Lunedì 21 Novembre '05 > ore 20 >

Fuori la violenza dalle nostre vite!

Serata di autofinanziamento dedicata alla>

Giornata internazionale contro la violenza alle donne del 25novembre

FOTO
DELLA
SERATA

Le donne vengono uccise in tutto il mondo.
Ricordiamo, fra i tanti, l'assassinio dell'attivista lesbica FannyAnn Eddy in Sierra Leone, i delitti di Ciudad Juarez, México. La violenza contro le donne si esprime e si manifesta da sempre nelle guerre,
attraverso stupri di massa, e nella quotidianità, con violenze di ogni genere.
Il femminicidio è ancora e sempre in atto!

Il nostro contributo con il documento sulla violenza alle lesbiche nel mondo:

Lesbiche uccise perchè uscite


La Carta Internazionale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale su Diritti Civili e Politici e il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali sono intesi a garantire gli stessi diritti a tutte le persone, comprese quelle omosessuali. Nonostante ciò, in molte parti del mondo le persone omosessuali sono ancora imprigionate, torturate e anche uccise soltanto per la loro identità sessuale.
L'omofobia è ancora molto diffusa nelle società di quasi tutti i paesi del mondo, ma la cosa più grave è che in alcuni paesi è addirittura parte integrante di leggi dello stato, che si prefiggono la persecuzione, e in alcuni casi anche l'eliminazione, delle persone omosessuali.
Gli abusi subiti da persone GLBT vanno dai semplici insulti alle violenze fisiche, dall’esclusione sociale (lavoro, attività culturali, ecc.) fino a persecuzioni da parte di apparati militari e di polizia o di gruppi organizzati.
In alcuni paesi autorità intolleranti si rifiutano di proteggere i diritti fondamentali degli omosessuali, mentre, in altri, i governi o le istituzioni sono in prima persona gli autori di questo tipo di abusi.
In circa settanta paesi vi sono leggi che puniscono gli atti sessuali con persone del proprio sesso (sodomia) e la pena di morte per omosessualità è prevista in otto paesi.

Come vedete abbiamo nominato solo omosessuali maschi. Ufficialmente il lesbismo sembra non esistere perché non viene nominato esplicitamente, neanche nelle leggi omofobe; ma non dobbiamo farci ingannare le lesbiche in quanto tali e in quanto donne subiscono tutte le violenze possibili.

Questo documento, a causa della vastità dell’argomento trattato, non potrà certo essere esaustivo.
Abbiamo pensato di impostare il nostro intervento in questo modo: faremo una panoramica sulle leggi vigenti a livello internazionale rispetto all’omosessualità - che si intende però, ricordiamo, solo come omosessualità maschile. Ci sono molti siti che trattano di questi argomenti e noi ci rifaremo in particolare a: Behind the Mask, un'organizzazione che mira a dare potere e supporto alla comunità GLBT africana da un punto di vista politico, culturale, sociale ed economico, e ad Amnesty International, che da anni svolge una funzione importante per la tutela dei diritti umani, compresi i diritti delle lesbiche e degli omosessuali.
Abbiamo saltato da una parte all’alta del mondo, senza l’intenzione di dare un quadro completo, ma solo alcuni esempi di quello che ci succede intorno.

Africa

"Sono venuti a mezzanotte e mi hanno detto: ‘Ti vogliamo mostrare qualcosa’. Mi hanno spogliata e violentata. Ricordo di essere stata stuprata da due di loro, poi sono svenuta". Christine è stata torturata in un centro di detenzione segreto ugandese. Era detenuta perché lesbica e in Uganda l’omosessualità non è soltanto un tabù sociale, ma un vero e proprio reato.

La predominanza diffusa del sessismo e dell'omofobia nella società crea un clima che pone le lesbiche a grave rischio di abusi, sia nella comunità, sia in casa. Le giovani lesbiche sono talvolta costrette dalle loro famiglie a sposarsi o ad avere altri rapporti sessuali con uomini. Forzare le donne e le ragazze al matrimonio, o ad altre relazioni che implichino ripetuti rapporti sessuali non consensuali può essere equiparabile alla tortura o alla schiavitù sessuale. Le lesbiche, in particolare, rischiano esami forzati della verginità o gravidanze forzate.

"Mi hanno chiuso in una stanza e lo hanno portato da me ogni giorno, per violentarmi, in modo che io rimanessi incinta e fossi costretta a sposarlo. Mi hanno fatto questo fino a quando non sono rimasta incinta". Questo atto di tortura è accaduto ad una ragazza adolescente, a casa sua, in Zimbabwe. Hanno organizzato lo stupro gli stessi genitori della ragazza, che erano determinati a "correggere" il lesbismo della figlia. Molte delle violenze subite da persone lesbiche e gay hanno luogo all’interno della comunità o in famiglia. Al pari della tortura da parte di pubblici funzionari, la violenza all’interno della comunità è intenzionalmente usata per punire, per intimorire e per rafforzare le discriminazioni.

