveva andare in onda su un’emittente privata
di Mumbai, Zee Tv. Il film non è mai andato in onda
per ordine della polizia.
Negli Stati Uniti
una sentenza della Corte Suprema del 26 giugno 2003 ha reso
incostituzionali le leggi contro la sodomia che erano ancora
in vigore in diversi Stati dell'Unione. La sentenza fu emessa
alla conclusione del ricorso presentato dal cittadino Lawrence
contro lo Stato del Messico. Lawrence e il suo compagno
erano stati arrestati e privati dei diritti civili in quanto
sorpresi a consumare un rapporto sessuale nella propria
abitazione.
Una relazione del 1997 del Centro legale della povertà
negli Usa ha commentato: "Quando vengono aggrediti
i gay e le lesbiche… sono presi a pugni e a calci.
Vengono picchiati, gli sputano addosso. Vengono legati e
trascinati da automobili. Sembra quasi che l’aggressore
voglia cancellare l'intera identità di un gay".

Wanda Alston |
Il
17 marzo 2005 Wanda
Alston collaboratrice del Sindaco di Washington
per gli affari inerenti la cittadinanza LGBT e attivista
della comunità lesbica nera è stata uccisa
a coltellate nella sua casa. Il sindaco ha dichiarato
"il suo contributo alla comunità è
stato magnifico, tutti la ricordano per la sua energia
che ha parlato per coloro che non possono far sentire
la propria voce”. |

Teena Brandon |
Nel
1993 a Falls City in Nebraska, Teena
Brandon, ventanni, fu brutalmente picchiata
e violentata da due suoi amici quando questi scoprirono
che Teena Brandon che sembrava un ragazzo, era in realtà
una ragazza e per lo più lesbica. Una settimana
dopo, gli stessi due uomini la uccisero Da questa tragica
storia èstato realizzato il documentario The
Brandon Teena Story (1998) diSusan Muska e Gréta
Olafsdóttir Rating, e il film “Boy’s
don’t Cry” realizzato da Kimberly Peirce
Rating. |
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Nell'ex Unione Sovietica,
possiamo fare l'esempio dell'Ucraina.
L’ucraina ha due realtà religiose, la chiesa
ortodossa e la chiesa Ucraina legata al cattolicesimo.
Nell’Ucraina di oggi l’omosessualità
è un tabù. L’omosessualità è
stata decriminalizzata nel 1991, ma sono ancora frequenti
aggressioni fisiche e sociali; per esempio durante la sfilata
del Pride 2003 i manifestanti furono assaliti da skinhead,
e non difesi dalla polizia.
La protesta arancione che ha scosso la democrazia sociale
ucraina non ha considerato i diritti delle lesbiche e degli
omosessuali.
Natalia Monakhova, ricercatrice dell’Accademia
di Kiev, afferma che attualmente l’Ucraina è
impegnata in un processo di costruzione della realtà
nazionale basato sui valori del diciannovesimo secolo e
in questo processo molte minoranze sono escluse dalle parti
politiche e di governo. I maggiori gruppi esclusi sono le
donne e gli omosessuali, oltre che alcune etnie. Le donne
non sono considerate in quanto non sono portatrici di potere
e la violenza su di loro non è considerata tale,
perché come individui non esistono. In questo quadro
ovviamente la situazione delle lesbiche è ancora
più grave.
Nell'Unione europea,
i problemi concernenti i diritti umani vengono affrontati
da diversi organismi ed in particolare dal suo organismo
legislativo, il Parlamento europeo, e il suo massimo organo
giudiziario, la Corte europea di giustizia. Anche se la
competenza del Parlamento si estende su una gamma pressoché
illimitata di problemi, i suoi poteri sono limitati e le
sue funzioni hanno un carattere essenzialmente consultivo.
Nel settembre del 1998 il Parlamento europeo ha adottato
una risoluzione urgente sulla parità di diritti per
le lesbiche e i gay nella Ue. Il Parlamento ha osservato
che avrebbe rifiutato di "dare il suo consenso all'adesione
all’Unione da parte di qualsiasi paese che, tramite
la sua legislazione o le sue attività, violi i diritti
umani delle lesbiche e dei gay".
Alcuni paesi che sono entrati in Europa però hanno
atteggiamenti ancora molto discriminatori rispetto al mondo
GLBT.Fra questi Romania, Cipro, Bulgaria, Polonia ecc. e
pur avendo modificato le proprie legislazioni per consentire
il loro ingresso in Europa, al loro interno sono ancora
molto radicati i pregiudizi. Le associazione lesbiche e
gay di questi paesi denunciano a tutt’oggi discriminazioni
adottate sistematicamente dalle chiese e dai movimenti di
destra. MENTRE i governi europei sembrano non porsi il problema
di quali diritti corrono il rischio di non essere tutelati,
anche perché riguardano solitamente i diritti acquisiti
dalle donne e dalle minoranze, e fanno prevalere gli intressi
economici rispetto ai diritti e alle libertà.
Per empio in Romania
i rapporti omosessuali tra adulti erano puniti con una pena
detentiva da uno a cinque anni di prigione (art. 200 par.
