Fenomenologia e pratica della rabbia - Amazzoni di ieri e di oggi
Intervento di Rosanna Fiocchetto

Dal furore al giubilo

Nel 2000 un gruppo internazionale di scienziati, esperti in paleogenetica, ha dimostrato che il cromosoma femminile X si è definito in Africa 143.000 anni fa, mentre il cromosoma maschile Y si è definito (sempre in Africa) 59.000 anni fa (30). Ulteriori analisi condotte su centinaia di campioni hanno portato a correggere al rialzo la stima: il cromosoma femminile è più vecchio di 125.000 anni di quello maschile. Ciò significa che in tutto questo periodo la riproduzione era esclusivamente partenogenetica e non eterosessuale. La partenogenesi è la capacità naturale delle donne, delle animale e delle piante di autofecondarsi, riproducendo altri esseri femminili non identici, arricchendo dunque l'eredità genetica, e non ha nulla a che fare con la clonazione (31). La natura consente solo agli esseri femminili questa indipendenza biologica: le donne possono tranquillamente riprodursi senza l'intervento maschile, qualora le circostanze lo richiedano (per esempio nel caso della scomparsa del genere maschile).
Cosa facevano le Amazzoni quando non facevano la guerra? E soprattutto cosa facevano le donne in quei centoventicinquemila anni? La risposta senza dubbio ha a che fare con il secondo tema di questo convegno, il giubilo. Per me, e sicuramente anche per le mie lontane antenate, poter fare a meno degli uomini è sempre motivo di giubilo.
Il giubilo interviene quando il furore delle Amazzoni diventa furore creativo, estro: l'altra faccia delle Furie è l'esaltazione spirituale ed erotica, l'ebbrezza magica della libera invenzione. E' il giubilo di poter essere AZionarie invece di essere REAZionarie, come ha scritto Linda Shear (32): nel senso di poterci concentrare sulle nostre priorità le une rispetto alle altre e con le altre, invece di dover reagire alle nefandezze degli uomini pressochè continuamente, visto che fanno sempre qualcosa di orribile. E' il giubilo delle Mènadi (33) e delle loro danze orgiastiche, il canto esistenziale del libero battito del cuore, del nostro ritmo. E' il giubilo che Monique Wittig ha chiamato "età della gloria" in "Brouillon pour un dictionnaire des amantes", e che in "Virgil, non" ha chiamato "paradiso": la pura felicità di essere lesbiche, di creare liberamente la nostra vita e di giubilarci a vicenda, perchè il furore/giubilo lesbico è tribale.