"Sono tanti i modi in cui si attua la discriminazione [...]. Nel caso dei gay, la storia e l’esperienza ci insegnano che i problemi vengono dall’invisibilità". Justice Albie Sachs, Corte costituzionale del Sudafrica, 1998.

Quando la lesbica si rende visibile allora diventa punibile.


FannyAnn Eddy
Come dicevamo, le lesbiche diventano perseguitate quando diventano visibili, come nel caso di FannyAnn Eddy, attivista lesbica fondatrice del Sierra Leone Lesbian and Gay Association, brutalmente uccisa in Sierra Leone.
Eddy e' stata trovata morta la mattina del 29 Settembre 2004. Mentre lavorava da sola negli uffici dell'associazione la notte precedente, i suoi assalitori sono entrati nell'edificio, stuprandola, pugnalandola e spezzandole il collo.
FannyAnn Eddy era una figura visibile e coraggiosa, che ha letteralmente dedicato la sua vita ai diritti umani. Ripetutamente, nel suo paese e anche altrove, ha attirato l'attenzione facendo pressione sulle istituzioni riguardo i maltrattamenti, le discriminazioni e la violenza che le lesbiche e i gay subiscono in Sierra Leone e in altre parti dell'Africa.

L'associazione che ha fondato forniva assistenza sociale e psicologica ad una comunita' timorosa e nascosta.
Eddy ha fatto parte di una delegazione di attivisti per i diritti sessuali presentata alla Commissione sui Diritti Umani dell'ONU a Ginevra da Human Rights Watch e International Gay and Lesbian Human Rights Commission (IGLHRC).
Eddy affermava che i governi africani non amavano rivolgersi alla comunità GLBT e che addirittgura pretendevano che non esistesse. Questo loro atteggiamento ha provocato conseguenze disastrose nella comunità.
"Subiamo costantemente maltrattamenti e violenze dai vicini e dagli altri," ha detto alla Commissione. "I loro attacchi omofobici rimangono impuniti dalle autorita', incoraggiando ulteriormente il loro trattamento discriminatorio e violento sulle lesbiche, i gay, i bisessuali e i transessuali."

Facciamo ora una piccola panoramica sull’India. Non esistono leggi esplicite contro le lesbiche al contrario di quanto accade per gli uomini. La sezione 377 della Costituzione Indiana proibisce i rapporti sessuali che vanno contro le leggi della natura, quindi si condanna la sodomia, e la pena può arrivare fino al carcere a vita.
A Bombay ci sono varie associazioni di help-line e supporto. Si possono trovare “Bombay Dost”, una rivista gay, e il gruppo lesbico “Stree Sangam” ha dato vita a una rivista settimanale lesbica, “Scripts”. Fra le pubblicazioni disponibili, l’antologia lesbica Facing the Mirror: Lesbian Writing from India (Penguin India, 1999) curata da Ashwini Sukthankar, fondatrice della “Stree Sangam” e l’altra bella antologia Same sex love in India: Readings from Literature and History (2000) a cura di Ruth Vanita e Saleem Kidwai.
Ci sono inoltre pubblicazioni femministe, tra cui la casa editrice Kali for Women di Nuova Delhi, fondata e gestita da sole donne.
Però l’omosessualità e il lesbismo per molti indiani sono una malattia, una perversione importata dall’occidente. Infatti tra i film più censurati, ricordiamo Fire (1998) della regista indo-canadese Deepa Metha. Il film narra la storia d’amore fra due donne, due cognate sposate a due fratelli, che vivono a New Nuova Delhi nella caratteristica famiglia allargata indiana. Il film è stato censurato e preso di mira, è stato dato fuoco ai poster di Fire e sono stati distrutti i cinema che lo programmavamo. La stessa sorte è toccata al film Bollywood Girlfriend (2004) di Karan Razdan, che narrava di una storia d’amore fra due donne e che doveva andare in onda su un’emittente privata di Mumbai, Zee Tv. Il film non è mai andato in onda per ordine della polizia.