1 e 2 del codice penale). L'ingresso della Romania nel Consiglio
d'Europa, nell'ottobre 1993, è stato subordinato
alla modifica di queste leggi. Nel 2002 le autorità
romene hanno sospeso l’applicazione dell’articolo
200 del Codice di Procedura Penale.
L’omosessualità non è, quindi, più
un reato ma restano ancora da superare i forti pregiudizi
radicati nella società romena Julia
Pataki, rappresentante dell’Unione Democratica dei
Magiari della Romania nel Parlamento di Bucarest riporta
anche l’esempio di una recente decisione del Ministero
dell’Educazione e di quello della Sanità di
vietare l’accesso degli insegnanti nel sistema d’istruzione
pubblico se questi “soffrono di problemi di identità
e preferenze sessuali” (sottolineiamo come la stessa
idea l’abbia avuta l’attuale ministro degli
esteri Fini).
In Polonia la deriva
reazionaria assume connotati sempre più inquietanti.
E nel mirino in primis si trovano lesbiche, gay e transessuali.
La città di Poznan ha vietato il corteo del Gay Pride,
che si dovrebbe celebrare sabato. Il prefetto ha spiegato
che la marcia potrebbe essere "un serio pericolo per
l'ordine sociale" e potrebbe essere autorizzata solo
in un'area isolata e lontana dal centro della città.
L'anno scorso il Gay Pride venne interrotto dagli skinheads
e dalla Gioventù polacca, un movimento di estrema
destra, come Forza Nuova in Italia. Dopo le doppie elezioni,
che hanno consegnato il paese ai gemelli Kaczynski, la Polonia
rischia di diventare il buco nero dell'Europa, in tema di
diritti civili.
Italia
In Italia, gli attacchi della chiesa e della destra sono
sempre più mirati ad attaccare l’autederminazione
della donna, e gli attacchi hai diritti aquisiti è
sempre più incisiva, ma la violenza da noi è
più subdola, meno eclatante, ci definiamo un paese
civile e libero. Nel senso che non c’è una
vera e propria dittatura ne una legge che condanna le persone
GLBT. Tutto ok basta che non chiedano di ottenere dei diritti.
Insomma va tutto bene. Ma, anche da noi ci sono casi di
violenza, uno fra tutti è il caso denunciato a Lucca
da Cinzia
Ricci sulla violenza sessuale subita dalla sua compagna.
Caso che ha fatto molto scalpore, nei media, e con la stessa
comunità lesbica che non ha preso una posizione compatta
di solidarietà con questa donna. Interessante è
il lavoro di ricerca che Cinzia Ricci sta pubblicando sul
suo sito, un archivio di rassegna stampa sulle violenze
nei confronti della comunità GLBT in Italia.
Fino a poco tempo fa il silenzio
e l’indifferenza che circondavano le torture e i maltrattamenti
a lesbiche, gay, bisessuali e transessuali si rifletteva
nel lavoro di gran parte della comunità internazionale
a difesa dei diritti umani. Argomenti quali la sessualità
e le preferenze sessuali figuravano raramente nelle agende
delle organizzazioni governative internazionali o delle
Nazioni Unite. La cospirazione del silenzio che ha circondato
le violazioni dei diritti di gay e lesbiche è ora
stata spezzata. Negli ultimi trent’anni, movimenti
per la difesa dei diritti di gay e lesbiche sono sorti in
paesi di tutto il pianeta.
Le lesbiche, le associazioni, non
sono riconosciute quale soggetto politico ed interlocutorio
nei confronti dei governi totalitari, ne tanto meno rappresentate
dai propri governi ad interferire in tali realtà.
Cosa possiamo fare noi? Dare valore all’informazione
e la possibilità di creare consapevolezza sul problema,
attraverso la divulgazione e la denuncia degli atti di violenza.
Come sostiene Amnesty, organizzazioni e individui al di
fuori delle Nazioni Unite possono attirare l'attenzione
sulle violazioni dei diritti umani, inoltrando petizioni
(che vanno sotto il nome di ‘Comunicazioni in base
alla risoluzione 1503’).
Importante è anche la sensibilizzazione all’interno
della nostra stessa comunità rispetto a quello che
le lesbiche subiscono nel mondo. Lontano, ma non ci dimentichiamo
anche molto vicino a noi.
Come ha detto FannyAnn Eddy alla Conferenza di Ginevra:
“Il silenzio rende vulnerabili. Voi, membri della
Commissione dei Diritti Umani, potete rompere il silenzio.
Voi potete riconoscere che noi esistiamo, in tutta l'Africa
e su ogni continente, e che ogni giorno vengono commesse
violazioni dei diritti umani basate sull'orientamento sessuale
o sull'identità di genere. Potete aiutarci a combattere
queste violazioni e a raggiungere i nostri pieni diritti
e libertà, in ogni società, compresa la mia
amata Sierra Leone.”
Noi pensiamo che la visibilità sia una delle maggiori
armi contro il continuo tentativo di cancellarci e renderci
silenziose.
© Fuoricampo Lesbian Group
Bologna, Novembre 2005
FOTO DELLA SERATA >
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