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La
prima volta in piazza "da sole"
Fino a quel giorno
le lesbiche “in movimento” erano scese in piazza soltanto
insieme ai gay o alle femministe eterosessuali. Ma il 22 ottobre 1981,
in piazza del Pantheon a Roma, c’è stata finalmente una
“manifestazione tutta per noi”. A spingerci ad un’azione
di protesta in prima persona fu un episodio di repressione che tutte
sentivamo intollerabile, soprattutto in una fase in cui cominciavano
a moltiplicarsi i gruppi lesbici in diverse città, da Artemide,
il CLI (Collegamento tra Lesbiche Italiane), Identità Lesbica,
Vivere Lesbica a Roma, al Phoenix di Milano, a Linea Lesbica Fiorentina,
al Tiaso di Bologna. Dopo la breve esperienza del “Fuori Donna”
a metà degli anni Settanta, stavano prendendo forma molte altre
iniziative, e gli anni Ottanta si preannunciavano come la stagione di
crescita del movimento lesbico. Nel giugno 1981 c’era stato un
incontro nazionale nel cortile della vecchia Casa delle Donne occupata
in via del Governo Vecchio a Roma, ed era stato fissato il primo convegno
sul lesbismo per i giorni 26-27-28 dicembre a Roma, preparato da gruppi
di lavoro. Ma, poco prima di questa scadenza, due donne che si erano
scambiate un bacio in pubblico, ad Agrigento, erano state arrestate.
Questo fatto provocò una immediata reazione di tutte le lesbiche
che in quel momento si stavano mobilitando; i gruppi lesbici romani,
in particolare, presero la decisione di sollecitare una interrogazione
parlamentare e di indire una manifestazione di protesta. Ecco come il
“Bollettino del CLI”, nel suo numero zero, raccontò
la vicenda:
Un bacio ad Agrigento.
|
>> Il
13 ottobre alcuni giornali riportavano la notizia di due
donne arrestate perché si stavano baciando sulla
panchina di un parco pubblico nella piazza centrale di Agrigento.
“Atti osceni in luogo pubblico” e, poi, un’altra
accusa: rifiuto di fornire le proprie generalità,
oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, cioè
il vigile urbano che era stato chiamato da alcuni passanti
“offesi nel proprio comune senso del pudore”. |
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“Baci Agrigentina” di Felis
Nusselein
|
Una
delle due donne, colta da “crisi isterica” (questo il linguaggio
usato dai giornali) è stata fatta addirittura visitare in ospedale.
Poi, senza tanti complimenti, trasferimento al carcere femminile di
Caltanissetta. Le due donne hanno potuto nominare due avvocati difensori
e, dopo alcuni giorni, hanno avuto la libertà provvisoria.
Come lesbiche, ci siamo immediatamente riconosciute in quell’atto
“osceno” che è solo un modo di esprimere le nostre
emozioni e abbiamo mandato telegrammi di solidarietà alle due
arrestate. Volevamo che non si sentissero sole. Altre compagne hanno
indetto un’assemblea al Governo Vecchio e abbiamo tutte deciso
di fare un sit-in a piazza del Pantheon a Roma. Intanto, il gruppo Phoenix
di Milano si è messo in contatto con noi e a sua volta ha mandato
telegrammi e scritto lettere aperte ad alcuni giornali. Anche a Torino
le compagne della segreteria italiana dell’ILIS (un’organizzazione
lesbica internazionale che si è staccata da poco dal movimento
gay e ha sede ad Amsterdam, in Olanda) hanno inviato telegrammi e passato
la notizia ad Amsterdam in modo che arrivasse solidarietà anche
dall’estero. In quel momento a Sorrento si stava svolgendo la
rassegna del cinema femminista organizzata dalle Nemesiache di Napoli
e un gruppo di partecipanti ha steso un documento di protesta. Una compagna
avvocatessa di Cosenza era riuscita a mettersi in contatto con gli avvocati
delle arrestate e ci teneva informate degli sviluppi. “Quotidiano
Donna”, che proprio in quei giorni usciva giornalmente in edicola,
ha ospitato i nostri interventi.
