Fenomenologia e pratica della rabbia -
Amazzoni di ieri e di oggi

Intervento di Rosanna Fiocchetto al:

4° Convegno internazionale di Studi lesbici > FURORE E GIUBILO
9-10-11-12 aprile 2004
Bagdam Espace lesbien - Toulouse - France

Fenomenologia e pratica della rabbia - Amazzoni di ieri e di oggi

Quali Amazzoni?

Quando dico "Amazzone", non mi riferisco alla figura dell'Amazzone come costruzione mitica maschile, come stereotipo patriarcale.
Questo stereotipo ha un doppio aspetto. Il primo aspetto è l'immagine diffusa dai padri della storiadilui, da Erodoto a Diodoro Siculo (1). Il loro racconto delle Amazzonomachie, le guerre patriarcali contro le Amazzoni, copre un periodo di circa cinquemila anni e sviluppa il cliché delle guerriere sanguinarie e dominatrici, che utilizzano sessualmente gli uomini e poi li soggiogano o li uccidono, bramose di potere, conquistatrici. Questa immagine ha attraversato i secoli come un sex symbol sadomasochista, è dilagata sugli schermi cinematografici e televisivi, poi sugli schermi di Internet: è funzionale alle fantasie eterosessuali e al loro intreccio ripetitivo di dominio e sottomissione.
Nel secondo aspetto, l'Amazzone sconfitta nella sua indipendenza lega il suo destino a quello dei nuovi padroni. Diventa una suddita armata al servizio dei padri e dei fratelli. Da Athena a Giovanna d'Arco, dalle guerriere del Dahomey (2) alla scorta tutta femminile del dittatore libico Gheddafi, viene arruolata nelle imprese militari e politiche maschili. Abbandona la magia misterica della labrys, la doppia ascia lunare (3), per le armi falliche.
Vi propongo, invece, un incontro ravvicinato con un terzo tipo di Amazzone. La sua esistenza/resistenza e la sua lotta costituiscono una vera minaccia all'ordine patriarcale e fratriarcale (4). Questa Amazzone del terzo tipo demolisce completamente il concetto del mondo che ha prevalso in cinquemila anni di sperma (5). Questa Amazzone non viene descritta, ma descrive; non si unisce ai colonizzatori, ma se ne separa. Questa Amazzone si unisce ad altre Amazzoni, crea comunità di donne, è animata da un movimento ontologico partenogenetico. La fonte della sua forza è la rabbia vulcanica che può sprigionare, che può liberare dalla prigione dell'addomesticamento senza paura dell'eccesso, dichiarando se stessa "infedele alla civiltà" (6). Le sue magiche grida di battaglia hanno il potere di paralizzare i nemici. Questa Amazzone vive dentro ognuna di noi. E sta a noi evocarla e risvegliarla.

Rabbia e separatismo

Dunque, la rabbia. Gli uomini hanno un sacro terrore della rabbia delle donne, e per questo cercano di indurci a reprimerla e a soffocarla, con strumenti che vanno dall'educazione all'intimidazione. I miti che stanno alle fondamenta della cultura patriarcale occidentale manifestano chiaramente questo terrore in molte rappresentazioni simboliche: le Erinni (dal greco "le furiose"), chiamate anche Furie, Dirae (in latino "le maledicenti"), Maniae ("le folli"), Praxidikae ("le persecutrici"); le Gorgoni, le Graie, le Arpie, la Nemesis. Le Erinni erano emanazioni della triplice dea nel suo aspetto di giustiziera e di vendicatrice, la Dike ("la Giusta", che oggi potremmo pronunciare Dyke...). Guidate dalla dea Necessità, Ananke, esse avevano la capacità di maledire e di perseguitare chi si era reso colpevole di violazione dell'originario diritto matriarcale; iniettavano un veleno spirituale che i greci chiamavano miasma e che spingeva all'autodistruzione. Venivano raffigurate con occhi iniettati di sangue, capelli di serpenti, ali di pipistrello, talvolta con teste di cagne; spesso brandivano torce, fruste o rettili, e in qualche caso collaboravano con le Arpie. Tale era il terrore che le Erinni incutevano ai greci, che essi cercarono di blandirle e di esorcizzarle evitando di chiamarle con il loro nome, al quale sostituivano vari eufemismi: le Semnai ("le venerabili"), le Potniae ("le splendide"), le Eumenidi ("le benevole"). Le Gorgoni in origine erano una tribù di Amazzoni nordafricane, più tardi "mitificate" e ridotte a tre sorelle nel mondo greco. La rappresentazione di una di esse, la Medusa anguicrinita, è un simbolo del potere femminile presente in tutto il Mediterraneo, nel mondo etrusco, e fino alle steppe russe; rimane incisa sullo scudo della dea greca Athena e della Minerva romana. E' una rappresentazione connessa al culto africano della Dea Serpente. Le sue sacerdotesse, le Pizie nere, davano oracoli vestite di pelli di pitone e brandendo serpenti e doppie asce, un tema poi diffuso nell'età del Bronzo a Creta e in tutto il mar Egeo.
C'è un elemento fondamentale che va sottolineato: queste donne tremende agiscono insieme, in trinità, in gruppo, in tribù. Sono così minacciose, così spaventose, perchè, come ha osservato Adrienne Rich, "il legame tra donne è la forza più temuta, più problematica, la forza col più alto potenziale di trasformazione del nostro pianeta" (7). Non a caso la cultura lesbica e femminista radicale che si è sviluppata a partire dal 1970 si è identificata proprio in questi archetipi, archetipi negativi da un punto di vista patriarcale. Questa controcultura ha reso pubblicamente visibile l'equazione "rabbia = separatismo" nel nome dei suoi gruppi e delle sue iniziative, come "The Furies Collective" di Washington, "Le Nemesiache" a Napoli, "The Gorgons" di Seattle, le pubblicazioni "Dykes and Gorgons", "The Amazon Analysis", "Amazones d'hier, lesbiennes d'aujourd'hui", "Labrys" e molte altre, per non parlare dei tanti bar e librerie intitolati ad Artemide o a Lilith (8). "Noi siamo i miti. Noi siamo le Amazzoni, le Furie, le streghe... Noi siamo già state noi stesse", ha scritto Robin Morgan (9).
Il tema della rabbia, vissuto esplosivamente da un'Amazzone solitaria come Valerie Solanas nel suo "SCUM" del 1967 e nell'attentato ad Andy Warhol, è stato presente come arma politica vitale sin dai primi "manifesti" del movimento lesbico femminista. Le "Radicalesbians" nordamericane aprivano così "The Woman Identified Woman", la loro dichiarazione di lotta del 1970: "Una lesbica è la rabbia di tutte le donne condensata fino al punto di esplodere". E il documento di nascita del collettivo "The Furies", nel 1972, si concludeva con questa affermazione: "Per le donne cinesi i cui piedi sono stati legati e storpiati; per le Ibibos dell'Africa la cui clitoride è stata mutilata; per ogni donna che è stata stuprata fisicamente, economicamente, psicologicamente, noi prendiamo il nome delle Furie, dee della vendetta e protettrici delle donne". (10)

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