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Il Teatro dell’Oppresso

Perché un laboratorio di Teatro dell’Oppresso?

Il laboratorio che vogliamo proporre si propone di rendere possibile alle lesbiche, la consapevolezza del proprio linguaggio specifico, il teatro, in modo tale da provare a liberare dalle gabbie che le inibiscono e le costringono, liberandole contestualmente dalle proprie oppressioni. Il TdO si muove al limite tra il teatro e il sociale, tra il teatro e il pedagogico, tra il teatro e la terapia, tra il teatro e il quotidiano, operando una ricerca del cambiamento possibile.
Desideriamo sperimentare insieme modalità nuove per riconoscere e riappropriarsi delle varie parti del corpo e dei sensi attraverso giochi, esercizi in maniera divertente.
Riappropriarsi dei nostri sensi e imparare a giocare con essi.
Le partecipanti saranno invitate a relazionarsi in modo globale, verbale e non-verbale, all’interno di un percorso duplice e organico che procede dal corpo alla parola, parola il cui significato è radicato nel di vissuto corporeo.

Che cos’è il Teatro dell’Oppresso


Il Teatro dell'Oppresso (TdO) nasce in Brasile negli anni '60 per opera del regista Augusto Boal, in una realtà di forti oppressioni politiche.
Alla fine degli anni ’70, Boal esule in Europa osserva che qui le oppressioni sono meno visibili rispetto all’America Latina dove i poliziotti sono nelle strade, sono soprattutto nella testa degli uomini; elabora nuove tecniche, quali strumenti di liberazione dalle oppressioni soggettive, chiamate del flic dans la tête (il poliziotto nella testa).
Il teatro, secondo Boal, è il linguaggio specificatamente umano: all’origine attrice e spettatrice coesistevano in una stessa persona; quando si sono separate, quando alcune si sono specializzate come attrici e altre come spettatrici, allora sono nate le forme teatrali così come le conosciamo oggi. La professione teatrale, che appartiene ad alcune, non deve nascondere l’esistenza e la permanenza della vocazione teatrale, che appartiene a tutte. La donna parla teatro. Diversamente dagli altri animali, ha la straordinaria capacità di vedersi in azione: è spett-attrice.


Ripreso da A. Boal, 1993, “Il poliziotto e la maschera”, La Meridiana, Molfetta (Ba); A. Boal, 1994, “L’arcobaleno del desiderio”, La Meridiana, Molfetta (Ba). Nel testo originale Boal parla universalmente di uomo.

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