NOTE

(1) Gli storici Erodoto di Alicarnasso (484-425 a.C.) e Diodoro Siculo (90-20 a.C.) hanno descritto le Amazzonomachie rispettivamente ne "Le Storie", libri IV e IX, e nella "Biblioteca Storica", libri I-IV.
(2) Il nome del regno nordafricano del Dahomey è stato cambiato in Repubblica Popolare del Benin nel 1975. L'armata tutta femminile del regno ha combattuto anche contro i colonizzatori francesi, con 2000 elementi, fino alla resa di Béhanzin nel 1894. Una storia di questo esercito di amazzoni si trova nel libro di Helene D'Almeida-Topor "Les Amazones - Une armée de femmes dans l'Afrique précoloniale", Editions Rochevignes, Paris 1984.
(3) La labrys, la doppia ascia delle amazzoni il cui disegno richiama quello delle doppie labbra della vulva, era anticamente un simbolo di partenogenesi, cioè di potere femminile, e anche uno strumento di misurazione dei cicli lunari. Si ritrova nelle culture preistoriche europee, africane ed asiatiche. Nel grande insediamento neolitico di Catal-Huyuk in Turchia (7000-6500 a.C.), numerosissime labrys sono sempre associate all'immagine della dea. Nelle tribù di amazzoni, oltre che un simbolo lunare, con il suo doppio crescente, era anche simbolo delle due regine. La parola "labrys" è di origine minoica e ha la stessa raice della parola "labirinto" (anch'esso associato al culto della dea madre e usato nei rituali di iniziazione). Il simbolo della labrys, oltre che dai fascisti francesi, ci è stato espropriato dai fascisti mussoliniani e anche dai neofascisti di "Ordine Nuovo". Nello stesso modo i nazisti hanno scippato la svastica, un antico simbolo orientale delle regine kami. Nella cultura lesbica e femminista la labrys è ritornata ad essere un simbolo femminile di forza e di autonomia. "Labrys" è anche il titolo di una nuova rivista internazionale on line di studi femministi (www.unb.br/ih/his/gefem), dove si può trovare una pagina dedicata al significato del simbolo.
(4) Il fratriarcato, il potere dei fratelli come associazione cooperativa degli uomini, struttura insieme al patriarcato la società patrilineare che ha sostituito la società matrilineare. Nelle società ancora matrilineari di transizione al patriarcato, il fratello ha dapprima, a partire dal 5000 a.C., un ruolo subalterno in qualità di "fratello della madre", zio che si occupa dell'allevamento dei figli maschi (ancora oggi è così, ad esempio, nel caso del popolo matriarcale delle Mosua cinesi). Poi, circa dal 3000 a.C., il fratello condivide il potere con la sorella, che spesso nella mitologia è sua sposa, dalle coppie divine dell'antico Egitto dinastico Nut-Geb, Osiris-Isis e Nefthi-Seth, a quella indù Yama-Yamuna. Infine il fratello subentra al padre nel ruolo di capofamiglia, come nell'esempio biblico di Labano, fratello maggiore di Rebecca, o come nel modello greco di Oreste, che legittima simbolicamente con il suo matricidio la nuova organizzazione patriarcale. Durante il XIX secolo, con il consolidamento del capitalismo corporativo e con lo sviluppo di forme adeguate di regolamentazione sociale - e inoltre, come sostengono alcuni studiosi, da Foucault a Harry Brod, contemporaneamente alla "morte di Dio padre" - nel mondo occidentale ha avuto luogo un'altra svolta verso il fratriarcato, che corrisponde meglio alla forma "moderna" dell'androcrazia. Il processo di "fratriarchizzazione" (al quale dobbiamo, ad esempio, il titolo del nostro inno nazionale, "Fratelli d'Italia") oggi è ancora più accentuato. Nella storia contemporanea, questa mutazione patriarcale ha coinvolto non solo le donne della sinistra che si sono associate ai fratelli-compagni, ma anche una parte del femminismo e molte lesbiche, le quali non sono riuscite a sottrarsi al sistema di riferimento privilegiato tra maschi - sia pure gay - e ne subiscono l'egemonia. In questo senso, l'attentato di Valerie Solanas contro Andy Warhol è un vero e proprio "sparo contro il fratriarcato". Per il passaggio dai clan matriarcali a quelli basati sull'associazione sorella-fratello, vedi Evelyn Reed, "The Fratriarchy", in "Woman's Evolution from matriarchal clan to patriarchal family", Pathfinder Press, New York 1975; e Riane Eisler, "The Chalice and the Blade", Harper & Row, San Francisco 1987 (in italiano "Il calice e la spada", Pratiche Editrice, Parma 1996). Il moderno fratriarcato androcratico è stato oggetto di vari "gender studies", i quali però non sono stati ancora pienamente percepiti dalla teoria femminista e lesbica.
(5) "Cinquemila anni di sperma": espressione usata per definire il patriarcato dalla filosofa Mary Daly nel corso di una conferenza a Bologna, 21 febbraio 2004.
(6) Adrienne Rich, "Disloyal to Civilization: Feminism, Racism, Gynephobia", 1978. Tradotto in italiano da Marina Camboni in "Come la tela del ragno - Poesie e saggi di Adrienne Rich", La Goliardica, Roma 1985.
(7) Adrienne Rich, op.cit.
(8) Cfr. A questo proposito "The Evolution of Lesbian Separatist Consciousness" di Sidney Spinster, 1982, incluso nell'antologia "For Lesbians Only" curata da Sarah Lucia Hoagland e Julia Penelope, Onlywomen Press, London 1988.
(9) Robin Morgan, "Going Too Far: The Personal Chronicle of a Feminist", Random House, New York 1977, p.142.