Negli Stati Uniti una sentenza della Corte Suprema del 26 giugno 2003 ha reso incostituzionali le leggi contro la sodomia che erano ancora in vigore in diversi Stati dell'Unione. La sentenza fu emessa alla conclusione del ricorso presentato dal cittadino Lawrence contro lo Stato del Messico. Lawrence e il suo compagno erano stati arrestati e privati dei diritti civili in quanto sorpresi a consumare un rapporto sessuale nella propria abitazione.
Una relazione del 1997 del Centro legale della povertà negli Usa ha commentato: "Quando vengono aggrediti i gay e le lesbiche… sono presi a pugni e a calci. Vengono picchiati, gli sputano addosso. Vengono legati e trascinati da automobili. Sembra quasi che l’aggressore voglia cancellare l'intera identità di un gay".


Wanda Alston
Il 17 marzo 2005 Wanda Alston collaboratrice del Sindaco di Washington per gli affari inerenti la cittadinanza LGBT e attivista della comunità lesbica nera è stata uccisa a coltellate nella sua casa. Il sindaco ha dichiarato "il suo contributo alla comunità è stato magnifico, tutti la ricordano per la sua energia che ha parlato per coloro che non possono far sentire la propria voce”.


Teena Brandon
Nel 1993 a Falls City in Nebraska, Teena Brandon, ventanni, fu brutalmente picchiata e violentata da due suoi amici quando questi scoprirono che Teena Brandon che sembrava un ragazzo, era in realtà una ragazza e per lo più lesbica. Una settimana dopo, gli stessi due uomini la uccisero Da questa tragica storia èstato realizzato il documentario The Brandon Teena Story (1998) diSusan Muska e Gréta Olafsdóttir Rating, e il film “Boy’s don’t Cry” realizzato da Kimberly Peirce Rating.


Nell'ex Unione Sovietica, possiamo fare l'esempio dell'Ucraina.
L’ucraina ha due realtà religiose, la chiesa ortodossa e la chiesa Ucraina legata al cattolicesimo.
Nell’Ucraina di oggi l’omosessualità è un tabù. L’omosessualità è stata decriminalizzata nel 1991, ma sono ancora frequenti aggressioni fisiche e sociali; per esempio durante la sfilata del Pride 2003 i manifestanti furono assaliti da skinhead, e non difesi dalla polizia.
La protesta arancione che ha scosso la democrazia sociale ucraina non ha considerato i diritti delle lesbiche e degli omosessuali.

Natalia Monakhova, ricercatrice dell’Accademia di Kiev, afferma che attualmente l’Ucraina è impegnata in un processo di costruzione della realtà nazionale basato sui valori del diciannovesimo secolo e in questo processo molte minoranze sono escluse dalle parti politiche e di governo. I maggiori gruppi esclusi sono le donne e gli omosessuali, oltre che alcune etnie. Le donne non sono considerate in quanto non sono portatrici di potere e la violenza su di loro non è considerata tale, perché come individui non esistono. In questo quadro ovviamente la situazione delle lesbiche è ancora più grave.

Nell'Unione europea, i problemi concernenti i diritti umani vengono affrontati da diversi organismi ed in particolare dal suo organismo legislativo, il Parlamento europeo, e il suo massimo organo giudiziario, la Corte europea di giustizia. Anche se la competenza del Parlamento si estende su una gamma pressoché illimitata di problemi, i suoi poteri sono limitati e le sue funzioni hanno un carattere essenzialmente consultivo.
Nel settembre del 1998 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione urgente sulla parità di diritti per le lesbiche e i gay nella Ue. Il Parlamento ha osservato che avrebbe rifiutato di "dare il suo consenso all'adesione all’Unione da parte di qualsiasi paese che, tramite la sua legislazione o le sue attività, violi i diritti umani delle lesbiche e dei gay".
Alcuni paesi che sono entrati in Europa però hanno atteggiamenti ancora molto discriminatori rispetto al mondo GLBT.Fra questi Romania, Cipro, Bulgaria, Polonia ecc. e pur avendo modificato le proprie legislazioni per consentire il loro ingresso in Europa, al loro interno sono ancora molto radicati i pregiudizi. Le associazione lesbiche e gay di questi paesi denunciano a tutt’oggi discriminazioni adottate sistematicamente dalle chiese e dai movimenti di destra. MENTRE i governi europei sembrano non porsi il problema di quali diritti corrono il rischio di non essere tutelati, anche perché riguardano solitamente i diritti acquisiti dalle donne e dalle minoranze, e fanno prevalere gli intressi economici rispetto ai diritti e alle libertà.