Tornando al sit-in, ci siamo ritrovate in piazza in 120-130, quasi tutte
lesbiche, con tanti cartelli e sotto i lampi di un nugolo di fotografi.
Avevamo preparato un documento firmato dalle “donne del movimento
femminista di Roma” in cui chiedevamo alle parlamentari di farsi
qualche domanda sull’episodio assurdo e di fare un’interpellanza
su quanto era accaduto, visto che riteniamo assolutamente naturale amarci
tra donne e quindi esprimere questo amore pubblicamente. Vogliamo viverci
interamente alla luce del sole (“… e della luna”),
abbiamo scritto, senza dover essere attanagliate dall’angoscia
di perdere, per questo, figli, lavoro, affetti e di vedere deformata
la nostra immagine intima e sociale. Il documento è stato consegnato
alle donne del parlamento (una settantina) e qualche giorno dopo una
di loro, la deputata comunista Branci Forti, ha telefonato a “Quotidiano
Donna” dicendo che avrebbe fatto l’interpellanza.
Il sit-in si è svolto senza incidenti, anche se alcuni maschi
incuriositi e problematicizzatissimi hanno cercato, dai bordi della
piazza, di discutere e chiedere chiarimenti sui loro destini. Le voci
erano alterate, c’è stato un accenno di presa in giro,
ma un camionista è passato dicendo: “Meglio che me ne vado
subito, ché queste menano!”.
Le cose da dire sarebbero molte ma non è possibile riassumere
qui tutto quello che ci siamo vissute: troppe sensazioni, tanti stati
d’animo, gli incontri… Ma una cosa si può dire: il
22 ottobre 1981, dopo quella prima volta avvenuta nel corteo femminista
per l’8 marzo 1979, le lesbiche si sono ritrovate in quanto tali
all’aperto su propri contenuti e contro la clandestinità
in cui ci vogliono tenere. E questo è importante. <<
Al resoconto
del “Bollettino del CLI” - il primo di una lunga serie di
cronache del movimento, in quello storico “numero zero”
che costitui’ l’esordio di uno strumento ventennale di informazione
lesbica in una fase pre-internet – vorrei aggiungere una testimonianza
personale. Ricordo lo sdegno e la solidarietà che spinsero a
partecipare alla manifestazione donne di tutte le età che fino
a quel momento avevano avuto timore di una visibilità lesbica;
donne che avevano percepito il bacio incriminato come un gesto privato
che era diventato politico proprio perché sottoposto a sanzione,
e che volevano dare una risposta politica alla repressione esercitata
sull’amore tra donne. Piazza del Pantheon, adiacente al parlamento
ma affollata di gente, era il posto ideale dove fare volantinaggio e
al tempo stesso incrociare con una presenza attiva gli “addetti
ai lavori” che uscivano dal luogo istituzionale dove venivano
sancite quelle leggi usate cosi’ spesso contro di noi. Ricordo
il grande cartello disegnato dalla pittrice Felis Nusselein con una
versione particolare della pubblicità dei “Baci Perugina”.
C’era scritto “Baci Agrigentina” e raffigurava due
donne che si baciavano vestite da galeotte, con un numero sulla schiena
(una foto si può trovare nel numero 12 della rivista “Differenze”,
che raccoglie gli atti del primo convegno lesbico nazionale). Ricordo
che in quella memorabile “uscita lesbica” ci siamo trovate
a fianco anche varie femministe eterosessuali (firmatarie con noi del
documento di protesta), una delle quali portava il cartello “Oggi
sono lesbica anch’io”. Finalmente era finito l’apporto
“unilaterale” delle lesbiche al movimento delle donne, si
respirava una nuova aria di reciprocità. E ricordo i tanti baci
tra donne scambiati sulla piazza in segno di solidarietà con
le arrestate: una visibilità amorosa che resta per me tra le
più belle immagini di donne in lotta per la propria libertà
di essere.
Rosanna Fiocchetto
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