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Bagdam Espace lesbien
5e Colloque international d'études lesbiennes >
Tout sur l'amour
14-17 avril 2006
Toulouse - France
Bagdam Espace Lesbien
5° Convegno internazionale di studi lesbici >
TUTTO SULL’AMORE
14-17 aprile 2006
Tolosa - Francia
E’ con una connotazione risolutamente
ironica, nella sua stessa ambizione, che affrontiamo in
questi termini di “TUTTO su” il 5° dei convegni
internazionali di studi lesbici di Tolosa. Come per ogni
incontro dall’anno 2000 in poi, per una durata di
tre giorni, si tratta per Bagdam di stendere un programma
non istituzionale, e per questo accattivante e disinvolto:
i frutti delle nostre ricerche, il fior fiore delle nostre
produzioni (ripartite per campi o culture), e il sale delle
nostre esperienze (arricchite d’utopia, non per domani
ma per un qui e ora).
Senza dimenticare – come dimenticarlo? – il
campo aperto dal nostro intrattabile dissodamento, non solo
in quanto vittime ma in quanto accusatrici e giudici dell’intollerabile.
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1. Della costruzione eterosociale
dell’amore
Un DELL’AMORE da problematizzare da un punto di vista lesbico,
da inventariare come lesbiche: da una parte con gli ingredienti
costitutivi dell’assoggettamento del “sesso”
donna mediante l’idea dell’amore; dall’altra
parte, con le sue ripercussioni o riconduzioni nei nostri immaginari
“donna” formati dall’attesa passiva dell’amore
romantico.
Di quest’ultimo, Toni Morrison ha potuto dire che è
“una delle idee più distruttive del pensiero umano”!
Distruttiva sicuramente per le donne sessizzate. Quanto al fatto
che noi lesbiche possiamo disporre senza discussione dei nostri
sentimenti in una cultura ideologizzata dalla legge di coppia,
questa “macchina binaria”, per crederlo è necessario
un accecamento che tenteremo di esplicitare e di disattivare al
tempo stesso. Lo diciamo ogni volta, ma partire da una constatazione
costernante ci rende più accanite a demolire ciò
che ci demolisce.
Certo, lo smarrimento dell’attesa del Giorno-in-cui-la-mia-principessa-verrà
è un “problema doloroso” (e una calamità
di cui ci rendiamo perfettamente conto!)
Ma tra il confino nel bozzolo e l’ostentazione a culo nudo,
tra il mimetismo eterosociale e l’omologazione nella cultura
gay, quali immagini attraenti le lesbiche possono dare di se stesse?
Cosa hanno vissuto e cosa vogliono le più anziane cresciute
“all’ombra” del femminismo, cosa rifiutano radicalmente
alcune delle più giovani, socializzate dai gays? Quale
cultura rivoluzionaria dell’amore e del desiderio possiamo
riconoscere come lesbica , dunque difendere e propagare? Insomma,
quale potrebbe essere oggi, per domani, l’immaginario lesbico
dell’amore?
2. Dell’amore lesbico:
un’utopia per subito
In realtà il vero problema è il confino in cui si
trovano marginalizzate, ancora e sempre, le nostre opere e le
nostre vite. Opere e vite nelle quali forse si edifica già
DELL’AMORE d’in-dividua – nel senso di NON “divisa”
che dà a questa parola Michèle Causse, cioè
non appartenente al Divisore e al Sessuatore (Contre le sexage,
Balland, 2001) – dove sboccia un modo d’amare come
costruzione volontaria, e dove il desiderio come esaltazione di
libertà è la selvaggia antitesi dell’infermità
idealizzata da invalida che “cade”… che cade
nel cadere innamorata, nel falling in love. (Domanda: ci si rialza?)
Stando cosi’ le cose, come ha ricordato Sharon Marcus (in
“Qualche problema della storia lesbica”, Etudes gaies
et lesbiennes, éd. Centre Pompidou, 1997), allargheremo
il senso e il gusto della parola “problema”. Non lasceremo
sola questa parola con i suoi sinonimi di ostacolo o di difficoltà
insormontabili. Né chiederemo ad essa “una risposta
definitiva, che dissolve la questione iniziale” (…)
Il problema nella sua origine greca significa “cosa gettata
in avanti, oggetto in movimento che, di conseguenza, è
in evoluzione continua”.
Bisognerà dunque anche affrontare l’amore attraverso
la storia, e ciò che più conta, nella storia, dell’amore
lesbico. Non è soltanto “dovere di memoria”,
come si usa chiamarlo oggi ad ogni piè sospinto (e ci rendiamo
conto che questo improvviso dovere, d’altronde sempre dilazionato,
è il volere di un (ex?) oppressore che ha qualcosa da rimproverarsi!).
Dunque la storia VISTA da noi, (ex?) oppresse, non è affatto
un dovere ma un volere, nel senso di intenzione politica, la quale
esige un enorme rigore. Quest’ultimo non esclude lo sguardo
d’amore per tutte le nostre “storie d’amore”.
Perché la scrittura lesbica di una Storia lesbica ci permette
di pensare e di progettare una problematica che ci è universale.
La storia lavora sempre per l’avvenire. In questo senso
“TUTTO su”, per quanto megalomane possa sembrare,
è la sola espressione che vada veramente d’accordo
con il nostro progetto di chiarimento: sul passato, al presente,
e per domani.
Allora, a molto presto.
Brigitte Boucheron e Jacqueline Julien
Bagdam Espace lesbien,
Toulouse, maggio 2005
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