(10) A proposito del riferimento contenuto in questo manifesto alle mutilazioni sessuali subìte dalle donne africane, occorre però precisare che la clitoridectomia è stato anche un fenomeno europeo e americano, finalizzato alla repressione della sessualità femminile e del lesbismo. Su questo tema, vedi: Rosanna Fiocchetto, "L'amante celeste - La distruzione scientifica della lesbica", Estro, Firenze 1987; ristampato da Il Dito e La Luna, Milano 2003. E: Alice Walker, "Possessing the Secret of Joy", Harcourt Brace Jovanovich Publishers, Orlando, Fl., 1992 (in italiano "Possedere il segreto della gioia", Rizzoli, Milano 1993). Walker ha dedicato il suo libro "con tenerezza e rispetto, all'incolpevole vulva".
(11) Nicole Brossard, "L'apprezzamento critico", 1981, in "La lettre aérienne", Montréal 1985 (in italiano "La lettera aerea", Estro, Firenze 1990).
(12) Marilyn Frye, "A Note on Anger", in "The Politics of Reality", Crossing Press, New York 1983, pp.86-93.
(13) Audre Lorde, " The Uses of Anger: Women Responding to Racism", 1981; in "Sister Outsider", Crossing Press, New York 1884, p.124.
(14) In "Chosen Poems: Old and New" di Audre Lorde, Norton, New York 1978.
(15) Audre Lorde, "Eye to Eye: Black Women, Hatred, and Anger", 1983; in "Sister Outsider", op.cit.
(16) Audre Lorde, "The Uses of Anger", op.cit.
(17) Mary Daly, "Separation: Room of One's Own", 1978.
(18) Mary Daly, "Webster's First New Intergalactic Wickedary of the English Language", con Jane Caputi, Beacon Press, Boston 1987.
(19) Mary Daly, "Gyn/Ecology - The Metaethics of Radical Feminism", Beacon Press, Boston 1978.
(20) Mary Daly, "Quintessence: Realizing the Archaic Future - A Radical Elemental Feminist Manifesto", Beacon Press, Boston 1998.
(21) Sarah Lucia Hoagland, "Lesbian Ethics - Toward New Value", Institute of Lesbian Studies, Palo Alto, Cal. 1988 (in italiano, "Etica Lesbica - Verso nuovi valori", Antelitteram, Fano 2000).
(22) Gloria Anzaldùa, "Borderlands: the new mestiza - La Frontera", Aunt Lute, San Francisco 1987 (in italiano, "Terre di confine - La frontera", Palomar, Bari 2000).
(23) Victoria Katherine Burbank, "Fighting Women - Anger and Aggression in Aboriginal Australia", University of California Press, Berkeley 1994.
(24) Marija Gimbutas, "Gods and Goddesses of Old Europe" (1974) e "The Language of the Goddess", Harper & Row, San Francisco 1989 (in italiano "Il linguaggio della Dea - Mito e culto della Dea Madre nell'Europa neolitica", Longanesi, Milano 1990).
(25) Helene Diener, "Mutter und Amazonen", 1932.
(26) Le archeologhe-pioniere di queste ricerche sono state Renate Rolle, Elena Fialko, Natalya Polosmak, Jeannine Davis-Kimball, così come Marija Gimbutas lo è stata per la scoperta degli insediamenti matriarcali nell'antica Europa.
(27) Heide Goettner-Abendroth, "Das Matriarchat", Kohlhammer, Stuttgart 1988-1991; e "Matriarchat in Sudchina", Stuttgart 1998.
(28) Maria Pitzalis Acciaro, "In nome della madre. Ipotesi sul matriarcato barbaricino", Feltrinelli, Milano 1978. Su questo argomento, vedi anche il mio saggio "Viaggio nella Sardegna matriarcale: dee, deinas, janas, fadas, donni di fuora", 2003, in www.fuorispazio.net, e in www.universitadelledonne.it.
(29) Giovanni de Giacomo, "La farchinoria: eros e magia in Calabria", 1889; ristampato da De Simone, Napoli 1972. L'intervista alla vedova Teresa Sarsale è riportata da Nerina Milletti nel saggio "Calavrisella mia, facimmu 'amuri? La storia delle lesbiche contadine italiane attraverso le tradizioni orali", in "Quir" n.11, 1994, pp.23-26.
(30) I risultati di questa ricerca, coordinata dagli scienziati Peter Oefner e Peter Underhill della Stanford University (Usa) sono stati pubblicati nella rivista "Nature Genetics", ottobre 2000. Inoltre il genetista dell'università di Oxford Bryan Sikes (autore del libro "The Seven Daughters of Eve", Norton, New York 2001) ha analizzato la struttura del DNA mitocondriale (la sostanza genetica che si trasmette solo dall'ovulo materno, matrilinearmente) nell'intera Europa. Il suo lavoro, che ha sviluppato e approfondito i risultati ottenuti nel 1987 dall'équipe scientifica guidata da Rebecca Can, Mark Stoneking e Allan Wilson, ha dimostrato che i geni dei sette grandi gruppi etnici europei provengono da un unico ceppo, quello delle nostre progenitrici vissute in Africa da 215.000 a 143.000 anni fa. E' interessante notare, a questo proposito, che le fonti storiografiche classiche concordano nell'affermare che le amazzoni africane erano più antiche di quelle euroasiatiche.
(31) Sulla partenogenesi vedi il libro di Marianne Wex "Parthenogenese heute", Frauenmuseum Wiesbaden, 1996 (in italiano "Partenogenesi oggi", Edizioni Lilaurora, Motrano 2003); e il saggio di Chris Sitka "Lesbian Rebirth", in "Lesbian Ethics", vol.IV, n.1, 1990.
(32) Linda Shear, "Album Liner Notes from A Lesbian Portrait", 1977; in "For Lesbians Only - A Separatist Anthology", a cura di Sarah Lucia Hoagland e Julia Penelope, Onlywomen Press, London 1988, pp.264-67.
(33) Le figure simboliche del giubilo e insieme l'archetipo delle "donne selvagge" sono le Mènadi, chiamate anche Baccanti, Thyadi, Bassaridi, Dysmainai (a Sparta), Clodones (in Macedonia). Nel patriarcato sono state associate al culto dionisiaco, ma la loro origine è matriarcale: sacerdotesse della dea lunare della gioia, profetesse, correvano sui monti al suono dei timpani e si radunavano in un "loco sonoro" che vibrava di note sacre, saltando. Il loro corteo si chiamava tiaso. La parola "Mènadi" ha assunto nel mondo greco il significato di "furenti, folli, invasate, ispirate", ma la sua etimologia è orientale e la sua radice significa "luna".

 

HOME TOULOUSE >

INTRODUZIONE > >

PROGRAMMA > >

PARTECIPANTI > >

© 2003 - 07 Fuoricampo Lesbian Group - Tutti i diritti sono riservati.