Per empio in Romania i rapporti omosessuali tra adulti erano puniti con una pena detentiva da uno a cinque anni di prigione (art. 200 par. 1 e 2 del codice penale). L'ingresso della Romania nel Consiglio d'Europa, nell'ottobre 1993, è stato subordinato alla modifica di queste leggi. Nel 2002 le autorità romene hanno sospeso l’applicazione dell’articolo 200 del Codice di Procedura Penale.
L’omosessualità non è, quindi, più un reato ma restano ancora da superare i forti pregiudizi radicati nella società romena
Julia Pataki, rappresentante dell’Unione Democratica dei Magiari della Romania nel Parlamento di Bucarest riporta anche l’esempio di una recente decisione del Ministero dell’Educazione e di quello della Sanità di vietare l’accesso degli insegnanti nel sistema d’istruzione pubblico se questi “soffrono di problemi di identità e preferenze sessuali” (sottolineiamo come la stessa idea l’abbia avuta l’attuale ministro degli esteri Fini).

In Polonia la deriva reazionaria assume connotati sempre più inquietanti. E nel mirino in primis si trovano lesbiche, gay e transessuali.
La città di Poznan ha vietato il corteo del Gay Pride, che si dovrebbe celebrare sabato. Il prefetto ha spiegato che la marcia potrebbe essere "un serio pericolo per l'ordine sociale" e potrebbe essere autorizzata solo in un'area isolata e lontana dal centro della città.
L'anno scorso il Gay Pride venne interrotto dagli skinheads e dalla Gioventù polacca, un movimento di estrema destra, come Forza Nuova in Italia. Dopo le doppie elezioni, che hanno consegnato il paese ai gemelli Kaczynski, la Polonia rischia di diventare il buco nero dell'Europa, in tema di diritti civili.


Italia
In Italia, gli attacchi della chiesa e della destra sono sempre più mirati ad attaccare l’autederminazione della donna, e gli attacchi hai diritti aquisiti è sempre più incisiva, ma la violenza da noi è più subdola, meno eclatante, ci definiamo un paese civile e libero. Nel senso che non c’è una vera e propria dittatura ne una legge che condanna le persone GLBT. Tutto ok basta che non chiedano di ottenere dei diritti. Insomma va tutto bene. Ma, anche da noi ci sono casi di violenza, uno fra tutti è il caso denunciato a Lucca da Cinzia Ricci sulla violenza sessuale subita dalla sua compagna. Caso che ha fatto molto scalpore, nei media, e con la stessa comunità lesbica che non ha preso una posizione compatta di solidarietà con questa donna. Interessante è il lavoro di ricerca che Cinzia Ricci sta pubblicando sul suo sito, un archivio di rassegna stampa sulle violenze nei confronti della comunità GLBT in Italia.

Fino a poco tempo fa il silenzio e l’indifferenza che circondavano le torture e i maltrattamenti a lesbiche, gay, bisessuali e transessuali si rifletteva nel lavoro di gran parte della comunità internazionale a difesa dei diritti umani. Argomenti quali la sessualità e le preferenze sessuali figuravano raramente nelle agende delle organizzazioni governative internazionali o delle Nazioni Unite. La cospirazione del silenzio che ha circondato le violazioni dei diritti di gay e lesbiche è ora stata spezzata. Negli ultimi trent’anni, movimenti per la difesa dei diritti di gay e lesbiche sono sorti in paesi di tutto il pianeta.

Le lesbiche, le associazioni, non sono riconosciute quale soggetto politico ed interlocutorio nei confronti dei governi totalitari, ne tanto meno rappresentate dai propri governi ad interferire in tali realtà.
Cosa possiamo fare noi? Dare valore all’informazione e la possibilità di creare consapevolezza sul problema, attraverso la divulgazione e la denuncia degli atti di violenza.
Come sostiene Amnesty, organizzazioni e individui al di fuori delle Nazioni Unite possono attirare l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani, inoltrando petizioni (che vanno sotto il nome di ‘Comunicazioni in base alla risoluzione 1503’).
Importante è anche la sensibilizzazione all’interno della nostra stessa comunità rispetto a quello che le lesbiche subiscono nel mondo. Lontano, ma non ci dimentichiamo anche molto vicino a noi.
Come ha detto FannyAnn Eddy alla Conferenza di Ginevra: “Il silenzio rende vulnerabili. Voi, membri della Commissione dei Diritti Umani, potete rompere il silenzio. Voi potete riconoscere che noi esistiamo, in tutta l'Africa e su ogni continente, e che ogni giorno vengono commesse violazioni dei diritti umani basate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere. Potete aiutarci a combattere queste violazioni e a raggiungere i nostri pieni diritti e libertà, in ogni società, compresa la mia amata Sierra Leone.”
Noi pensiamo che la visibilità sia una delle maggiori armi contro il continuo tentativo di cancellarci e renderci silenziose.


© Fuoricampo Lesbian Group
Bologna, Novembre 2005

 

FOTO DELLA SERATA >